
Libera e Gruppo Abele: così il governo vorrebbe la magistratura, ma l’obiettivo è solo limitare il potere

Il nuovo dossier del periodico lavialibera. Con interventi di Rosy Bindi, Raffaele Guariniello,
Sabrina Loparco, Francesca Paruzzo, Matteo Saudino, Alessandra Sciurba, Benedetta Tobagi. Luigi Ciotti: “Votiamo per il referendum sulla giustizia, facciamolo per noi. Il referendum rimette la scelta nelle mani delle cittadine e dei cittadini, perché quella scelta è destinata ad avere un impatto concreto sulle nostre vite”.
A poche settimane dal voto del 22 e 23 marzo 2026, lavialibera, periodico di Libera e Gruppo Abele, dedica la storia di copertina del nuovo numero che esce domani, al referendum costituzionale sulla giustizia. Un’analisi approfondita della riforma, affiancata da schede di fact-checking sulle dichiarazioni del governo e gli interventi, tra gli altri, di Rosy Bindi, Raffaele Guariniello, Sabrina Loparco, Francesca Paruzzo, Matteo Saudino, Alessandra Sciurba e Benedetta Tobagi.
Da una parte un invito al voto, dall’altra la ricostruzione dei contenuti politici della riforma e del suo impatto sull’assetto di equilibrio tra poteri. «Vi prego, non fermiamoci ai tecnicismi. Non spaventiamoci di fronte alla fatica di comprendere e decidere – scrive Luigi Ciotti nel suo editoriale, invitando alla partecipazione –. Perché in gioco non ci sono formule astratte: c’è un delicato assetto istituzionale che costituisce la spina dorsale della nostra democrazia». E ancora: «Il referendum, in quanto strumento di democrazia diretta, rimette la scelta nelle mani delle cittadine e dei cittadini, e se viene attivato è appunto perché quella scelta ci riguarda tutte e tutti da vicino; è destinata ad avere un impatto concreto sulle nostre vite. Lo stiamo osservando proprio in questo periodo storico: anche i poteri che si dicono convintamente democratici sono soggetti a pericolosi deragliamenti, quando finiscono “nelle mani sbagliate”. Quando il senso di responsabilità arretra, per stanchezza o sfiducia, e il corpo elettorale cede all’inerzia del non-voto, o alle lusinghe della peggiore propaganda politica». Per questo l’invito è esplicito: «Votate. Studiate, confrontatevi e infine scegliete. Assumetevi questa responsabilità!». Conclude Ciotti: «Il voto non ci chiede di prendere le parti del governo o dei magistrati: ma di fare in modo che chiunque si trovi a governare o ad amministrare la giustizia stia dalla nostra, di parte. La parte delle cittadine e dei cittadini italiani».
Nel suo editoriale Rosy Bindi ricorda che «In questi lunghi anni di vita democratica tanti nostri diritti in tema di lavoro, salute e ambiente ancora non riconosciuti dalla legge o negati dal potere politico o dalle lobby degli affari e dell’economia sono stati affermati in sede giudiziaria perché il magistrato era autonomo e indipendente, libero di tutelare i più deboli. Domani potrebbe essere più difficile, se non impossibile».
Molti diritti che hanno trovato riconoscimento nelle aule di tribunale prima che nelle stanze della politica, sarebbero stati tutelati con maggiore fatica con gli effetti della riforma Nordio. Come il fine vita, dal caso Englaro a quello di Dj Fabo, della possibilità di adozione per coppie dello stesso sesso, dei diritti dei riders impiegati dalle multinazionali, dell’accesso degli stranieri alle prestazioni sociali e del trattamento dei migranti nei centri in Albania: in questi casi «ai giudici è spettato il compito di assicurare, in attuazione della Costituzione, la pratica dei diritti fondamentali – scrive la giurista Francesca Paruzzo – spesso indipendentemente o, se necessario, in contrasto, rispetto alle scelte della maggioranza politica».Anche l’ex magistrato Raffaele Guariniello, titolare di indagini di primissimo piano come quelle su Eternit e ThyssenKrupp, ricorda il valore del sistema italiano: «Quando indagavo su Eternit i colleghi francesi continuavano a chiedermi come avevamo fatto noi italiani ad arrivare a un processo e imputare Schmidheiny, proprietario dello stabilimento di Casale Monferrato. Ecco, in quel momento – conclude Guariniello – ho capito che la nostra magistratura ha la fortuna di poter lavorare in autonomia e questo valore va sempre preservato».
Tre questioni «non tecniche, ma politiche», da tenere a mente per prepararsi al voto, secondo la direttrice Elena Ciccarello: la prima, la riforma non migliora la giustizia rendendola più veloce e priva di errori; la seconda, l’intervento è animato da spirito punitivo nei confronti dell’intera categoria dei giudici e dal desiderio di limitare le sentenze che non «lavorano nella stessa direzione» del governo, come auspicato dalla premier Giorgia Meloni; infine, la terza, la riforma è un assegno in bianco alla maggioranza, in un momento in cui si alleggeriscono i controlli sui poteri pubblici e si discute di premierato.
Il numero contiene inoltre uno speciale di sette pagine dedicato al 21 marzo 2026, Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie promossa da Libera, che quest’anno si terrà a Torino. Lo speciale ricostruisce le ragioni della scelta della città, racconta le storie delle decine di vittime legate al territorio e propone un riepilogo dei processi di mafia celebrati in Piemonte negli ultimi 15 anni, che descrivono una presenza mafiosa interessata agli affari e capace di instaurare rapporti con il mondo dell’economia e della politica.
[Foto: Laleggepertutti]



