L’ANALISI / Di cosa ci parla papa Leone quando punta il dito contro il “vuoto culturale”

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ROMA, 17 NOV – “Il vuoto culturale, sociale, politico e anche religioso sta producendo una gioventù priva di ideali autentici e incapace di scoprire grandi orizzonti. È necessario un ritorno all’educazione seria e fondata, a valori veri e netti, alla coscienza e alla responsabilità”. Tra gli ingredienti principali del “vuoto culturale” denunciato oggi da molti intellettuali c’è forse anche la dimensione pervasiva e dominante ma a dir poco superficiale dei social, a cui comunque, proprio sul suo sempre aggiornato profilo X, reagisce con le parole sopra riportate (da un post del 16 maggio scorso) un cardinale come Gianfranco Ravasi, teologo e biblista di primo piano.

Lo stesso “vuoto culturale”, se guardiamo a quando il tema fece ingresso nella cultura italiana, fu uno dei campi di battaglia di un grande intellettuale come Pier Paolo Pasolini, ricordato proprio in questi giorni nel cinquantennale del suo barbaro assassinio. Per Pasolini, che ne parlò in vari interventi anche su giornali e riviste, tra cui Nuovi Argomenti, il “vuoto culturale” è la perdita di autenticità e radicamento causata dal consumismo e dall’omologazione portata dalla società moderna, in particolare dalla televisione.

Tale vuoto è caratterizzato dall’appiattimento della cultura, che sostituisce le culture popolari autentiche con modelli omologati, alienando l’individuo e riducendolo a un mero consumatore. Ecco allora che la stessa cultura non è più vista come uno strumento di crescita e di trasformazione della realtà, ma come un prodotto di mercato da consumare passivamente.

Concetti che nel bailamme e nella deriva acritica dei giorni nostri potranno sembrare datati o fuori tempo massimo, ma che andrebbero ripresi proprio per riattribuire loro il giusto valore nel contesto attuale. Ed è interessante vedere come un’operazione simile l’abbia tentata addirittura il Papa, in un intervento importante come il discorso di venerdì 14 novembre all’Università Lateranense per l’inaugurazione dell’Anno accademico.

“Oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo”, ha affermato Leone XIV, sollecitando “a riflettere sul deposito della fede e a farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti contemporanei, perché appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare la ricerca di Dio”. E invitando “alla ricerca della verità attraverso le risorse della ragione umana, aperta al dialogo con le culture e soprattutto con la Rivelazione cristiana, per uno sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni”.

Si tratta “di un impegno importante”, secondo il Pontefice, “anche a fronte di un atteggiamento talvolta rinunciatario da cui è segnato il pensiero contemporaneo, così come rispetto alle emergenti forme di razionalità legate al trans-umanesimo e al post-umanesimo”. E qui altri campi di dibattito su cui oggi sarebbe necessaria un’attenta e profonda riflessione culturale.

Oltre a rimettere al centro il rapporto tra fede e ragione, tanto caro a un predecessore come Benedetto XVI, papa Leone va comunque oltre, indicando in particolare due specifiche finalità che devono avere lo studio e la formazione. La prima rientra nei principi della reciprocità e della fraternità, come reazione a quello che, secondo chi scrive, è uno dei portati peggiori del “vuoto culturale”: “oggi, purtroppo, si usa spesso la parola ‘persona’ come sinonimo di individuo – dice il Papa -, e il fascino dell’individualismo come chiave per una vita riuscita ha risvolti inquietanti in ogni ambito: si punta alla promozione di sé stessi, si alimenta il primato dell’io e si fatica a fare cooperazione, crescono pregiudizi e muri nei confronti degli altri e in particolare di chi è diverso, si scambia il servizio di responsabilità con una leadership solitaria e, alla fine, si moltiplicano le incomprensioni e i conflitti”.

La formazione accademica, invece, “ci aiuta a uscire dall’autoreferenzialità e promuove una cultura della reciprocità, dell’alterità, del dialogo”. Contro quello che l’enciclica di papa Francesco Fratelli tutti definisce “il virus dell’individualismo radicale”, il Pontefice chiede “di coltivare la reciprocità, attraverso relazioni improntate alla gratuità ed esperienze che aiutino la fraternità e il confronto tra culture diverse”.

L’altra dimensione richiamata da papa Prevost è quella del bene comune. “Il fine del processo educativo e accademico, infatti – spiega -, dev’essere formare persone che, nella logica della gratuità e nella passione per la verità e la giustizia, possano essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno. L’Università può e deve diffondere questa cultura, diventando segno ed espressione di questo mondo nuovo e della ricerca del bene comune”.

Si tratta di considerazioni, se vogliamo, che collocano Leone XIV in una posizione perfettamente intermedia tra i retaggi di papa Ratzinger e di papa Bergoglio: del primo (come già da noi sottolineato in occasione della canonizzazione di John Henry Newman) eredita l’urgenza di “pensare la fede”, della teologica “ricerca della verità attraverso le risorse della ragione umana”; del secondo conserva pienamente intatti il portato pastorale e ‘sociale’ dell’amore verso i poveri, della fraternità universale, dell’abbattimento dei muri contro ogni forma di individualismo.

E se una sintesi illuminante può esserci di questa sua idealità che collega pensiero e azione, riflessione e opera per il “bene comune”, sono le parole rivolte ieri, nell’omelia della messa per la Giornata Mondiale dei Poveri, a chi ogni giorno lavora sul campo proprio per “un mondo nuovo, solidale e fraterno”: “Agli operatori della carità, ai tanti volontari, a quanti si occupano di alleviare le condizioni dei più poveri esprimo la mia gratitudine, e nel contempo il mio incoraggiamento ad essere sempre più coscienza critica nella società”.

[Foto: Vatican Media]