Morto il vescovo Bettazzi, ultimo testimone del Concilio. Aveva 99 anni, guidò Pax Christi

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ROMA, 16 LUG – Dieci anni fa, subito prima del Conclave che elesse papa Bergoglio, auspicava che il il nuovo Pontefice avesse ”la forza di fare quel ‘repulisti’ che papa Benedetto si è rammaricato di non aver potuto compiere, anche a cominciare dall’interno della Curia, dal momento che lì sono venute fuori cose che creano un grosso malessere e che contrastano con la nuova evangelizzazione”. E preconizzava persino che ”ci sarebbe addirittura lo strumento, il Sinodo episcopale con i suoi dirigenti, se fosse al di sopra della Curia e non come adesso manovrato dalla Curia”. Insomma, proprio quella sinodalità che ora papa Francesco promuove – e che trae origine dal Concilio Vaticano II – per un più ampio coinvolgimento e condivisione di responsabilità nella guida della Chiesa.

Pur avendo lui quasi 100 anni – li avrebbe compiuti il prossimo 26 novembre -, pochi sapevano ancora guardare avanti come monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea ed ex presidente di Pax Christi, morto all’alba di stamane. Originario di Treviso, era l’ultimo vescovo italiano ad aver preso parte al Concilio, dove partecipò a tre sessioni citando, il 4 ottobre 1965, il filosofo Antonio Rosmini, autore delle “Cinque Piaghe della Santa Chiesa”, allora ancora all’Indice dei libri proibiti. E quell’impronta ‘conciliare’ Bettazzi se l’è portata dietro tutta la vita e in tutta la sua missione, nei tanti lati dell’impegno per la pace, dell’attenzione alle questioni sociali, al mondo del lavoro, alla politica, assumendo spesso posizioni scomode e a dir poco ‘non allineate’. Fu figura di riferimento per il dialogo con i non credenti e per il movimento pacifista. Nel 1985 vinse il Premio Internazionale dell’Unesco per l’Educazione alla Pace.

Numerose le sue prese di posizione pubbliche che fecero grande scalpore. Nel 1978, insieme al vescovo rosminiano Clemente Riva e al vescovo Alberto Ablondi, chiese alla Curia romana di potersi offrire prigioniero in cambio del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. La richiesta, tuttavia, venne fermamente respinta. Diventò celebre per lo scambio di lettere col segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer, per il quale fu aspramente criticato, sulla conciliabilità o no della fede cattolica con l’ideologia marxista, o comunque con l’adesione al Partito comunista. E in quello scambio di idee Berlinguer formulò la famosa definizione del Pci come partito “né teista, né antiteista, né ateista”.

Il 10 ottobre 1979 fece avere a Carlo De Benedetti il testo di una lettera aperta, dal titolo “Perché più profitto e più tecnologia riducono di 4.500 lavoratori l’Olivetti?”, in cui giudicava inaccettabile la decisione di ridurre il personale per aumentare la produttività dell’impresa e mettere in salvo i conti. Famoso anche per le sue battaglie per l’obiezione fiscale alle spese militari, mons. Bettazzi sostenne l’obiezione di coscienza quando ancora si rischiava il carcere. Nel 1992 partecipò alla marcia pacifista a Sarajevo organizzata dai Beati costruttori di pace e da Pax Christi insieme a don Tonino Bello nel mezzo della guerra civile in Bosnia. Mons. Bello, già malato, spirerà poi nel suo letto confortato dall’amicizia di Bettazzi. Nel 2007, ormai vescovo emerito, dichiarò che la sua coscienza gli imponeva di disobbedire e che era favorevole al riconoscimento delle unioni civili, i Dico, sostenendo le iniziative del governo Prodi e riconoscendo alle coppie gay un fondamento d’amore equiparato a quelle etero.

Numerosi oggi gli attestati di cordoglio. Dallo stesso Prodi (“voce profetica che ha accompagnato la vita religiosa e civile”) a Elly Schlein (“mancherà la sua infaticabile opera di dialogo”), dal cardinale Matteo Zuppi (“promotore di pace e di dialogo con tutti, rendiamo grazie per la sua testimonianza”) fino a Pax Christi (“profeta della pace e della nonviolenza”). Martedì i funerali nel Duomo di Ivrea. Un vuoto, quello che lascia mons. Bettazzi, che sarà difficile riempire.

(Questo articolo è stato pubblicato oggi dall’ANSA; Foto: Wikimedia Commons)