
P. Spadaro, “il Concistoro cardinalizio di Leone XIV, prova di collegialità e sinodalità”

I cardinali si riuniscono a Roma per il concistoro di Leone XIV per discutere di guerra, sinodalità e dell’enciclica Magnifica Humanitas sulla salvaguardia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale, in un importante banco di prova per il futuro governo della Chiesa. Il gesuita padre Antonio Spadaro, ex direttore di Civiltà Cattolica e sotto-segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ne parla sul sito Global Catholic.
Di p. Antonio Spadaro, SJ, da Global Catholic
Cardinali provenienti da tutto il mondo si riuniranno a Roma, attorno a Leone XIV, per un concistoro straordinario dal 26 al 29 giugno.
Probabilmente si tratta dell’evento più importante del calendario ecclesiastico dei prossimi mesi, e riguarda anche coloro che non credono: all’ordine del giorno ci sono la guerra e la pace, l’intelligenza artificiale e il processo stesso con cui la Chiesa giunge alle sue decisioni.
I cardinali provengono da ogni continente, portando con sé storie e urgenze diverse. Si siederanno nell’Aula Paolo VI e nell’Aula del Sinodo per ascoltarsi a vicenda.
Il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, ha chiesto loro un clima di “ascolto, libertà e parresia”. Parresia: termine greco che indica la capacità di dire la verità senza timore.
La prima domanda è semplice e terribile: quali sofferenze affliggono oggi i popoli del mondo e quali sono i segni di speranza?
Si parlerà di pace, di guerre che non finiscono mai, del coraggio di andare oltre la vecchia teoria della “guerra giusta”. La pace come “banco di prova per la maturità dei popoli”.
Poi c’è l’enciclica Magnifica Humanitas, firmata un mese fa: la salvaguardia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Babele o Gerusalemme: la torre che rade tutto al suolo, o la città ferita che risorge perché qualcuno è tornato a costruire insieme. La macchina può usare le nostre lingue, persino quella della fede. Ma non prega, non ama, non vive.
E poi c’è il filo conduttore che lega tutto: la sinodalità. La sessione finale guarda al cammino verso le assemblee del 2027 e del 2028 – tappe, criteri, strumenti – e si apre con un libero scambio con il Papa, tre minuti a testa.
È qui che risiede la vera posta in gioco: il concistoro mette in pratica la collegialità.
Già a gennaio, Leone l’aveva definita “un processo orientato alla missione, non alla conservazione delle strutture”, qualcosa di capace di cambiare il modo stesso in cui viene esercitata l’autorità.
Leone XIV stesso la definisce una “prefigurazione del cammino futuro”, e auspica che si ripeta ogni anno: una Chiesa che impari, ancora una volta, ad ascoltare se stessa.
Ed è proprio qui che si è aperto un dibattito: come utilizzare al meglio il metodo dei gruppi di discussione e del “dialogo nello Spirito” affinché i cardinali possano consigliare il Papa con franchezza? La tentazione, al contrario, sarebbe quella di fare un passo indietro.
La questione, dunque, è se l’ascolto reciproco possa coesistere con una chiara visione d’insieme, o se rimarrà un mero esercizio di stile. Alcuni premono affinché diventi una pratica ordinaria di governo; altri temono che indebolisca l’autorità.
Per questo molti la definiscono la prima vera prova non solo di collegialità, ma anche di sinodalità sotto Leone XIV. La sinodalità – che coinvolge tutto il Popolo di Dio nella vita della Chiesa – è il vero tema.
Il 29, nella basilica di San Pietro, la Messa per i Santi Pietro e Paolo concluderà il percorso sinodale, con la consegna del pallio ai nuovi arcivescovi metropoliti.
La vera prova verrà dopo: se questo ascolto tra le Chiese diventerà un metodo consolidato di governo, o rimarrà solo lo sfondo di un evento.
Il cammino sinodale di questi ultimi anni è un tesoro ancora da portare a piena maturazione.
[Fonte: Global Catholic (nostra traduzione); Foto: Il Quadrante]


