L’ANALISI / L’eredità di Newman, che unisce papa Leone a Benedetto XVI

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Prevost proclama “dottore della Chiesa” il teologo del primato della coscienza e del rapporto tra fede e ragione.

CITTA’ DEL VATICANO, 1 NOVEMBRE – Se diversi discorsi o interventi magisteriali conducono il pontificato di Leone XIV su una linea di evidente continuità con quello di papa Francesco – tra i più eloquenti sotto questo profilo l’esortazione ‘Dilexi te’ sull’amore verso i poveri e il discorso all’Incontro mondiale dei Movimenti popolari -, l’atto di oggi, l’aver proclamato “dottore della Chiesa” il britannico San John Henry Newman (1801-1890), eminente teologo e filosofo convertitosi dall’anglicanesimo, inquadra il Pontefice americano nonché agostiniano in una successione ereditaria anche col predecessore di Bergoglio, papa Benedetto XVI.

“In questa Solennità di Tutti i Santi, è una grande gioia inscrivere San John Henry Newman fra i Dottori della Chiesa e, al tempo stesso, in occasione del Giubileo del Mondo Educativo, nominarlo co-patrono, insieme a San Tommaso d’Aquino, di tutti i soggetti che partecipano al processo educativo – ha detto oggi il Papa durante la messa in Piazza San Pietro -. L’imponente statura culturale e spirituale di Newman servirà d’ispirazione a nuove generazioni dal cuore assetato d’infinito, disponibili per realizzare, tramite la ricerca e la conoscenza, quel viaggio che, come dicevano gli antichi, ci fa passare per aspera ad astra, cioè attraverso le difficoltà fino alle stelle”.

Rivolgendosi al mondo educativo, Prevost ha spiegato che “tra le eredità durature di San John Henry vi sono alcuni contributi molto significativi alla teoria e alla pratica dell’educazione”. Ricordando quindi anche il padre della Chiesa cui ha dedicato la propria vita religiosa ha aggiunto: “Prego che l’educazione cattolica aiuti ciascuno a scoprire la propria chiamata alla santità. Sant’Agostino, che San John Henry Newman apprezzava tanto, disse una volta che noi siamo compagni di studio che hanno un solo Maestro, la cui scuola è sulla terra e la cui cattedra è in cielo (cfr Sermo 292,1)”.

Fu comunque papa Ratzinger (anch’egli un fedelissimo di Agostino d’Ippona), che fin da quando era ancora cardinale aveva espresso la vicinanza delle sue idee con quelle del cardinale inglese riguardo al primato della coscienza, ad elevarlo all’onore degli altari nella beatificazione celebrata durante il viaggio apostolico nel Regno Unito (2010). E non è un caso che nella sua proposta educativa e spirituale, che giunse ad anticipare sviluppi che si sarebbero compiuti soltanto nel XX secolo, al punto da essere annoverato tra i «padri assenti» del Concilio Vaticano II, Newman dedico un’ampia e decisiva riflessione al rapporto tra fede e ragione, notoriamente il ‘nodo’ centrale del pontificato e dell’insegnamento di Benedetto XVI.

“Le sue intuizioni sulla relazione fra fede e ragione, sullo spazio vitale della religione rivelata nella società civilizzata, e sulla necessità di un approccio all’educazione ampiamente fondato e a lungo raggio, non furono soltanto di importanza profonda per l’Inghilterra vittoriana, ma continuano ancor oggi ad ispirare e ad illuminare molti in tutto il mondo”, disse del cardinale inglese papa Ratzinger il 19 settembre 2010 durante la messa di beatificazione al Cofton Park di Rednal, a Birmingham.

“Desidero rendere onore alla sua visione dell’educazione, che ha fatto così tanto per plasmare l’’ethos’ che è la forza sottostante alle scuole ed agli istituti universitari cattolici di oggi. Fermamente contrario ad ogni approccio riduttivo o utilitaristico, egli cercò di raggiungere un ambiente educativo nel quale la formazione intellettuale, la disciplina morale e l’impegno religioso procedessero assieme”, spiegò ancora Benedetto XVI, con parole che potrebbero essere tranquillamente mutuate da papa Leone.

E ancora: “quale meta migliore potrebbero proporsi gli insegnanti di religione se non quel famoso appello del Beato John Henry per un laicato intelligente e ben istruito: ‘Voglio un laicato non arrogante, non precipitoso nei discorsi, non polemico, ma uomini che conoscono la propria religione, che in essa vi entrino, che sappiano bene dove si ergono, che sanno cosa credono e cosa non credono, che conoscono il proprio credo così bene da dare conto di esso, che conoscono così bene la storia da poterlo difendere’ (The Present Position of Catholics in England, IX, 390)”.

Il processo di canonizzazione di Newman avanzò poi sotto il pontificato di Francesco, con l’approvazione del secondo miracolo analizzato dal Dicastero delle cause dei santi e la proclamazione della santità da parte del Pontefice il 13 ottobre 2019 in Piazza San Pietro.

Ma è stato il 31 luglio scorso che papa Leone XIV, nel corso dell’udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi, ha espresso parere favorevole affinché al porporato inglese fosse attribuito il titolo di dottore della Chiesa, conferito ai santi che hanno mostrato, nella loro vita e in modo particolare nelle loro opere, straordinarie capacità nell’illuminare e spiegare la fede e la dottrina, attraverso la diffusione della conoscenza o tramite il loro contributo alla riflessione teologica, arricchendo così il magistero.

Non va dimenticato, infine, che Newman viene considerato uno dei padri del movimento ecumenico. E anche questo oggi papa Prevost non ha mancato di notare, accogliendo all’Angelus la Delegazione ufficiale della Chiesa d’Inghilterra, guidata da Stephen Cottrell, arcivescovo di York, con cui nei giorni scorsi ha guidato la storica preghiera nella Cappella Sistina con i Reali d’Inghilterra: “Dal cielo egli accompagni il cammino dei cristiani verso la piena unità”, ha auspicato dal nuovo Dottore della Chiesa.

[Foto: Vatican Media]