L’INTERVISTA / Mons. Kmetec, “il Papa in Turchia fortificherà i legami ecumenici e i rapporti con le altre fedi, specie l’Islam”

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Colloquio di Tra Cielo e Terra con l’arcivescovo di Smirne, presidente della Conferenza episcopale turca. “La sua visita sia anche un appello alle autorità politiche in Medio Oriente a fare tutto il necessario per proteggere la minoranza cristiana in queste zone”. Secondo Kmetec, nelle parole di papa Leone ci sarà anche il tema della protezione di profughi e migranti.

Di Antonella Palermo

L’unità dei cristiani, che Leone XIV ha assunto come motto episcopale, sarà al centro del viaggio in Turchia che il Papa si appresta a compiere da domani, 27 novembre, e che poi lo porterà in Libano. Lo ha ribadito ieri sera ai cronisti a Castel Gandolfo ricordando la Lettera apostolica In unitate fidei, diffusa in questi giorni che pone “un rinnovato slancio nella professione della fede, la cui verità, che da secoli costituisce il patrimonio condiviso tra i cristiani, merita di essere confessata e approfondita in maniera sempre nuova e attuale”.

Ad attendere il Successore di Pietro c’è monsignor Martin Kmetec, OFMConv, sloveno, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici della Turchia che, alla vigilia della visita – in un’intervista a Tra Cielo e Terra – spera “che questa visita fortifichi le relazioni ecumeniche in tutti i sensi, che sia un segno del dialogo con le altre religioni, soprattutto con l’islam. E che sia un appello alle autorità politiche in Medio Oriente, e dappertutto, di fare tutto il necessario per proteggere la minoranza cristiana in queste zone”.

Convinto che vivere in pace dentro la Chiesa può essere sicuramente uno stimolo a vivere in pace tra gli uomini, il presule sottolinea che “le buone relazioni tra le Chiese, soprattutto se pensiamo alla tragedia della guerra in Ucraina, sono una necessità fondamentale. L’unità, nel senso ecumenico, è una necessità fondamentale del cristianesimo, dappertutto”. Profondamente rattristato per la guerra in corso in Medio Oriente, monsignor Kmetec pensa in particolare alla situazione a Gaza e in Libano: “Questi attacchi, questa tragedia della distruzione… è una tragedia. Con la preghiera, tante volte, pensiamo a queste situazioni e con la speranza che comunque qualcosa possa cambiare nel cuore dei responsabili di questa violenza, di questo odio. Ci vorranno veramente anni per ricostruire la dignità umana nelle giovani generazioni che hanno vissuto queste guerre. Ci vorrà lo sforzo internazionale soprattutto nel senso del guarire le ferite, guarire la memoria”.

Vivere la fede cattolica in un contesto di accentuata minoranza, afferma il capo dei vescovi turchi, vuol dire “essere forti nella fede, avere tanta speranza”. La similitudine con il granello di senape della parabola di Gesù è quella che più spesso usa per spiegare che “essere piccoli non significa non avere il futuro. C’è sempre il futuro perché il seme che ci fa vivere è Cristo stesso morto per noi. Ma dobbiamo curare questo albero – dice – che cresce e crescerà. Ogni albero che coltiviamo nel giardino è qualcosa di bello, darà i suoi frutti come il Signore vuole”. La figura di santa Caterina di Alessandria, la cui festa è stata appena celebrata, è emblematica, ricorda, perché segno di innocenza pura e fedeltà a Cristo che si contrappone a una storia di distruzione e la capovolge. “Questa è la nostra speranza: malgrado tutto essere piccola luce nella storia”.

Parole che da Smirne, dove monsignor Kmetec è arcivescovo metropolita, giungono con una particolare tenerezza. Da quel luogo ancora impregnato di dolore per i duecento profughi che da là si imbarcarono due anni fa solcando il Mediterraneo e che trovarono la morte sulle coste di Cutro. Una tragedia che riporta in evidenza il tema della protezione dei migranti: “Sicuramente il Papa toccherà questo tema durante il suo viaggio e speriamo che la sua voce possa avere un risultato. Noi sul campo stiamo facendo quello che si può, con la Caritas. Ma, come minoranza è difficile cambiare il mondo”.

[Foto: Cath.ch]