Rome Med Dialogues, "ripensare la sicurezza nel Mediterraneo"

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Si conclude oggi l’extraordinary meeting dei Rome MED Dialogues, che ha riunito 100 esperti da oltre 35 paesi. L’Italia si ripropone come ponte tra il Mediterraneo e l’Europa. Leggiamo il punto dell'ISPI.

Dalla guerra a Gaza all’intensificarsi delle tensioni sul Mar Rosso e l’incognita iraniana: sono stati questi i temi dell’ extraordinary meeting dei Rome MED Dialogues, che ieri e oggi ha riunito nella capitale 100 esperti da oltre 35 paesi. L’iniziativa, promossa da ISPI e MAECI, ha visto la presenza di esperti e analisti, riuniti per discutere delle principali sfide nel Mediterraneo e rafforzare la cooperazione intra-regionale, intorno a quattro pilastri; “Sicurezza condivisa”; “Prosperità condivisa”; “Migrazioni”; “Cultura e società civile”. Tra le sfide principali che riguardano l’area MENA e che hanno profonde conseguenze soprattutto sull’Europa, c’è il tema degli attacchi Houthi alle navi in transito nel Mar Rosso. A tal proposito, il Vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato oggi l’imminente avvio di un’operazione militare internazionale, navale e aerea, di cui l'Italia avrà il comando marittimo operativo. Intervenendo ai MED Dialogues, Tajani ha chiarito che “non saranno missioni di accompagno, ma di difesa operativa: se c'è un attacco, si reagisce”, precisando che “le regole di ingaggio sono di reazione militare ad attacchi con missili o marittimi”.

Grande frammentazione?

Gli attacchi Houthi, che hanno messo in crisi la libertà di circolazione nel Mar Rosso, sono frutto delle grandi divisioni che caratterizzano oggi lo scenario internazionale. La guerra Hamas-Israele, insieme alla guerra in corso in Ucraina e l’aumento delle tensioni a livello globale, spingono verso un ripensamento degli equilibri mondiali. Nel corso della due giorni di incontri sono emerse questioni chiave come il crescente divario tra ‘Nord’ e ‘Sud’  del mondo, corredato da accuse di ‘doppi standard’, rivolte all’Occidente soprattutto in relazione agli scenari di crisi, e un rinnovato slancio diplomatico e politico da parte di Russia e Cina, finalizzato ad allargare le relative sfere di influenza soprattutto in Africa. Più in generale, quello a cui assistiamo con sempre maggior frequenza è una ‘grande frammentazione’ dell’ordine mondiale resa possibile anche dalla progressiva perdita di credibilità ed efficacia dei contesti multilaterali, Nazioni Unite in primis. In questo contesto, gli eventi in corso nella regione mediterranea stanno contribuendo a trasformare la governance globale e le relazioni internazionali in un mondo sempre più incerto e a geometrie variabili.

La normalizzazione è ancora possibile?

In un momento in cui si prevede già un rallentamento della crescita, la guerra Hamas-Israele rischia di avere un impatto negativo sulle economie MENA. Mentre i settori energetico e finanziario risultano meno esposti, altri settori critici quali il commercio, il turismo e gli investimenti, per non parlare della sicurezza alimentare in una regione già in affanno, rischiano di subire seri contraccolpi. Una prospettiva che non riguarda solo israeliani e palestinesi e che ancora una volta dimostra quanto stabilità politica e crescita economica siano inevitabilmente correlate. La situazione attuale, pertanto, solleva interrogativi cruciali sulla resilienza delle economie regionali e sulla loro capacità di sopportare shock molteplici e sul ruolo proattivo della cooperazione economica nel mitigare le tensioni geopolitiche. Se per ora una battuta d’arresto degli Accordi di Abramo sembra cosa certa, questo non implica la fine del processo di normalizzazione tra paesi arabi e Israele. Gli Stati della regione sanno bene che il riavvicinamento è un esito inevitabile per i vantaggi che comporta  in termini di sfruttamento dei benefici di una pace regionale, dal punto di vista della crescita e della sicurezza.

Guardare al futuro?

A quattro mesi dal brutale attacco di Hamas e dopo la guerra scatenata in risposta da Israele contro la Striscia di Gaza, sul “giorno dopo” regna l’incertezza. Lo spettro di un’escalation del conflitto incombe sul Medio Oriente e sulle prospettive di pace e sicurezza della regione nel lungo periodo, mentre la crescente influenza dell’Iran introduce nuove e complesse sfide per la stabilità regionale. In un momento così delicato, la comunità internazionale è chiamata a giocare un ruolo cruciale: l’obiettivo è quello di sviluppare una robusta cornice politica e di sicurezza che possa contrastare il moltiplicarsi di scenari di crisi restituendo centralità ad un’area strategica per la politica estera italiana ed europea. È l’auspicio che arriva dalla Conferenza degli esperti dei MED Dialogues, attraverso la definizione condivisa di un ripensamento della sicurezza, per il rilancio della regione: che dalla devastazione di Gaza, il Mediterraneo torni ad essere spazio di crescita e sviluppo per i suoi popoli, oltre che cerniera di congiunzione tra Europa, Africa e Asia.

(Fonte e Foto: ISPI)