
L’Istituto Cattolico per la Nonviolenza di Pax Christi conclude le sessioni di dicembre della Rome Seminar Series

Gli eventi di dicembre mettono in luce le esperienze vissute della nonviolenza evangelica e il ruolo della Chiesa nel rafforzare la trasformazione sociale nonviolenta.
Roma, 12 dicembre – L’Istituto Cattolico per la Nonviolenza, iniziativa di Pax Christi International, ha concluso con successo due ulteriori sessioni della sua Rome Seminar Series nei giorni 9 e 11 dicembre. Sulla scia delle precedenti edizioni, questi incontri hanno approfondito la missione dell’Istituto di formare leader, operatori e studiosi nella nonviolenza evangelica, presentando esempi concreti di azione nonviolenta in contesti globali e storici.
Integrare la nonviolenza attraverso la missione
Il seminario del 9 dicembre, “Integrare la nonviolenza nella vita e nella missione dei Maryknoll Lay Missioners”, si è svolto presso Casa LaSalle (Via Aurelia 472, Roma). Joanne Blaney, missionaria laica di Maryknoll impegnata in Brasile, e Dan Moriarty, del Maryknoll Office for Global Concerns (USA) e Coordinating Associate per la sezione Contextual Practices of Nonviolence dell’Istituto, hanno condiviso riflessioni pratiche tratte dal loro lavoro di accompagnamento di comunità che affrontano esclusione sociale, violenza e vulnerabilità ambientale.
I relatori hanno illustrato come i missionari di Maryknoll integrino la nonviolenza evangelica nella loro presenza pastorale quotidiana — attraverso l’organizzazione comunitaria, pratiche riparative e la solidarietà con le popolazioni emarginate. I loro contributi hanno mostrato come la missione diventi uno spazio di trasformazione reciproca e un’espressione viva della nonviolenza attiva.
Durante la sessione, Joanne Blaney ha spiegato che «ascoltando le persone nei nostri Paesi in Africa, America Latina e Asia, e attraverso la nostra analisi sociale, siamo giunti alla conclusione che la violenza è alla radice della maggior parte — se non di tutte — le sofferenze e le ferite sociali a cui rispondiamo attivamente nelle nostre regioni».
Dan Moriarty ha aggiunto che «i Maryknoll Lay Missioners riconoscono che la nonviolenza non è semplicemente un’opzione personale per i singoli missionari; è il fulcro centrale e distintivo del vivere oggi il Vangelo nel mondo. Speriamo che il metodo sistematico che abbiamo sviluppato per integrare la nonviolenza nella nostra missione — in tutta l’organizzazione e in ogni comunità in cui i nostri missionari vivono e operano — possa servire da modello per altre congregazioni e comunità che aspirano a diventare “case di pace”».
Sia Blaney sia Moriarty hanno inoltre sottolineato che «Pax Christi International e la Catholic Nonviolence Initiative ci hanno grandemente aiutato in questo lavoro».
Resistenza ispirata dalla fede sotto un regime autoritario
L’11 dicembre si è tenuto il seminario “Il ruolo della Chiesa cattolica nella resistenza nonviolenta contro la dittatura di Pinochet in Cile”, presso l’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) (Piazza di Ponte Sant’Angelo 28, Roma). La dott.ssa Consuelo Amat, Assistant Professor presso la Johns Hopkins University e Associate dell’Istituto Cattolico per la Nonviolenza di Pax Christi, ha presentato la sua ricerca su come la Chiesa cattolica abbia resistito al regime di Pinochet a livello istituzionale, attraverso la documentazione delle violazioni dei diritti umani, l’accompagnamento delle vittime e l’organizzazione civica collettiva.
I partecipanti hanno riflettuto sul ruolo della Chiesa come forza morale capace di sostenere la resistenza nonviolenta anche in condizioni di repressione estrema, offrendo un modello attuale di coraggio e solidarietà istituzionale.
La dott.ssa Amat ha spiegato che «la resistenza nonviolenta sotto una repressione estrema è possibile quando sono presenti dei “protettori” — terze parti che intervengono per assistere la popolazione presa di mira. La Chiesa cattolica in Cile ha svolto in larga misura questo ruolo di istituzione protettrice, offrendo rifugio, fornendo servizi sociali ed economici, documentando le violazioni dei diritti umani e assistendo le vittime del regime. In questo modo, ha abbassato le barriere alla resistenza pubblica nonviolenta, contribuendo indirettamente ad aprire spazi civici».
Rafforzare la formazione e la collaborazione nella nonviolenza
Nel corso di entrambe le sessioni, relatori e partecipanti hanno sottolineato l’urgenza di promuovere approcci nonviolenti alla gestione dei conflitti nei territori di missione, negli spazi civici e nelle strutture ecclesiali. La Rome Seminar Series continua a essere una piattaforma di riferimento per mettere in dialogo le esperienze di base della nonviolenza con la riflessione teologica e il confronto orientato alle politiche pubbliche.
L’Istituto ha registrato un’elevata partecipazione e un forte coinvolgimento da parte dei membri di congregazioni religiose impegnate ad approfondire la formazione della Chiesa nella nonviolenza attiva.
La Rome Seminar Series proseguirà nel 2026, ampliando il suo lavoro di incontro tra operatori e studiosi per rafforzare la testimonianza della Chiesa a favore della pace e della giustizia in un mondo segnato da una crescente violenza e polarizzazione.
[Foto: Istituto Cattolico per la Nonviolenza]


