Presentato a Roma il volume “Sedici Schede per conoscere l’Ebraismo”. Il lavoro congiunto di CEI e UCEI: “una buona prassi italiana”

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ROMA – Si è tenuto il 5 novembre a Palazzo Borromeo, l’evento di presentazione del volume “Sedici Schede per conoscere l’Ebraismo. Il lavoro congiunto di CEI e UCEI: una buona prassi italiana”, organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI).

Dopo i saluti introduttivi dell’Ambasciatore Francesco Di Nitto, sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente della CEI, Cardinale Zuppi, la Presidente dell’UCEI, Noemi Di Segni, il Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, Rav Alfonso Pedatzur Arbib, il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, Rav Riccardo Shemuel Di Segni, e il Vescovo di Pinerolo e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, Mons. Derio Olivero. Tra il pubblico presente si segnalano: Padre Norbert Hofmann, Segretario della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo del Dicastero per il Dialogo Ecumenico, il Generale Pasquale Angelosanto, Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo, e l’Ambasciatore Luigi Maccotta, Capo della Delegazione italiana alla International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA).

Nel 60mo anniversario della dichiarazione Nostra Aetate, l’evento ha permesso di valorizzare una buona prassi italiana di collaborazione tra CEI e UCEI che, attraverso un dialogo aperto, nel rispetto delle differenze e nella approfondita conoscenza delle tradizioni, ha consentito di redigere congiuntamente Schede per una corretta conoscenza e trasmissione dell’Ebraismo, riaffermando al tempo stesso l’impegno comune contro ogni forma di antisemitismo.

Le Schede, frutto di anni di lavoro comune per assicurare alla scuola italiana testi di qualità, ma utili anche in altri settori al di fuori del sistema strettamente formativo, rappresentano una buona prassi italiana, basata sull’ascolto, sullo studio e sull’approfondimento e replicabile anche in altri contesti, promuovendo la conoscenza come vero antidoto a ogni forma di discriminazione.

Attraverso un dialogo aperto, nel rispetto delle differenze e nella approfondita conoscenza delle tradizioni, CEI e UCEI hanno messo a punto congiuntamente Sedici Schede per una corretta conoscenza e trasmissione dell’Ebraismo, disponibili anche online in italiano e in inglese (https://unedi.chiesacattolica.it/2025/02/07/16-schede-per-conoscere-lebraismo/).

Oggi il lavoro congiunto di CEI e UCEI continua, l’ambito di impiego delle Schede è più ampio di quello scolastico e il metodo individuato rappresenta una buona prassi, replicabile anche in altri contesti.

Noemi Di Segni, “un frutteto da coltivare”

La famosa crisi del settimo anno non c’è stata. È anzi il momento della “collaboranza”, neologismo che deriva dalla fusione tra i termini “collaborazione” e “alleanza”. Lo ha evocato Livia Ottolenghi e accanto a lei sorrideva soddisfatto don Giuliano Savina, rispettivamente assessore all’educazione e ai giovani dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) e direttore dell’ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), che assieme hanno presentato le “Sedici schede per conoscere l’Ebraismo” realizzate da Ucei e Cei per una corretta conoscenza e trasmissione dell’ebraismo nelle scuole.

Nel settimo anno da quando i primi semi del progetto sono stati piantati, l’incontro a Palazzo Borromeo, la sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, ha permesso di fare il punto sull’arco finora percorso e sugli obiettivi futuri. «Un momento commovente, è come trovarsi in un frutteto dopo aver partecipato alla semina», ha dichiarato in apertura di serata la presidente Ucei Noemi Di Segni, sottolineando come il frutteto non sia la meta ma uno spazio di «duro lavoro» per proseguire l’opera, finalizzato al raccolto e alla distribuzione a valle. E quindi orientato alla sfida di «far ramificare questi frutti e approfondire le radici», perché l’antisemitismo si fonda sull’antigiudaismo e ciò, ha ricordato Di Segni, si riflette anche nel modo in cui si racconta Israele. «Il dialogo esige la conoscenza dell’altro», aveva detto prima di lei il vescovo Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo. In tal senso il suo pensiero è che «la frequentazione delle schede potrà aiutare gli studenti ad allargare i propri orizzonti per arricchire la propria identità, nel pieno rispetto dell’identità altrui».

La serata, introdotta da Francesco Di Nitto, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, è proseguita con due sessioni moderate da Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei e rav Ariel Di Porto, membro del Consiglio dell’Assemblea Rabbinica Italiana (Ari) e della Consulta Rabbinica.

Nella prima, Ottolenghi e Savina si sono soffermati su “Il metodo italiano” alla base di questo sforzo congiunto. Nella seconda, intitolata “Una buona prassi per la corretta conoscenza dell’ebraismo”, hanno preso la parola l’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, e il rabbino capo di Milano e presidente dell’Ari Alfonso Arbib. «Stiamo attraversando momenti di storia difficili, ma il dialogo fraterno è l’unica via», ha affermato Zuppi.

«L’amicizia vera non ignora le difficoltà, ma le affronta. Non bisogna mai abbassare la guardia sull’antisemitismo», ha proseguito il presidente della Cei. Quando il lavoro sulle schede ha preso il via «l’antisemitismo c’era, ma oggi è un problema drammatico», ha rilevato Arbib, collegato a distanza. «Torna anche nel mondo cattolico, tocca in particolare i giovani. Queste schede sono uno strumento utile per affrontarlo, per combattere le falsità e andare al di là dell’apparenza». Per Di Segni «c’è bisogno di ricominciare» e di lavorare sulla conoscenza, valorizzando un’identità ebraica positiva. In quest’ottica, «abbiamo capovolto un sistema e aperto alla necessità di educare e formare» per rendere i cristiani più consapevoli sull’ebraismo e quindi su quelle che «sono le loro radici».

[Fonti: Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, Moked/Pafine Ebraiche; Foto: Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede]