
Scuola: Libera sul nuovo decreto, "il tetto del 30% è misura discriminatoria e di propaganda. Il vero nodo sono le disuguaglianze da rimuovere"

L’approvazione del nuovo decreto-legge sulla scuola, che tra i vari interventi introduce un tetto del 30% di presenze di studenti e studentesse con background migratorio nelle classi prime della scuola primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado, suscita la ferma presa di posizione di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
"Siamo davanti ad una misura che ha più un sapore di propaganda che di reale attenzione alla crescita e alla qualità dello studio di studenti e studentesse", si legge nella nota diffusa da Libera. "Un limite numerico e linguistico che, se superato, rischia di tradursi nel trasferimento di studenti e studentesse in un altro istituto. Ciò che colpisce di questo decreto è la narrazione discriminatoria che continua a essere perpetrata: una misura che, qualora applicata, sancirebbe ancora una volta una ghettizzazione ed esclusione delle persone più fragili".
"Un divario e una barriera linguistica non dovrebbero diventare motivo di esclusione, punizione e umiliazione», prosegue la nota. «La povertà, sia essa sociale, culturale o economica, non può essere considerata una colpa: dietro un criterio come questo sembra celarsi un approccio di presunzione culturale assolutamente etnocentrico. La lotta alle mafie non si combatte solo nelle aule di tribunale, ma prima di tutto in quelle scolastiche. È nella scuola che si costruisce quell'antimafia sociale fatta di diritti, opportunità e relazioni che toglie ossigeno alla criminalità organizzata. Lo dimostra l'esperienza di chi, come don Pino Puglisi a Brancaccio, ha scelto di sottrarre i ragazzi alla strada attraverso l'educazione e l'accoglienza. Una scuola che seleziona e respinge rinuncia a questa funzione e finisce, senza volerlo, per fare il gioco di chi prospera sull'esclusione".
L'associazione fondata da don Luigi Ciotti contrappone alla logica dei tetti numerici la visione di una comunità educante aperta e partecipativa: "Come Libera guardiamo da sempre a un altro modello di scuola: uno spazio che possa nutrirsi e crescere nella cura delle relazioni tra studenti e tra studenti e docenti, un percorso in cui si impara prima di tutto a diventare cittadini e cittadine, in cui si abbracciano tutte le soggettività. La scuola dovrebbe essere uno dei primi luoghi in cui sentirsi liberi e al sicuro. La crescita e la formazione sono un continuo scambio di arricchimento reciproco, in cui la lingua o la provenienza non possono rappresentare vincoli e ostacoli, ma piuttosto delle leve per stimolare le intelligenze e la vivacità di bambine e bambini, ancora privi di sovrastrutture culturali".
Secondo Libera, l'intervento legislativo elude le reali emergenze del sistema scolastico italiano: "Il problema non è rappresentato dal numero degli studenti con background migratorio presenti nelle classi, ma il vero nodo sono le disuguaglianze economiche, sociali e culturali da rimuovere. Allora, anziché limitarsi a imporre una soglia numerica, bisognerebbe pensare a stabilizzare gli insegnanti precari, introdurre la figura dei mediatori culturali nelle scuole, ancora poco conosciuti nella loro professionalità, investire nell'edilizia scolastica, guardare ai modelli di scuola che, nel nostro Paese, sono diventati fiori all'occhiello per le pratiche di insegnamento interculturale, e sostenere i percorsi che tante associazioni continuano a portare avanti dentro e fuori la scuola, un patrimonio e una ricchezza per i ragazzi più fragili che rischiamo di perdere strada facendo".
L'impegno dell'associazione prosegue dunque nei territori e nelle aule: "Come Libera, nel solco del testo costituzionale, continueremo a tutelare e promuovere un modello di scuola pubblica e libera, insieme alle nostre reti di docenti e alle migliaia di studenti e studentesse che ogni anno incontriamo in tutta Italia, a pochi giorni dal suono della campanella scolastica".
[Foto: Piuculture]



