
L’appello dei vescovi da Assisi, “i potenti mettano al bando le armi, a cominciare dalle nucleari. Facciano ogni sforzo al servizio della pace”

“Noi, Pastori della Chiesa italiana, riuniti nella città di san Francesco, uomo di pace, auspichiamo che all’umanità siano risparmiati ulteriori lutti e tragedie e sia evitata la spaventosa ipotesi di una catastrofe dalle conseguenze incalcolabili”. Inizia così l’appello per la pace dei vescovi italiani letto ieri sera nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, ad Assisi, durante la celebrazione dei Vespri e della preghiera per la pace presieduta dal card. Matteo Zuppi, in occasione dell’Assemblea Generale della Cei.
“Desideriamo rivolgerci, in particolar modo, a quanti hanno in mano le sorti dei popoli, sull’esempio del Santo di Assisi, che ‘a tutti i podestà e ai consoli, ai giudici e ai reggitori di ogni parte del mondo’ scrisse una lettera ferma e franca, chiedendo di non ‘dimenticare il Signore né deviare dai suoi comandamenti'”, prosegue l’appello. Quanti lo fanno “saranno infatti rigettati dal Signore, ‘e quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di possedere saranno loro tolte. E quanto più sapienti e potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori tormenti patiranno nell’inferno’ (Lettera ai reggitori dei popoli)”.
“Tutti, infatti, dovremo comparire davanti al tribunale di Cristo (Rm 14,10; 2Cor 5,10) per render conto delle nostre azioni e quanto maggiori saranno state le responsabilità sulle spalle – lo diciamo con tremore, pensando alle nostre – tanto maggiore sarà il rischio nel giorno del giudizio”, avvertono i vescovi.
“Non possiamo qui – e non vogliamo! – neppure dimenticare che, sessant’anni fa, san Paolo VI, parlando all’ONU, rivolse un monito pieno ‘di gravità e di solennità: non gli uni contro gli altri, non più, non mai!’, ricordando che il fine della nobile Istituzione è quello di agire ‘contro la guerra e per la pace’: ‘Basta ricordare – proseguiva il Pontefice – che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli e inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!'”.
“Perché ciò si concretizzi, ieri come oggi – dice ancora l’appello di pace -, c’è bisogno di una conversione vera, di un cambiamento profondo di mentalità, che parta dalla convinzione che Dio ha dato a tutti, non solo ad alcuni, le ricchezze della terra”. Per questo, “il Concilio Vaticano II invitava tutti gli uomini, ‘sia singoli che autorità pubbliche, affinché – memori della sentenza dei padri: ‘Nutri colui che è moribondo per fame, perché se non l’hai nutrito, l’hai ucciso’ – realmente’ mettessero a disposizione e impiegassero ‘utilmente i propri beni, ciascuno secondo le proprie risorse, specialmente fornendo ai singoli e ai popoli i mezzi con cui essi possano provvedere a se stessi e svilupparsi’ (Gaudium et spes, 69)”.
“Bisogno di conversione, dunque! – affermano i vescovi – E per questo tornano ancora attuali le parole di san Francesco, tante volte espresse nei suoi scritti, di fare penitenza, cioè di convertirsi realmente, di vedere uomini e cose con gli occhi di Dio, di fare nostri i suoi criteri di valore e di giudizio. È quanto oggi, sulla tomba del Santo, chiediamo umilmente a tutti e in primo luogo a noi stessi, Vescovi delle Chiese in Italia”. “Con voce accorata, in nome del principe della pace (Is 9,5) supplichiamo quanti governano i popoli, perché – messe al bando le armi, a cominciare dalle testate atomiche – impieghino ogni loro sforzo a servizio della pace e i mezzi a loro disposizione per combattere la fame che è nel mondo. Allora, sì, il Dio della pace sarà noi (Rm 15,32; Fil 4,9)”.
La meditazione di Zuppi, “quest’unica guerra mondiale è l’inferno sulla terra. La Chiesa non sarà mai neutrale, sceglierà sempre la pace”
“’Ascolta, Signore, la mia voce’, abbiamo pregato con il salmista. ‘Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi’. E’ il grido che facciamo nostro in questa veglia per la pace. E’ la preghiera di angoscia che sale da tutte le persone sprofondate in quell’inferno sulla terra che sono ogni pezzo dell’unica guerra mondiale”. E’ la meditazione pronunciata dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo id Bologna e presidente della Cei, alla celebrazione dei Vespri nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, ad Assisi. “Per noi cristiani ogni guerra è fratricida e questo significa anche che è mio fratello che combatte contro un altro mio fratello. Non mi riguarda solo se mi coinvolge direttamente. Sono già coinvolto. Sono sempre miei fratelli che si combattono e si uccidono. Non possiamo dire che non ci riguarda”.
Secondo Zuppi, “la Chiesa è una madre e non sarà mai neutrale, perché sceglierà sempre la pace. Non pregherà per la vittoria, ma per la pace, che è l’unica vittoria”. “Questo grido è quello delle vittime delle guerre mondiali che ci consegnano la memoria della loro sofferenza perché non sia più così, per non essere dimentichi, per svegliarci dal sonno, perché non crescano di nuovo quei semi terribili di violenza e mancanza di rispetto della persona di cui vediamo i frutti e incredibilmente li coltiviamo – ha proseguito -. Dobbiamo essere doppiamente consapevoli, per il nostro presente e per il nostro passato prossimo. La pace è di tutti, non di qualcuno!”.
“La Prima guerra mondiale lasciò sul terreno almeno sedici milioni di morti, la metà dei quali civili, oltre a venti milioni di feriti e mutilati – ha ricordato Zuppi -. La Seconda guerra mondiale ha ucciso settanta milioni di persone. Per la pace bisogna combattere la logica della forza con le armi dell’amore, le uniche capaci di sconfiggere il demone e i demoni che si impadroniscono del mondo e dei cuori delle persone”.
Il cardinale di Bologna ha ricordato anche che “si chiedeva il Presidente Mattarella con severa consapevolezza parlando al popolo tedesco: ‘Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati, che se ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?'”. “Il cristiano è artigiano di pace perché pacifico e pacificatore, perché non può dire pazzo a suo fratello, perché ha messo la spada nel fodero, perché vince ogni seme di inimicizia, perché discepoli di Gesù, il non violento e nostra pace che riconcilia tutte le cose e rappacifica con il sangue della sua croce gli esseri della terra e quelli del cielo”, ha aggiunto.
[Foto: Vatican News]


