
Storico incontro del Papa con l’arcivescova di Canterbury, prima donna al vertice della Chiesa anglicana. “Oltre le divisioni per essere testimoni di pace”

E’ stato un incontro storico quello di stamane in Vaticano tra papa Leone XIV e la nuova arcivescova di Canterbury, Sarah Mullally, prima donna ad essere eletta al vertice della Comunione anglicana, insediatasi ufficialmente lo scorso 25 marzo.
E a proposito della sua visita, il Papa ha voluto subito sottolineare nel proprio discorso che essa “riporta alla mente il memorabile incontro, sessant’anni fa, tra san Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey, il cui anniversario lei ha celebrato con il cardinale Koch nella Cattedrale di Canterbury la mattina dopo la sua intronizzazione. Da allora, gli arcivescovi di Canterbury e i vescovi di Roma hanno continuato a incontrarsi per pregare insieme, e sono lieto che oggi proseguiamo questa tradizione”.
Ricordando quindi l’invito di Gesù a “essere messaggeri della sua pace”, e il fatto che “la pace del Signore risorto è ‘disarmata’”, “perché lui ha sempre risposto alla violenza e all’aggressione in modo disarmato, invitandoci a fare lo stesso”, papa Leone ha detto di ritenere “che i cristiani debbano dare insieme una testimonianza profetica e umile di questa realtà profonda”.
“Mentre il nostro mondo sofferente ha un profondo bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere efficaci portatori di quella pace – ha detto -. Se vogliamo che il mondo prenda a cuore la nostra predicazione, pertanto, dobbiamo essere costanti nelle nostre preghiere e nei nostri sforzi per rimuovere qualsiasi pietra d’inciampo che ostacoli la proclamazione del Vangelo”. “L’attenzione al bisogno di unità ai fini di una evangelizzazione più feconda è stato un tema ricorrente di tutto il mio ministero – ha aggiunto -: di fatto, è rispecchiato dal motto che ho scelto quando sono stato nominato vescovo: In Illo uno unum, ‘Nell’unico Cristo siamo uno’ (Sant’Agostino, Enarr. in Ps., 127, 3)”.
“Certamente questo cammino ecumenico è stato complesso – ha riconosciuto il Pontefice -. Sebbene siano stato compiuti molti progressi su questioni storicamente divisive, negli ultimi decenni sono sorti nuovi problemi, rendendo il cammino verso la piena comunione più difficile da discernere. So che anche la Comunione Anglicana sta affrontando molte delle stesse questioni al presente. Tuttavia, non dobbiamo permettere a queste sfide costanti di impedirci di cogliere ogni occasione possibile per proclamare insieme Cristo al mondo”. Prevost ha anche richiamato quanto disse papa Francesco ai Primati della Comunione Anglicana nel 2024: “Sarebbe uno scandalo se, a causa delle divisioni, non realizzassimo la nostra comune vocazione di far conoscere Cristo”.
“Da parte mia, aggiungo che sarebbe uno scandalo anche se non continuassimo a lavorare per superare le nostre differenze, per quanto possano sembrare insormontabili”, ha detto ancora. “Nella preghiera e nell’umiltà, cerchiamo quell’unità che è il volere di Dio per tutti i suoi discepoli”, ha concluso Leone XIV.
Il Papa e Sua Grazia Sarah Mullally hanno anche avuto un momento di preghiera comune nella Cappella Urbano VIII. Nell’ambito della sua visita di quattro giorni a Roma, la Primate anglicana si è tra l’altro recata in preghiera presso la Tomba di San Paolo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, luogo della firma nel 1966 della Dichiarazione Congiunta, oltre a incontri con i funzionari del Dicastero per l’Unità dei Cristiani, la visita ai Musei Vaticani, quelle alle basiliche di san Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore. Nella delegazione britannica c’è anche mons. Richard Moth, arcivescovo cattolico di Westminster. L’udienza in Vaticano, si legge sul sito del Centro anglicano di Roma, si proponeva di approfondire i legami di comunione, affermare una testimonianza condivisa e incoraggiare una collaborazione continua sia a livello globale che locale. Tra i presenti all’udienza, anche il direttore del Centro anglicano a Roma, il vescovo Anthony Ball, che questa sera – nella funzione con canti corali presso la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola – sarà nominato Rappresentante dell’arcivescova Mullally presso la Santa Sede.
“Nel mondo di oggi, siamo chiamati a vivere e predicare il Vangelo con rinnovata chiarezza”, sono le parole che la primate anglicana ha rivolto al Papa. “Di fronte a una violenza disumana, a profonde divisioni e a rapidi cambiamenti sociali, dobbiamo continuare a raccontare una storia di speranza: che ogni vita umana ha un valore infinito perché siamo figli preziosi di Dio; che la famiglia umana è chiamata a vivere come fratelli e sorelle; che dobbiamo quindi lavorare insieme per il bene comune, costruendo sempre ponti, mai muri; che i più poveri tra noi sono i più vicini al cuore di Dio; e che le forze della morte sono vinte dalla vita risorta di Cristo. Questa è la visione di Gesù Cristo: è su questa che dobbiamo fissare lo sguardo negli anni a venire”. L’arcivescova di Canterbury si compiaciuta del recente viaggio apostolico del Pontefice in Africa “pieno di vita e di gioia. Il mondo aveva bisogno di questo messaggio in questo momento: grazie”. Anche per Mullally è vicino, a luglio, una missione nel continente africano, in Ghana e Camerun. Stare accanto agli altri “nella loro sofferenza e tristezza, ma anche nella loro guarigione e gioia”, è l’impegno che oggi ha rinnovato.
L’omelia di stasera a Sant’Ignazio sarà tenuta dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Il pellegrinaggio dell’arcivescovo si concluderà domani con le visite al Centro per rifugiati Joel Nafuma (JNRC) presso la basilica di San Paolo entro le Mura e ai progetti gestiti dalla Comunità di Sant’Egidio.
[Foto: Vatican Media]



