Osservatorio antisemitismo in Italia: offendere gli ebrei non è più tabù

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Qualcosa non ha funzionato nel lavoro per contrastare l’antisemitismo in Italia”. È l’amara riflessione della sociologa Betti Guetta e dei ricercatori dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Cdec di Milano. Una conclusione emersa sulla base della Relazione annuale su atti e discorsi antisemiti in Italia, presentata oggi dall’Osservatorio. I dati raccolti nell’indagine del 2023 – riportati anche da Moked/Pagine Ebraiche – sono preoccupanti: c’è stato un netto aumento degli atti di antisemitismo rispetto al passato. A seguito di 923 segnalazioni, sono 454 gli episodi individuati lo scorso anno: 259 in rete, 195 offline, tra cui una aggressione e 40 casi di minacce. Nel complesso, quasi il doppio rispetto ai 241 del 2022.

Lo sdoganamento dell’odio
“L’antisemitismo oggi è molto più aggressivo e allo stesso tempo meno nascosto. Offendere gli ebrei non è più un tabù. In particolare dopo il 7 ottobre, che ha dato la stura a questa ondata d’odio. C’è stato quasi un senso di liberazione: il conflitto a Gaza è stato usato come scudo per offendere senza doversi giustificare”, spiega Guetta, responsabile dell’Osservatorio. Sondaggi alla mano, la ricerca evidenzia come il 10% degli italiani esprima esplicitamente il proprio antisemitismo, a cui si aggiunge un’ampia area grigia di pregiudizi antiebraici. Si va dai complotti sugli ebrei ricchi che tirano le fila dell’economia e dell’informazione, all’immagine dell’ebreo vendicativo. La matrice ideologica in Italia dell’antisemitismo è soprattutto di estrema destra, a cui si affiancano l’estrema sinistra, il radicalismo islamico, l’antigiudaismo cattolico. I picchi di attacchi si registrano in concomitanza con eventi specifici: la pandemia, il 27 ottobre, alcune dichiarazioni di Liliana Segre o Elly Schlein, la guerra in Ucraina e a Gaza.

Pregiudizi antichi
L’archivio degli stereotipi è sempre lo stesso e, nonostante l’impegno, non si è riusciti ad intaccarlo”, sottolinea la responsabile dell’Osservatorio. Il web è il luogo privilegiato dove circola l’armamentario di pregiudizi usato per attaccare Israele, per sminuire la Shoah, per colpire la minoranza ebraica. In particolare – dopo le stragi di Hamas e la reazione militare a Gaza – è tornata con forza la falsa e pericolosa identificazione tra Israele – ebraismo – sionismo e il nazismo. Una equiparazione, sottolineano gli esperti del Cdec, che permette di lavarsi la coscienza dalle responsabilità passate e di ribaltare la colpa sugli ebrei.
“Gli eventi che coinvolgono Israele originano sempre un antisemitismo sanguinario che recupera (anche da parte di laici) stilemi antigiudaici rimodellati sulla realtà “sionista”, – si legge nel report – ma era dal 1982 che non si raggiungevano tali vertici di compiaciuta efferatezza”.

Diritti violati
L’antisemitismo e il suo acuirsi “non è un problema solo degli ebrei”, chiarisce Stefano Gatti, ricercatore dell’Osservatorio. “Parliamo di cittadini in difficoltà ad esempio a frequentare scuole o università per la loro identità. Sono stati attaccati da compagni o da insegnanti. Sono stati violati i loro diritti tutelati dalla Costituzione”, evidenzia Gatti. Discriminazioni contro cui tutta la società dovrebbe reagire. Ma, aggiunge il ricercatore, “il clima generale è preoccupante. Al di là degli episodi singoli, registriamo una pressione generale sul mondo ebraico, magari non riconducibile agli schemi antisemiti, ma che porta ad avvelenare il clima e a rendere più difficile la vita dei singoli”.

Un’Italia più arrabbiata e fragile
L’indagine – presentata nella Biblioteca della Fondazione Cdec, all’interno del Memoriale della Shoah di Milano – è divisa in cinque sezioni. La prima racconta il contesto sociale ed economico dell’Italia, da cui emerge un paese che si sente più fragile, più povero e più arrabbiato. I giovani sono particolarmente vulnerabili, spiega Guetta. E lo dimostra il dato sull’abbandono scolastico: quasi un minore su sette non finisce gli studi. Molti non raggiungono le competenze di base alla fine del percorso scolastico. “Povertà economica e povertà educativa si alimentano a vicenda e si trasmettono di generazione in generazione”, evidenzia la sociologa. A colpire ulteriormente il tessuto sociale, la disinformazione e il disorientamento davanti al flusso costante di notizie. “Questa fragilità e questa ignoranza – riprende Guetta – alimenta anche l’antisemitismo”.
Qualche dato positivo c’è, racconta Murilo Cambruzzi. Dal 25 agosto 2023 le piattaforme online di grandi dimensioni devono rispettare il DSA (Digital services act) dell’Unione Europea. “Sono obbligati a rimuovere i contenuti antisemiti e c’è stato un miglioramento da questo punto di vista”.

La domanda aperta
Piccoli passi, continua Cambruzzi, che si scontrano con la preoccupazione espressa “da ebrei italiani e israeliani per la loro incolumità. Abbiamo avuto segnalazioni di israeliani che evitano di parlare ebraico o non frequentano l’università”. Davanti a tutto questo, le istituzioni, conclude Cambruzzi, “si sono mosse con grande coordinamento. Dall’Ucei all’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori al governo, sono state prese misure per tutelare la sicurezza delle persone e per denunciare violenze o attacchi”.
Il monitoraggio degli episodi è stato fatto con maggiore efficacia ed è uno strumento importante, come ha evidenziato il presidente del Cdec Giorgio Sacerdoti. Ma resta aperta una domanda, emersa con forza durante la presentazione delle relazione: cosa fare di diverso rispetto al passato per contrastare l’antisemitismo.

(Fonte e Foto: Moked/Pagine Ebraiche)