
L’incontro di Sant’Egidio, “nessuna guerra è santa, solo la pace è santa”

La cerimonia finale al Colosseo e l’appello di pace. Il Papa, “basta guerre con i loro cumuli di morti”. Ad Assisi l’edizione del quarantennale.
ROMA, 28 OTTOBRE – “Nessuna guerra è santa, solo la pace è santa! Dio conceda al mondo il dono preziosissimo della pace”. E’ l’appello finale dei partecipanti all’incontro delle religioni e culture “Osare la pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, letto nella cerimonia di chiusura al Colosseo alla presenza di papa Leone XIV.
“Donne e uomini di differenti religioni, cercatori di pace, amici del dialogo, persone di buona volontà, ci siamo raccolti a Roma. Ci siamo ascoltati. Abbiamo pregato per la pace secondo le nostre diverse tradizioni religiose, portando nel cuore il dolore di tanti popoli per le guerre in corso. Abbiamo constatato le scandalose disuguaglianze, il disinteresse verso il creato e la vita delle future generazioni”, dice l’appello: “È questo il tempo di osare, per aprire vie di pace. Non si può aspettare. Non possono aspettare milioni di bambini, anziani, donne, uomini che subiscono le conseguenze della guerra”.
“La pratica della forza calpesta il diritto internazionale, indebolisce le istituzioni nate all’indomani della Seconda Guerra Mondiale per liberare il mondo definitivamente dal flagello della guerra – viene denunciato -. Promuove violenza e aggressività, giustifica i conflitti tra i popoli e crea spaesamento e paura nella società. Le guerre illudono che il futuro migliore è contro l’altro e senza l’altro”.
Ma “le religioni sanno che non c’è mai futuro senza l’altro”. Inoltre, “nel mondo c’è un’immensa sete di pace, disarmata e disarmante. La pace è la domanda inascoltata di popoli interi, dei profughi, dei bambini, delle donne”. L’appello dice anche che “non c’è futuro se la guerra si sostituisce alla diplomazia e al dialogo nella soluzione dei conflitti”. “Costruiamo ponti e non muri – è l’esortazione -. Fermiamo le guerre e apriamo il tempo della riconciliazione, per una sicurezza fondata sul dialogo e non sull’escalation della produzione e della minaccia delle armi”.
“Le religioni offrono quello che hanno ricevuto da Dio: l’amore, la sapienza, il valore della vita, il perdono. Sono fermamente consapevoli che i popoli formano un’unica comunità, con un destino comune”, viene aggiunto.
“Basta guerre”: è stato l’appello di Papa Leone al termine del Meeting di Sant’Egidio. “Il mondo ha sete di pace: ha bisogno di una vera e solida epoca di riconciliazione, che ponga fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!”, ha detto alla cerimonia al Colosseo, insieme ai leader delle altre fedi cristiane e delle altre confessioni mondiali. “La preghiera è una grande forza di riconciliazione. Chi non prega abusa della religione, persino per uccidere”. “Non parole gridate, non comportamenti esibiti, non slogan religiosi usati contro le creature di Dio. Abbiamo fede che la preghiera – ha sottolineato – cambi la storia dei popoli”.
“Mai la guerra è santa, solo la pace è santa, perché voluta da Dio!”, ha affermato Leone. “Tutti i credenti sono fratelli. E le religioni, da ‘sorelle’, devono favorire che i popoli si trattino da fratelli, non da nemici”, ha aggiunto. “Con la forza della preghiera, con mani nude alzate al cielo e con mani aperte verso gli altri, dobbiamo far sì – ha detto ancora il Papa – che tramonti presto questa stagione della storia segnata dalla guerra e dalla prepotenza della forza e inizi una storia nuova. Non possiamo accettare che questa stagione perduri oltre, che plasmi la mentalità dei popoli, che ci si abitui alla guerra come compagna normale della storia umana”.
“Basta! È il grido dei poveri e il grido della terra. Basta! Signore, ascolta il nostro grido!”. Quindi il Pontefice ha citato Giorgio La Pira, “testimone di pace”, che scriveva a San Paolo VI: ci vuole “una storia diversa del mondo: la storia dell’età negoziale, la storia di un mondo nuovo senza guerra”. Per Papa Leone “sono parole che oggi più che mai possono essere un programma per l’umanità”.
Secondo papa Leone, “la cultura della riconciliazione vincerà l’attuale globalizzazione dell’impotenza, che sembra dirci che un’altra storia è impossibile. Sì, il dialogo, il negoziato, la cooperazione possono affrontare e risolvere le tensioni che si aprono nelle situazioni conflittuali. Devono farlo!”. “Esistono le sedi e le persone per farlo”. E quindi, a nome dei leader religiosi, il Papa si è rivolto ai governanti: “Facciamo eco al desiderio di pace dei popoli. Ci facciamo voce di chi non è ascoltato e non ha voce. Bisogna osare la pace! E se il mondo fosse sordo a questo appello, siamo certi che Dio ascolterà la nostra preghiera e il lamento di tanti sofferenti. Perché Dio vuole un mondo senza guerra. Egli ci libererà da questo male!”, ha concluso.
Prevost ha infine rilanciato l’appello di Papa Francesco del 2020: “Mettere fine alla guerra è dovere improrogabile di tutti i responsabili politici di fronte a Dio. La pace è la priorità di ogni politica. Dio chiederà conto a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra”.
All’inizio della cerimonia al Colosseo, il Papa ha presieduto la preghiera comune delle Chiese e comunità cristiane, mentre gli altri gruppi religiosi pregavano in aree adiacenti. Quindi all’Arco di Costantino ci sono stati il saluto della Comunità di Sant’Egidio, pronunciato dal presidente Marco Impagliazzo, e la testimonianza di un rifugiato dal Sudan, Omer Malla Ali. Dopo il discorso del Pontefice, la tradizionale accensione dei candelabri di pace, da parte del Papa e degli altri leader religiosi presenti, la consegna dell’Appello di pace ai bambini, che lo hanno portato agli ambasciatori e ai rappresentanti della politica nazionale ed internazionale, e infine l’annuncio della sede del meeting di Sant’Egidio del 2026: sarà ad Assisi, nel quarantennale della storica preghiera interreligiosa voluta da papa Giovanni Paolo II proprio nella città francescana il 27 ottobre 1986.
[Foto: Vatican Media]



