Spadaro, “cosa intende papa Leone per libertà”

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In tre distinti discorsi, Leone XIV ha definito la vera libertà come fondata sulla coscienza individuale, sulla dignità umana e sulla cura della comunità, mettendo in guardia contro le contraffazioni del potere, del controllo algoritmico e della forza militare. L’analisi di p. Antonio Spadaro su Global Catholic.

Di P. Antonio Spadaro, SJ, da Global Catholic

Nel corso di quarantotto ore, tra il 21 e il 22 agosto, Papa Leone XIV ha riproposto lo stesso argomento per ben tre volte a un pubblico pressoché identico.

Il 21 agosto ha ricevuto a Roma una delegazione della Rete Internazionale dei Legislatori Cattolici per una conferenza sull’intelligenza artificiale.

La mattina del 22 agosto, è volato a San Marino, la piccola repubblica indipendente incastonata tra le colline del nord Italia. Autogovernata dal IV secolo, ha come motto la parola “Libertà”.

Quel pomeriggio, si trovava a Rimini, sulla costa adriatica, per partecipare all’Incontro per l’Amicizia tra i Popoli, il raduno estivo del movimento Comunione e Liberazione.

Tre sale, un unico tema: la libertà.

Ha iniziato chiarendo due significati familiari. Libertà significa più che un Paese non obbedisca agli ordini di un altro, e non è il diritto del proprietario di una tecnologia di farne ciò che vuole.

Ai legislatori, ha posto la questione che nessuna normativa tecnica può risolvere: non ciò che siamo in grado di fare, ma ciò che dovremmo fare.

Quindi, due condizioni. La prima è la coscienza. Non c’è libertà pubblica dove le persone non sono libere interiormente.

A San Marino, ha invocato Thomas More, il cancelliere inglese giustiziato per essersi rifiutato di cedere al suo re, e gli uomini e le donne in molte parti del mondo che ancora oggi pagano per quel rifiuto.

La seconda condizione sono gli altri: la libertà cresce quando è condivisa.

Da ciò, Leone ha tratto un principio guida e lo ha consegnato alle autorità sammarinesi. Una civiltà si misura dalla cura che offre, non dalla forza di cui dispone.

Secondo questo principio, ha detto, è facile individuare le contraffazioni.

Esistono progetti politici ed economici che si presentano in nome della libertà, ma che in realtà sono al servizio del potere e dei suoi idoli. E’ stata la frase più dura dei tre discorsi, e Leone non ha fatto nomi.

Il giorno prima, aveva descritto come funziona l’inganno nell’era digitale. Algoritmi che decidono chi è visibile e chi rimane invisibile. Piattaforme che orientano il dibattito pubblico senza dover rendere conto a nessuno.

Paesi poveri sempre più dipendenti dalla tecnologia di quelli ricchi, per cui il Papa ha usato il termine colonialismo, e un appello a leggi che tutelino la privacy, impongano trasparenza e sostengano le famiglie.

A Rimini, ha aggiunto la versione militare: il realismo di chi riarma le nazioni in nome della sicurezza.

Le politiche che ne emergono sono piuttosto chiare. Decisioni prese vicino alle persone che ne sono direttamente interessate, tutela della vita, diplomazia e negoziato multilaterale al posto della forza.

Quanto alla Chiesa, Leone ha chiesto di non avere alcuna influenza. Ha detto ai giovani di Rimini che perderne una parte è stato un guadagno, perché obbliga la Chiesa a confidare nel Vangelo piuttosto che nel proprio peso. La Chiesa attrae, non recluta, e la verità si incontra solo nella libertà.

Dietro a tutto ciò si cela l’immagine che veicola la sua enciclica Magnifica Humanitas: la torre di Babele, costruita per crearsi un nome, e Neemia, che ricostruì Gerusalemme, partendo dalle persone e solo in seguito dalle pietre.

La libertà, secondo Leone, si costruisce nel secondo modo. Questo è il suo messaggio per ora.

[Fonte: Global Catholic (nostra traduzione); Foto: Vatican Media]