
L’INTERVISTA / Filoramo, “Leone XIV Papa di mediazione tra le diverse anime nella Chiesa”

Lo storico delle religioni, “Francesco aveva desacralizzato il Papato, con Prevost correzione di rotta”.
ROMA, 02 MAG – “La mia impressione è che in questo anno il Papa abbia cercato delle forme di mediazione per calmare gli animi, cercare di sanare i conflitti all’interno della Chiesa tra fazioni, e ricordiamo bene alcuni episodi impressionanti da questo punto di vista. Ed è anche da capire fino a che punto l’identità agostiniana del Pontefice sia una spinta in questa direzione”. A parlare con l’ANSA del primo anno di pontificato di Leone XIV è Giovanni Filoramo, storico delle religioni, che ricorda come su Prevost ci siano state iniziali riserve per “non essere stato, a differenza di Francesco ma anche dei Papi precedenti, soprattutto di Wojtyla, vescovo di una diocesi importante, di non aver avuto funzioni pastorali nelle situazioni concrete e difficili”.
“Però lui è stato per 12 anni priore degli Agostiniani – rievoca – e penso sia molto importante perché gli ha fornito la capacità di mediare tra anime. Gli Agostiniani sono un Ordine complicato, con sedi in tutte le parti del mondo, con posizioni anche diverse: facendo il generale ha dovuto per forza imparare a mediare tra situazioni diverse, tra le diverse anime dell’Ordine. Da qui la sua predisposizione, che mi pare evidente, alla mediazione, al dialogo, a non cercare lo scontro frontale”.
Sulla scelta del nome – che riporta a Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum -, Filoramo ricorda che quel Pontefice “schierò la Dottrina sociale della Chiesa contro i nascenti movimenti socialisti, comunisti, però nel contempo fu critico, tramite la sua enciclica, su tanti aspetti del capitalismo, dell’americanismo”. E c’è da pensare che l’attuale Papa continui a prendere posizione, come il predecessore Francesco, “sugli aspetti più critici delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale”. Inoltre, “se pensiamo all’inizio del papato di Ratzinger, non ci stupisce il fatto che lui sia intervenuto come fine teologo in difesa della tradizione, dei dogmi: qui non abbiamo ancora una presa di posizione teologica, ma secondo me ci sarà, perché Leone viene comunque da un Ordine con una forte tradizione teologico-dogmatica”.
Sul fatto che sia il primo Papa americano, Filoramo ribatte che “però è anche un Papa missionario”, e “mi ha molto colpito, anche se non sorpreso, che abbia deciso di fare questo viaggio nei Paesi africani, perché c’è l’aspetto missionario, ma c’è anche il futuro della Chiesa: l’Africa subsahariana sarà la zona dove i cattolici saranno più numerosi e dunque la Chiesa va in quella direzione”.
Rispetto al Papa precedente, che su certi temi “era stato ‘tranchant’, con posizioni di rottura”, Leone XIV è “molto più prudente, e anche rispetto alla forte scelta di povertà di Francesco c’è stata una correzione di rotta, anche dal punto di vista simbolico: Francesco aveva desacralizzato il Papato, e questo Papa sembra volere, non dico come Ratzinger, però ridargli un senso sacrale, anche attraverso la ripresa di abiti, gesti, simboli della sacralità dell’istituzione”. Però, aggiunge, “ci sono anche elementi di continuità: la pace, il dialogo, l’apertura. Mi fermerei qui perché Leone mi sembra molto più prudente: alcuni dicono ‘troppo prudente’, però i tempi del Papato non sono i tempi dei governi di una volta italiani, sono un po’ più lenti, in una stagione molto complicata”.
“Aggiungo un ultimo elemento, proprio di questi giorni, la visita dell’Arcivescovo di Canterbury, un gesto simbolicamente forte”. Le altre sfide che attendono al varco Leone: come portare avanti le riforme finanziarie di Bergoglio, il ruolo delle donne, “fondamentale per il futuro della Chiesa”, la morale sessuale. Infine il tema della sinodalità e “come intende affrontare il problema dell’autorità dei Vescovi e dell’autorità sinodale: e questo è un grande punto interrogativo”.
[Questo articolo è stato pubblicato ieri dall’ANSA; Foto: Diocesi di Bergamo]


