Patto tra le Chiese cristiane d’Italia, “siamo sorelle nella fede, lavoriamo per rimuovere ciò che ancora oggi ci separa con dolore”

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BARI – “Confessiamo che ogni divisione e incomprensione tra le nostre Chiese è una ferita al Corpo di Cristo e manifesta il peccato delle Chiese. Imploriamo la grazia divina del perdono e della riconciliazione reciproca”. E’ quanto afferma, all’articolo 1, il “Patto tra le Chiese cristiane in Italia” sottoscritto ieri pomeriggio nella Cattedrale di Bari nella prima giornata del Simposio che si celebra nel capoluogo pugliese tra le diverse confessioni cristiane presenti nel nostro Paese, sul tema “La Via italiana del dialogo”, alla presenza anche di mons. Flavio Pace, segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani.

I partecipanti, dopo la preghiera iniziale, hanno letto e sottoscritto il Patto – pressoché un ‘unicum’ all’avanguardia in campo ecumenico – che rappresenta un’assunzione di impegno al rispetto reciproco, alla collaborazione per la coesione sociale e il bene comune, alla testimonianza comune come Chiese “sorelle nella fede”, alla rimozione delle divisioni e al dialogo in favore dell’unità.

“Le Chiese firmatarie di questo Patto si impegnano a riconoscersi e rispettarsi vicendevolmente come comunità cristiane animate dal medesimo Spirito, evitando ogni forma di competizione, proselitismo o prevaricazione”, si dichiara all’articolo 2. “L’opzione per il dialogo è una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci”, prosegue il documento: “Ci impegniamo a pregare e a lavorare per rimuovere ciò che ancora oggi ci separa con dolore”.

All’articolo 3, le Chiese firmatarie, “in obbedienza al comandamento dell’amore e al mandato evangelico”, si impegnano “a cooperare in favore della giustizia, della pace e della solidarietà tra gli uomini e le donne del nostro tempo”. In particolare, le Chiese cristiane che sono in Italia “si adopereranno con spirito di servizio per: la tutela della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio; la promozione della pace e del dialogo tra popoli, culture e religioni; l’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono; la custodia del creato come dono affidato alla nostra responsabilità comune; la lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa”.

“Siamo consapevoli che solo una testimonianza concorde, pur nella diversità, può essere segno credibile dell’amore di Cristo per il mondo – dichiarano le Chiese aderenti, all’articolo 4 -. Ci impegniamo a collaborare per riuscire ad annunciare nel modo migliore il Vangelo nella società secolarizzata e post-secolare. Ci impegniamo ad assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società”. E ancora: “Ci impegniamo a promuovere la libertà e la pari dignità di ogni confessione cristiana e religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società”.

Sottoscritto anche l’impegno “al rispetto della libertà di coscienza di ogni persona”, e “a perseguire la libertà religiosa per ogni persona”. Inoltre, “ogni Chiesa si farà promotrice, al proprio interno, di iniziative che favoriscano la conoscenza e la stima reciproca tra i fedeli delle diverse confessioni cristiane”.

Hanno sottoscritto il Patto, per la Chiesa cattolica, il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei; per la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, mons. Polykarpos Stavropoulos, metropolita d’Italia ed esarca dell’Europa Meridionale; per la Diocesi Ortodossa Romena, Siluan; per la Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Carsten Gerdes; per la Chiesa Ortodossa Bulgara, Ivan Ivanov; per la Chiesa Evangelica Valdese, la moderatora Alessandra Trotta; per l’ Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Alessandro Spanu: per la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, il presidente Daniele Garrone; per la Chiesa Evangelica della Riconciliazione, Giovanni Traettino; per la Chiesa Apostolica Armena d’Italia, Nerses Harutyunyan: per l’Amministrazione delle parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia, Ambrogio Matsegora; per la Chiesa d’Inghilterra, Jules Cave Bergquist; per la Chiesa Serbo Ortodossa, Dusan Dukanovic; per l’ Esercito della Salvezza, Lidia Bruno; per la Chiesa Copta di Milano, Shenuda Gerges; per la Chiesa di Scozia, Tara Curlewis; in rappresentanza dell’ Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia, Lucda Anziani; per la Comunione Chiese Libere, il delegato, Eduardo Zumpan.

Zuppi, “Italia sempre più pluriconfessionale e plurireligiosa”, ma “la divisione dei cristiani ci rende deboli di fronte al mondo”

“Negli ultimi tre anni i Responsabili delle Chiese cristiane che sono in Italia si sono incontrati stabilmente. Ognuno con la propria storia, progettualità, difficoltà, visione. La comunione non è mai uniformità – ha detto il card. Zuppi nel suo saluto -. Tanti documenti sono stati scritti nella storia del cammino ecumenico. Non possiamo, però, non interrogarci sulla ricaduta nelle nostre comunità e sulla necessità di passare da un importante condominio all’unità. L’ultimo – appena aggiornato – è la Charta Oecumenica. Dobbiamo ammettere che questi documenti hanno inciso ancora poco nelle nostre comunità e devono ancora diventare storia e nuovi legami nelle nostre Chiese. Sarà il nostro sforzo. Quello che è stato a cuore ai Responsabili delle Chiese nel cammino di questi anni è la testimonianza che queste possono dare nel contesto italiano, sempre più pluriconfessionale e plurireligioso”. E “dobbiamo sempre ricordarci come la divisione dei cristiani ci renda deboli di fronte al mondo”. ha avvertito l’arcivescovo di Bologna.

Polycarpos, “in un mondo ferito da conflitti armati necessaria la testimonianza comune dei cristiani”

“In un mondo ferito da conflitti armati, da ingiustizie strutturali, da migrazioni forzate e da una crisi ecologica che interpella la coscienza dell’umanità, la testimonianza comune dei cristiani appare non solo desiderabile, ma necessaria”, ha affermato il metropolita Polycarpos Stavropoulos. “Le Chiese sono chiamate a essere voce profetica per i senza voce, segno di speranza per i poveri, rifugio per i feriti della storia e custodi della dignità di ogni persona creata a immagine e somiglianza di Dio. La cura del creato, dono affidato all’umanità, diviene così luogo di responsabilità condivisa e spazio concreto di conversione”. Secondo Polycarpos, “questo raduno delle Chiese non si configura come un evento meramente storico né come una semplice iniziativa di carattere organizzativo, ma si manifesta quale segno dei tempi”, ha detto il Metropolita. “Esso è frutto di un lungo e paziente cammino, maturato attraverso incontri intensificatisi nel corso degli ultimi tre anni”, e “in un’epoca segnata da profonde lacerazioni, da guerre fratricide, da smarrimento spirituale e da una crescente dimenticanza di Dio, lo Spirito Santo convoca ancora una volta coloro che portano il nome di Cristo affinché, nella diversità delle tradizioni e dei carismi, rendano testimonianza all’unica fede apostolica e alla speranza che non delude”.

Garrone (Fcei), “contrastare il sempre più diffuso utilizzo di aggressivi riferimenti religiosi – anche cristiani – nella propaganda politica e ideologica”

Per il pastore Daniele Garrone, presidente della Fcei, “le nostre Chiese possono dare un contributo alla ricerca della pace anche contrastando il sempre più diffuso e trasversale utilizzo di aggressivi riferimenti religiosi – anche cristiani – nella propaganda politica e ideologica, campagne in nome di Dio con esiti non di rado violenti, contrastando il diffondersi dell’antisemitismo, dell’anti islamismo, denunciando le persecuzioni religiose”. “Le modalità di dialogo tra storie e identità diverse, la valorizzazione delle alterità che abbiamo imparato nel cammino ecumenico possono essere un contributo al confronto nello spazio pubblico, sempre più fatto di reazioni viscerali, di slogan anziché di idee, di propaganda anziché di analisi e ragionamenti, di contrapposizioni anziché di interlocuzioni”, ha aggiunto. Secondo Garrone, la sottoscrizione di un “Patto per un cammino comune di testimonianza”, “sarà insieme il sigillo di ciò che abbiamo costruito in questi ultimi anni, ma anche e soprattutto preludio al proseguimento della strada imboccata, che abbiamo definito ‘via italiana al dialogo’. L’attesa è dunque di essere rafforzati e motivati a camminare ancora insieme”.

[Foto: Conferenza Episcopale Italiana]