Le affermazioni della Nobel yemenita al Meeting in Vaticano, ira di Israele

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L'Ambasciata, "sconvolti dall'antisemitismo, perché nessuna presa di distanza?"

CITTÀ DEL VATICANO, 13 MAG - Le affermazioni del Nobel yemenita per la Pace, Tawakkol Karman, a conclusione del Meeting mondiale sulla Fraternità umana svoltosi venerdì e sabato in Vaticano rischiano di creare un vero e proprio incidente diplomatico tra Israele e la Santa Sede.

L'Ambasciata israeliana in Vaticano si è detta ieri sera "indignata e sconvolta" dopo aver appreso che la sera di sabato, nell'evento conclusivo del Meeting nell'atrio della Basilica di San Pietro, "il luogo è stato contaminato da un flagrante discorso antisemita" ed "è stato consentito che si tenesse un discorso di propaganda pieno di menzogne".

La 'pietra dello scandalo' sono le affermazioni fatte dalla giornalista e attivista politica yemenita Tawakkol Karman - una dei Nobel per la Pace ospiti del Meeting - secondo la quale "la pulizia etnica e il genocidio stanno avendo luogo a Gaza da parte di Israele", mentre "è necessario riportare l'America dalla parte giusta della storia e impedirle di vendere armi a regimi o occupazioni che uccidono donne e bambini. Non dovrebbero stabilire alleanze con dittatori o colpevoli di occupazioni".

Tali dichiarazioni, riportate dal Messaggero, hanno provocato l'indignazione della rappresentanza diplomatica israeliana, che ieri sera in una durissima nota ha sottolineato che "parlare di pulizia etnica a Gaza mentre Israele permette quotidianamente che grandi quantità di aiuti umani entrino a Gaza è orwelliano. Ci si rammarica, inoltre, che un simile discorso sia stato pronunciato senza che nessuno sentisse il dovere morale di intervenire per fermare questa vergogna. Questo episodio è l'ennesimo segno di quanto l'antisemitismo e il pregiudizio nei confronti degli ebrei siano ancora molto vivi".

Finora le richieste di commenti o reazioni al Vaticano non hanno avuto esito: per il momento si preferisce il silenzio.

Tawakkol Karman, 45 anni, del partito Congregazione Yemenita per la Riforma, la branca yemenita dei Fratelli Musulmani, e leader dal 2005 del movimento Giornaliste senza catene, gruppo umanitario da lei creato, nel 2011 ha ricevuto assieme alle liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Gbowee il Nobel per la Pace "per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell'opera di costruzione della pace".
Nell'evento di sabato sera, in prima fila anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e il cardinale Mauro Gambetti, organizzatore del Meeting tramite la Fondazione Fratelli tutti, Tawakkol è stata chiamata sul palco dopo l'esibizione di Garth Brooks, stella americana del country, e le è stato chiesto delle sue attività per i diritti delle donne. Ha così iniziato un appassionato discorso in inglese partendo dal concetto di pace in assenza di oppressione e occupazione.
"Esattamente ciò che sta accadendo in Palestina, dove le donne stanno pagando un prezzo estremamente alto, enorme di fronte al mondo intero. Anche se il mondo ora rimane in silenzio di fronte al genocidio e alla pulizia etnica e a ciò che sta accadendo al popolo palestinese a Gaza".

Tawakkol è stata interrotta da un lungo applauso e poi ha continuato: "Perché le donne a Gaza vengono uccise ogni giorno". Ha quindi ringraziato per il Meeting sulla Fraternità umana, aggiungendo di essersi commossa anche quando il giorno prima aveva sentito, davanti al suo albergo a Roma, un gruppo di universitari manifestare e gridare "Palestina libera".

"Questa, secondo me, è una vittoria per tutti, non solo per il popolo palestinese. Dovete lottare contro i vostri governi", ha aggiunto, "e dire di porre fine alla guerra, di non vendere le armi che uccidono le donne nella mia regione".

[Photo Credits: Centro Diritti Umani]