Ucraina: il Mean, “di nuovo in viaggio per Kharkiv”

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“Non ci piace chiamarli ‘aiuti umanitari’, perché dà l’idea di assistenza ai bisognosi. I nostri interlocutori non sono ‘bisognosi’, e non sono ‘una popolazione in difficoltà’. Sono Sergii, Mariia, Victor, Helena, Hanna … li conosciamo tutti, li sentiamo quasi ogni giorno (sia benedetto google translate!) e hanno tutta la nostra ammirazione. Sono sindaci e amministratori in zona di conflitto, sul confine nord orientale, che davvero combattono ogni giorno la loro guerra per alleviare le fatiche e le privazioni dei loro concittadini, sono maestre che inventano di tutto per garantire ai loro alunni il diritto allo studio e alla socialità (e ci mandano dei disegni bellissimi!), sono medici che vorrebbero moltiplicarsi per far fronte alle moltiplicate necessità di cura (noi conosciamo la sindrome da stress post traumatico dai film americani, ma dopo quattro anni di guerra questa è ormai un’emergenza angosciante in Ucraina)”.

E’ il racconto del Mean (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) che riferisce della nuova spedizione partita venersì da Milano e diretta a Kharkiv, frutto della collaborazione tra associazioni, scuole, enti e tanti donatori.

Il carico — composto da generatori di corrente, materiale igienico-sanitario, attrezzature sportive, cibo per animali, materiale scolastico e reti antidrone per la protezione delle scuole — nasce da richieste dei partner ucraini e vuole essere un segno concreto di vicinanza e cooperazione.

È anche un modo per ringraziare tutte le realtà che hanno contribuito e per condividere il valore di una solidarietà costruita insieme, in risposta ai bisogni reali di chi vive quotidianamente la guerra.

Ecco allora che il carico partito da Milano per Kharkiv, dopo la spedizione di metà dicembre, rappresenta una collaborazione almeno alla pari ed è esattamente composto a misura di chi lo riceverà.

“Ci hanno chiesto generatori di corrente – spiega Il Mean -, perché missili e droni colpiscono con chirurgica freddezza le centrali elettriche e termiche per far guerra alla popolazione: ne abbiamo spediti undici, tra quelli che ci sono stati donati (dall’Ordine Secolare Francescano, da privati, dall’Associazione Amicizia Italia Ucraina di Cernusco, perché, grazie a Dio, non ci facciamo concorrenza) a quelli che siamo riusciti a comprare con le offerte ricevute”.

“Serve materiale igienico sanitario per il centro di transito per sfollati di Lozova e abbiamo raccolto, da donazioni, amuchina, saponi, lenzuola monouso, assorbenti, salviettine igieniche et similia“.

Le associazioni sportive “hanno bisogno di palloni da basket, calcio e pallavolo: in realtà, ci sono arrivate palle e palloni d’ogni tipo (Bonate Sopra ne ha raccolto nell’area bergamasca) e, nel dubbio, abbiamo imballato tutto quanto”.

“Una richiesta che ci ha sorpreso è stata quella di cibo per cani e gatti da lasciare nei rifugi – dicono ancora gli attivisti del Mean -. Come non ci avevamo pensato? Col gelo di questo inverno rigido non possono rimanere per strada, povere bestie. Ci ha pensato una scuola di Treviglio”.

Da Mondovì “è arrivato il materiale scolastico raccolto dagli studenti di un liceo”, mentre direttamente da una fabbrica di Brescia (con un ordine costoso, per cui ancora si stanno raccogliendo fondi) il tir del Mean ha caricato “il primo lotto di reti antidrone che ci hanno richiesto da una scuola primaria di Kharkiv (per i Patriot ancora non ci siamo)”.

“Non sappiamo se ci sia più da piangere o più da indignarsi al pensiero che dobbiamo mandare delle reti per proteggere i bambini sui banchi di scuola, ma è uno scandalo che va gridato, lo devono sapere tutti”, viene aggiunto.

“Tutto questo fa diciassette bancali di carico – conclude il Mean -. Una goccia nel mare, sappiamo, ma il valore aggiunto è quello della collaborazione, tra noi in Italia (senza dimenticare il prezioso supporto logistico di ARCA a Milano) e con la società civile ucraina, fatta di persone e associazioni che resistono, resistono, resistono. Noi ci siamo”.

[Foto: Mean]