Zuppi, “cessate il fuoco in Medio Oriente, la guerra non sia una spirale che faccia precipitare tutti in una voragine”

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L’introduzione del cardinale presidente della Cei ai lavori del Consiglio episcopale permanente. Sul referendum: “l’equilibrio tra i poteri dello Stato preziosa eredità che tutti devono preservare”.

ROMA, 23 MARZO – “All’inizio di questa sessione desidero rinnovare la nostra vicinanza alle Chiese del Medio Oriente, segnate ancora una volta dalla violenza dei conflitti, dall’insicurezza, dalla paura, dalla sofferenza di popolazioni intere”. Lo ha affermato questo pomeriggio il cardinale Matteo M. Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nella sua introduzione ai lavori del Consiglio episcopale permanente.

“Nei giorni scorsi – ha ricordato – avevamo inviato ai Patriarchi di quella regione una lettera per ribadire la fraternità e la solidarietà delle Chiese in Italia. Le risposte ricevute ci hanno profondamente toccato. Tra le altre, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha ringraziato per ‘la vicinanza che la Chiesa in Italia continua a esprimere verso le comunità cristiane del Medio Oriente, culla della fede’, aggiungendo parole che evocano con forza il dramma di questo tempo: ‘Non mancano le minacce di Erode e non mancano neppure le grida degli innocenti’. E ancora: ‘La guerra non può risolvere le contese, né tantomeno aprire orizzonti di speranza’; ‘Dio è con chi sta morendo e la manipolazione del nome di Dio è il peccato più grande che possiamo commettere'”.

Secondo Zuppi, “le ferite di quelle terre attraversano il corpo della Chiesa e interrogano la coscienza di tutti. Avremo modo di confermare la nostra solidarietà partecipando alla Colletta per la Terra Santa che tradizionalmente si raccoglie il Venerdì Santo (3 aprile). Auspichiamo che la voce di papa Leone sia ascoltata dai responsabili delle nazioni, si decida il cessate il fuoco perché la guerra non sia una spirale che faccia precipitare tutti in una voragine”.

In questo quadro, ha aggiunto il cardinale, “ricordiamo il martirio di padre Pierre Al-Rahi, che ha scelto di rimanere accanto alla sua comunità fino alla fine, testimoniando con la sua vita e con il suo sangue la fedeltà al Vangelo e alla missione pastorale affidatagli. Il suo sacrificio rimane per la nostra Chiesa un luminoso seme di speranza, di riconciliazione e di pace. La sua memoria ci riporta al cuore del Vangelo: una Chiesa che non arretra davanti al dolore, che rimane accanto al suo popolo, che condivide la sorte della gente e continua, proprio per questo, a essere presenza di prossimità, di amore e di pace. Avviene così per tanti cristiani vittime di violenza e testimoni di Vangelo. Sono ‘Gente di primavera’, come ricorderemo domani 24 marzo, XXXIV Giornata dei missionari martiri, nella memoria di Mons. Oscar Romero”.

Ricordando l’omelia di papa Leone XIV al Mercoledì delle Ceneri, Zuppi ha indicato “le ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura”. E ha sottolineato che “la voce del Santo Padre sulla pace è tra le poche che richiamano a una visione umana e ragionevole dei rapporti tra i popoli. È una voce cristiana che dà voce all’anelito di pace e di libertà di tanti che non hanno voce, che non hanno possibilità o libertà per esprimere la loro grande sofferenza e le loro aspirazioni alla fine della violenza. E sempre desideriamo unirci coralmente alla voce del Papa, come abbiamo fatto nella recente Giornata di preghiera dedicata alla pace, in tutte le Chiese d’Italia”.

Inoltre, ha osservato, “mi sia permesso rinnovare la nostra sofferenza per le tragedie che non smettono di consumarsi nel Mediterraneo a cui non ci possiamo mai abituare e a cui occorre continuare a dare risposte adeguate. La Chiesa non farà venir meno l’attenzione su temi su cui si gioca il futuro della nostra civiltà”.

“Non spetta alla Chiesa fare politica, ma non ci si può richiudere in sacrestia”

“Chi pensa di capire la Chiesa con misere letture politiche o le attribuisce intenzioni di parte non la conosce così come ignora la sua libertà di indicare e vivere l’unica parte che cerca: la difesa della persona”, ha avvertito Zuppi.

“Non spetta direttamente alla Chiesa fare politica – ha spiegato -. Ma proprio per questo spetta alla Chiesa, con ancora maggiore passione, formare coscienze laicali libere, mature, coraggiose, capaci di discernimento e di responsabilità. C’è poi il rischio di una politica o di organizzazioni sociali che pretendano di arruolare la Chiesa, di piegarne la libertà, di cercarne l’avallo, di utilizzarne la voce per i propri schieramenti. Quando questo accade, si fa male alla politica e si fa male alla Chiesa. La comunità cristiana, invece, resta fedele a una distinzione alta e necessaria: riconosce l’autorità politica come servizio al bene comune, ma conserva la libertà di parola e di giudizio quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, quando si calpestano i poveri, quando la forza prende il posto del diritto”.

Secondo il presidente dei vescovi, “i discepoli di Gesù Cristo sono continuamente chiamati a comprendere cosa significa costruire il bene comune e mettersi al servizio del disegno di Dio sull’umanità. Per questo, è importante non far mancare il nostro impegno di cristiani che credono nella vita umana, nella famiglia, nell’educazione, nel volontariato, nella pace, nel lavoro degno, in un’economia per l’uomo, nella cura del creato, nell’inclusione dei poveri… Le trasformazioni in corso dal punto di vista sociale e politico, le guerre e le disuguaglianze, i benefici e i pericoli che provengono dall’intelligenza artificiale e da chi detiene il controllo degli algoritmi possono accrescere contrapposizioni piuttosto che generare unità”.

“Questo modo di essere Chiesa non ci può vedere chiusi in sacrestia – ha aggiunto -. I discepoli di Cristo percorrono le strade infangate o polverose, abitano in mezzo alla gente per essere segno di speranza. I sogni e le sofferenze delle persone, soprattutto degli ultimi, non ci troveranno mai indifferenti”.

Il referendum, “l’equilibrio tra i poteri dello Stato preziosa eredità che tutti devono preservare”

“Mentre stanno arrivando i risultati del referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia – e su questo avremo modo di elaborare una riflessione più attenta – vorrei rilevare tre aspetti”, ha detto ancora il cardinale. Innanzitutto, “l’attenzione rivolta a questo appuntamento nonostante le pericolose polarizzazioni che non hanno aiutato a comprendere la materia di fondo e quella opinabile”.

In secondo luogo, “la partecipazione: questa sta al cuore della nostra Costituzione e, pur tra le differenze, permette a tutti e a ciascuno di esprimersi al meglio. Il dibattito che ha preceduto il referendum e i dati di affluenza confermano l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre per molte difficoltà”.

“Tenendo sempre conto l’equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare, ci auguriamo – ed è il terzo punto – che sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene”, ha concluso il card. Zuppi.

[Foto: Chiesa di Milano]