Mattarella all’incontro di Sant’Egidio, “osiamo la pace, non sia un sogno per illusi”

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Il presidente della Repubblica ha aperto il meeting internazionale delle fedi e culture per la pace. “La ‘scintilla di speranza’ per Gaza si estenda anche all’Ucraina”. Il card. Zuppi, “le religioni non siano mai motivo di guerra”.

ROMA, 26 OTTOBRE – “Tutti noi siamo oggi chiamati a rinnovare la nostra fiducia nella causa della pace, continuiamo a osare la pace, a investire in percorsi di dialogo e mediazione, a sostenere chi soffre, a costruire ponti fra i popoli, perché la pace non sia un sogno per illusi, ma una realtà condivisa. Quella realtà in cui, come ricordava Papa Francesco, ‘si riconosce la dignità di ogni essere umano, quando la fratellanza diventa principio ispiratore di un ordine internazionale più giusto e sostenibile'”. Ha lanciato un forte messaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo questo pomeriggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma all’assemblea inaugurale dell’incontro internazionale delle religioni e culture “Osiamo la pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, il 39° sulla scia della storica preghiera interreligiosa voluta il 27 ottobre 1986 ad Assisi da papa Wojtyla.

Secondo il capo dello Stato, “tenere vivo lo ‘spirito di Assisi’, suscitato da Giovanni Paolo II, è testimonianza di grande significato. Scontro o incontro caratterizzano l’interazione tra gli Stati? Cosa ha consentito la grande crescita di diritti dell’intera umanità? Il riconoscimento della dignità delle persone, il riconoscersi tra i popoli come eguali, gli scambi, il permettere accesso reciproco alle rispettive risorse, ha sconfitto, nel Novecento, l’idea che, per sopravvivere, fosse necessario combattere per sottrarre beni a qualcun altro”. Invece, “il nazionalismo da opporre ad altri nazionalismi nasce, in fondo, dal considerare gli altri popoli come nemici, se non come presenze abusive o addirittura inferiori per affermare con la prepotenza e, sovente, con la violenza, pretese di dominio”. E oggi, “il tema della forza pretende nuovamente di essere misura delle relazioni internazionali”.

Per Mattarella, comunque, “l’auspicio è che la ‘”‘scintilla di speranza’”‘, come l’ha definita Leone XIV, innescata in Terra Santa si estenda anche all’Ucraina, dove le iniziative negoziali stentano ancora a prendere concretezza mentre le sofferenze di bambini, donne, uomini procurate dall’aggressione russa non accennano a diminuire. Quanto avviene ci impone di perseverare in una risposta comune, equilibrata, mossa dal senso di giustizia e di rispetto per la legalità internazionale, dalla vigenza universale dei diritti dell’uomo. Sono i principi in cui si riconosce la Repubblica Italiana”.

All’assemblea inaugurale è intervenuta anche Mathilde, regina dei belgi (“la storia ci giudicherà in base all’eredità di pace che avremo lasciato ai nostri figli e ai nostri nipoti”), mentre una testimonianza, molto applaudita è stata portata da Koko Kondo, una ‘hibakusha’ sopravvissuta all’atomica di Hiroshima. Il sindaco Roberto Gualtieri ha portato il saluto della città: “Roma vuole essere capitale della pace e della fraternità tra i popoli. Ed è a fianco a voi!”. Altri ospiti, il sociologo catalano Manuel Castells e il rabbino capo Pinchas Goldschmidt, presidente della Conferenza dei Rabbini Europei, con un interventi di profondo valore spirituale. Andrea Riccardi ha invece svolto la relazione introduttiva.

Riccardi, “il dialogo deve tornare centrale nella società e nelle relazioni tra i popoli”

Secondo il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, “l’età della forza sta rivoluzionando in modo negativo linguaggi e relazioni tra i popoli, avvilendo la cultura del dialogo e la diplomazia. Ha calpestato il diritto internazionale, trattato da legalismo burocratico mentre è frutto di civiltà”. “Ha riversato, nell’animo della gente, una carica di aggressività con effetti tutt’ora da capire – ha proseguito -. Ha negato, nei fatti, che i popoli abbiano un comune destino. L’ha fatto con un’ideologia costruita dal recupero di miti sepolti, nazionalismi, paure antiche e nuove”.

Inoltre, “l’età della forza si collega robustamente all’affermazione di un tecno-capitalismo globale”. Per Riccardi, poi, “crescono nuove religioni della prosperità per benedire la corsa all’auto-affermazione: successo e denaro sono al cuore di esse. E purtroppo il mondo delle religioni è toccato dal processo di frantumazione, con la riduzione di ecumenismo e dialogo”. E “non si vedono alternative. Questo provoca sentimenti d’impotenza che generano indifferenza: estraniamento dei timidi, concentrazione su di sé. Non si crede più che ci sia tanta storia da scrivere, ma solo un presente da vivere o in cui sopravvivere”.
Ecco allora che “dall’età della forza e della guerra all’età del dialogo e del negoziato: su questa svolta dobbiamo far sentire il nostro peso”.

“Questo è osare la pace: liberare il fondo di bontà, che è volontà di pace e di vivere insieme. Questa è la nostra forza che ci fa passare dall’età della guerra all’età del dialogo e del negoziato”, ha ribadito: “il dialogo deve ritornare centrale nella società e nelle relazioni tra i popoli”.

L’imam di Al-Azhar, “la pace in Medio Oriente solo con due popoli due Stati”

Di forte significato anche l’intervento del grande imam di Al Azhar, Ahmed Al-Tayyeb, firmatario nel 1992 ad Abu Dhabi con papa Francesco del Documento sulla Fratellanza umana. “Non posso in questa sede non esprimere il mio più sentito apprezzamento per i Paesi che hanno preso l’iniziativa di riconoscere lo Stato palestinese. Faccio i miei complimenti per questo loro coraggio”, ha affermato.

“Queste posizioni coraggiose incarnano la vittoria, il risveglio della coscienza umana a favore del diritto palestinese usurpato”, ha sottolineato Al-Tayyeb: “Tutti noi speriamo che tale riconoscimento rappresenti un passo concreto, serio sulla via che consenta al popolo palestinese di ottenere i propri diritti legittimi, prima fra tutti la creazione di un suo Stato indipendente, con Gerusalemme capitale”.

“Ritengo che la comunità internazionale oggi sia concorde nel ritenere che la soluzione dei due Stati rappresenti l’unica via per raggiungere la pace nella regione e nel mondo”, ha aggiunto il rettore dell’università cairota, massimo centro teologico dell’Islam sunnita.

Zuppi, “disarmare i cuori, non confondere mai la sicurezza con la guerra”

Ha chiuso la sessione – il meeting continuerà domani e martedì con 22 forum tematici e la preghiera finale al Colosseo con papa Leone XIV – il cardinale presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi. “Disarmiamo i cuori. Osiamo la pace per garantire la sicurezza senza le armi. Non confondiamo mai sicurezza e guerra! Che tradimento è quando questo avviene!”, ha avvertito. “Scegliere la pace significa disarmare il cuore da parole e gesti violenti, smaltire i semi di odio, pregiudizi, purificare la memoria, scegliere la giustizia e il perdono, perché solo se disarmati possiamo disarmare”.

Secondo Zuppi, “il primo modo per osare la pace è non smettere di cercarla”, “altrimenti si finisce per accontentarsi di non avere problemi”, e “il risultato è rifugiarsi in quella che Papa Leone ha giustamente chiamato la globalizzazione dell’impotenza”. Invece “alla globalizzazione dell’indifferenza si oppone la cultura dell’incontro, alla globalizzazione dell’impotenza si oppone la cultura della riconciliazione”.

“Anno dopo anno – ormai sono quasi quaranta – la comunità di Sant’Egidio non ha smesso di farlo. Crede alla pace e osa, con tanti cercatori di pace, perché sa bene che non si vive senza e che la guerra distrugge tutto e tutti, oscura ogni umanità”, ha ricordato il cardinale.

“In questi mesi – ha sottolineato – abbiamo visto nei nostri paesi molte persone scendere in piazza per protestare contro la guerra. E non dimentichiamo che se ognuno è un pezzo dell’unica guerra mondiale, questo ci aiuta a essere attenti verso tutti gli altri. Molti dicono: rassegnati, accettala, la guerra è una triste ma ineluttabile realtà della storia dell’uomo. Addirittura qualcuno pensa che sia necessaria, perché purifica e genera cambiamento”. Ma “osiamo la pace perché ascoltiamo la dolente richiesta di aiuto che si leva dalle terre bagnate dal sangue di Abele”, ha aggiunto.

“Qui c’è un ruolo per le religioni: mai essere motivo di guerra, mai lasciarsi manipolare per la guerra! Restiamo uniti tra di noi in questo anelito di pace che i tanti Abele di questo mondo portano nel cuore. Se non lo facciamo per convinzione e idealità, facciamolo per sopravvivere”, ha detto ancora il presidente dei vescovi italiani.

“Mi ha molto addolorato che il Parlamento Europeo in aprile scorso abbia votato una risoluzione in cui si parla di ‘educare i giovani’ alla guerra”, ha lamentato Zuppi. “Quello che l’Europa invece deve davvero insegnare è cercare – umanesimo cristiano e umano – una sicurezza senza armi! L’Europa è nata sul ‘jamais plus’ e non può certo accettare un’educazione che faccia illudere che se si vuole la pace bisogna preparare la guerra. Prepariamo la pace, altrimenti la guerra ci distruggerà”, ha ammonito.

Per il porporato, “l’odio non è mai inerte. Per questo va disarmato subito, al suo inizio, prima che si trasformi e si diffonda. Però crediamo che anche la pace è contagiosa”. “Non c’è una classifica delle vittime per i morti in guerra. È per loro, ormai senza voce ma che parlano ancora, che oggi siamo qui a osare ancora a parlare di pace”, ha concluso.

[Foto: Comunità di Sant’Egidio]