Prodi, “l’uso politico della religione mina la democrazia”

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L’ex premier ed ex presidente della Commissione Ue interviene al convegno in Campidoglio in ricordo del deputato Mimmo Lucà.

«Siamo di fronte a un cambiamento impressionante dell’uso della religione in politica. Dalla Polonia agli Stati Uniti, assistiamo a una strumentalizzazione che ha dimenticato il comandamento più semplice: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. È un’involuzione che mina la democrazia, perché trasforma l’identità in un’arma e l’appartenenza in esclusione». Con queste parole Romano Prodi ha aperto il suo intervento all’incontro “Da credente nella sinistra – Mimmo Lucà”, promosso dalla Fondazione Achille Grandi in collaborazione cone ACLI nazionali, che si è tenuto ieri nella Sala della Protomoteca in Campidoglio.

Prodi ha sottolineato come oggi manchi in Europa «una figura intellettuale ed etica di riferimento comune, capace di tenere insieme valori, cultura e verità», e ha richiamato l’urgenza di un nuovo senso morale di fronte alle crescenti diseguaglianze: «Quarant’anni fa mi scandalizzava una differenza salariale di quaranta volte, oggi ne accettiamo una di quattrocento senza reagire. Questa assuefazione alle disuguaglianze è un problema morale prima ancora che economico».

Il Presidente nazionale delle ACLI Emiliano Manfredonia ha ricordato come l’eredità di Mimmo Lucà – ex deputato Ds e Pd, già presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, scomparso nel febbraio scorso – resti viva nell’impegno sociale e politico di oggi: «Molte delle speranze di quegli anni andarono tradite, ma è significativo notare che le tre direttrici fondamentali di allora siano ancora attuali per quanto ci riguarda: la riforma della politica, il ruolo del Terzo settore e la centralità – oggi più che mai – della pace come questione politica. Una politica che neutralizzi incessantemente la guerra trasformando i fronti in confronti, gettando ponti dove si scavano trincee di odio e creando comunicazione dove ci sono solo scambi di invettive.»

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, portando i saluti della città, ha sottolineato il valore politico e spirituale dell’impegno di Lucà: «Oggi abbiamo più che mai bisogno del contributo delle donne e degli uomini di fede. Non perché tutti debbano credere, ma perché quella particolare risorsa — l’idea della fraternità e della carità — è l’antidoto all’individualismo e alla frammentazione dei bisogni che il pensiero neoliberale ha prodotto. È una lezione che Mimmo Lucà ci ha lasciato: portare la fede dentro la politica, non fuori da essa».

Il presidente della Fondazione Achille Grandi Antonio Russo ha ricordato l’impronta lasciata da Lucà nella costruzione del welfare italiano: «Mimmo Lucà è stato un riformista capace di uno sguardo lungo, capace di lasciare un’impronta. La sua visione del welfare è stata quella di una società equa, dove diritti e opportunità siano davvero per tutti. Con la legge 328 del 2000 e la riforma dei Patronati, ha indicato una strada chiara: un welfare di comunità, partecipato, costruito dal basso, in cui cittadini, istituzioni e terzo settore camminano insieme. È questa la lezione più attuale di Mimmo Lucà».

Gianni Cuperlo ha infine messo in guardia dal rischio di una politica guidata dalla paura più che dalla speranza: «La destra ha capito una cosa pericolosissima: quando la speranza smette di smuovere gli animi, l’unico sentimento capace di conquistare i popoli è la paura. E se quella paura si trasforma in odio, allora si chiude il cerchio contro i principi che hanno fondato la nostra democrazia. Mimmo Lucà, invece, ci ricordava che cambiare il mondo non è follia: è giustizia».

Nel suo intervento, Livia Turco ha riflettuto sulla necessità di costruire una sinistra plurale capace di comprendere il presente: «Il partito plurale oggi, dentro un mondo che sta radicalmente cambiando, deve prima di tutto condividere l’analisi del cambiamento. Senza un’analisi condivisa non ci può essere progetto condiviso. […] È avvenuta una rivolta della dignità umana. Il bisogno di sentirsi umani dopo aver visto lo strazio dei bimbi di Gaza è un fatto straordinario che va raccolto nella sua profondità, perché rompe l’assuefazione alla disumanità che è diventata una caratteristica del nostro tempo».

L’incontro, introdotto da Claudio Sardo, ha visto la partecipazione di numerosi relatori — Dolores Deidda, Valentino Castellani, Paolo Corsini — che hanno ricordato la figura e l’impegno di Mimmo Lucà, uomo di dialogo e di azione, capace di coniugare fede, politica e riformismo in un’unica visione di giustizia sociale e di pace.

[Foto: Romano Prodi]