Medio Oriente: “Roma città della pace”, nuovo round per due popoli e due Stati

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Tajani col ministro saudita rilancia la dichiarazione Onu. Anp: “L’Ue faccia di più”. Il servizio di Giorgia Bentivogli per l’ANSA.

ROMA, 29 LUG – Roma “capitale di pace”. Dopo il round d’incontri tra Libano, Israele e Stati Uniti per trovare una soluzione al conflitto nel Paese dei Cedri, la città eterna ospita la riunione dell’Alleanza globale per la soluzione a due Stati , quella auspicata per risolvere la questione palestinese, mentre si prepara ad accogliere il 4 e 5 agosto nuovi colloqui sul Libano. Una sequenza di appuntamenti rivendicata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani come prova di quanto “l’Italia sia centrale nella fase in cui serve rafforzare il dialogo e svolgere un ruolo diplomatico importante per costruire la pace dell’intero Medio Oriente”.

Gli avvenimenti rivelano quanto la penisola sia al centro della matassa intricata del Medio Oriente. Alla Farnesina arriva infatti il principe Faisal bin Farhan, ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita che nella notte ha messo a segno raid in Iraq con gli Usa, segnando un’escalation nel conflitto con l’Iran. Assieme a Tajani il ministro saudita rimarca, nero su bianco, “la necessità di salvaguardare la libertà di navigazione e la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, nel Mar Rosso, nello Stretto di Bab al-Mandeb, nel Golfo di Aden e nelle rotte marittime internazionali”.

Mentre sulla questione palestinese, entrambi chiedono la “smilitarizzare Gaza” , dicendo “no all’annessione della Cisgiordania” e condannando “l’escalation di violenze da parte dei coloni”.

Alla riunione è presente anche la ministra degli Esteri dell’Autorità Palestinese, Varsen Aghabekian. Ringrazia Tajani per l’iniziativa, ma pungola chiedendo a Italia ed Europa di fare di più. “Abbiamo discusso della necessità che l’Italia faccia passi avanti riguardo all’Accordo di associazione Ue-Israele, poiché è possibile adottare delle misure”, spiega.

“So che l’Italia ne ha già intraprese alcune e sta valutando di adottarne altre. Tuttavia è necessario un intervento molto più deciso, non solo da parte dell’Italia ma dell’Europa nel suo complesso, dato che Israele comprende soltanto il linguaggio delle misure concrete sul campo. Per esercitare un’azione di deterrenza nei confronti di uno Stato, occorre passare dalle misure tradizionali a quelle non tradizionali”.

Tajani, accanto a lei, rinnova l’appoggio all’Anp e illustra la strategia che rende Roma fulcro del processo di pace. “Siamo amici di Israele ma siamo amici nello stesso tempo del popolo palestinese”. Strumento della strategia è il dialogo interreligioso, troppo spesso usato per dividere e che invece “contribuisce a creare ponti, anche nei momenti più difficili”.

All’incontro non a caso sono invitati il Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, il presidente della Conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt, e il segretario generale della Lega musulmana mondiale, Mohammed Al Issa. L’obiettivo è ricostruire quella fiducia che è “condizione essenziale per qualsiasi progresso politico”.

Progresso che si deve fondare sul sostegno alla risoluzione Onu 2803 del 2025 e al Piano di Pace per Gaza, impegno rinnovato da Tajani e dal ministro saudita. Che poi è quello che chiede l’autorità palestinese: “I palestinesi non chiedono compassione. Chiedono il rispetto del diritto internazionale”, è lo sfogo della ministra Aghabekian.

[Questo servizio è stato pubblicato ieri dall’ANSA; Foto: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale]