
La Cei entra nel referendum. “Preservare l’equilibrio tra i poteri: essenziale l’autonomia dei magistrati”

L’introduzione del card. Zuppi al Consiglio episcopale permanente. “Questa è l’età della forza, il clima generale è quello del conflitto. Ma le vie indispensabili sono il dialogo e il multilateralismo”.
ROMA, 26 GEN – “Il mondo è segnato da un’incertezza profonda, che suscita un senso di instabilità”: “è il clima di quella che Giorgio La Pira, anni fa e profeticamente, chiamava ‘l’età della forza’”. La lapidaria definizione riproposta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, è quella che dà il tono alla sua introduzione di questo pomeriggio ai lavori del Consiglio episcopale permanente, in programma fino a mercoledì.
Parlando di “forza” nell’ambito dell’attuario scenario globale, Zuppi sottolinea che “questa non fornisce sicurezze, certezze e ordine, come si potrebbe credere, anzi! La forza, ancora di più se incredibilmente irride il diritto e i processi internazionali così faticosamente conquistati nei decenni passati, crea solo instabilità pericolosa a tutti i livelli e costringe a rinunciare alla via indispensabile del dialogo, del multilateralismo, del pensarsi insieme”.
In quella il cardinale definisce “età della forza”, “prevale la logica gretta e illusoria del più forte. Questa pretesa alimenta la convinzione per la quale gli interventi umanitari sono comportamenti deboli, il dialogo una perdita di tempo, l’accoglienza una pericolosa arrendevolezza, la domanda di giustizia una questione oziosa”.
Sotto lo sguardo di Zuppi, “nel mondo globale, innervato di rapide comunicazioni, il clima generale diventa quello del conflitto, con il corteo di antagonismi, polarizzazioni, odio manipolato da campagne interessate che inquinano nel profondo le relazioni e le menti. Cresce così il disprezzo della vita, dal suo inizio alla sua fine, giustificato dal materialismo pratico per il quale tutto è possibile e la regola è l’individuo”. “Quante ‘epifanie’ di violenza ordinaria e imprevedibile, frutto di presunzioni, di mancanza di rispetto della vita perché ritenuta un possesso senza amarla!”, aggiunge il presidente dei vescovi.
Nella sua argomentazione, il cardinale di Bologna passa in rassegna molte delle “ferite del prossimo” di cui occorre prendersi cura: dai “gesti tragici compiuti all’interno della famiglia, tra marito e moglie”, a quelli “tra adolescenti a scuola o nei luoghi di ritrovo” – “siamo tutti ancora scossi da quanto avvenuto a La Spezia, dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo” -, dai “casi martellanti di femminicidio” alle “violenze legate alle dipendenze e ai problemi psichiatrici in crescita esponenziale”. “L’educazione, in famiglia, a scuola e nelle comunità, è una responsabilità condivisa che non possiamo delegare né rimandare. Solo investendo nella relazione, nell’esempio e nella formazione delle coscienze possiamo costruire un futuro più umano e più giusto”, avverte Zuppi, mentre risulta “urgente accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbia”.
E molto eloquente, anche e soprattutto da un punto di vista ‘politico’, è la sua citazione dell’ultimo Rapporto CENSIS, che parla di “Italia nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco”, notando che “è diventato sempre più chiaro che nell’arena globale contano molto più che nel passato le pulsioni antropologiche profonde dei popoli e dei leader”. Continua il CENSIS che quasi la metà degli italiani – ed il 55,8% dei giovani – è convinta che il futuro non sarà un progresso. Ma anche il 38,7% pensa che, in questa età selvaggia, contano forza e aggressività, anziché legge e diritto. E quindi quasi uno su tre (29,7%) pensa che, nel disordine del mondo attuale, i regimi autocratici (in cui uno o pochi comandano) siano più adatti delle democrazie a competere o sopravvivere.
Il presidente della Cei tocca anche i temi del fine vita, mettendo in guardia da una legittimazione del suicidio assistito, dell’educazione e delle scuole cattoliche, della situazione di chi è povero, debole o emarginato, dei migranti, dei detenuti.
Ma un capitolo a parte, e di particolare ampiezza e rilievo, è quello che dedica al fatto che “tra circa due mesi, il 22 e 23 marzo, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sul referendum costituzionale sulla giustizia”. Secondo il presidente della Cei, “la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del CSM sono temi che, come Pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti. C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare”.
“Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto – osserva -, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti. In un clima generale di disimpegno, che affiora ogni volta che siamo convocati alle urne, sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione”.
“Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese – dice ancora Zuppi -. Invitiamo quindi tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali. L’augurio è che continui, anche dopo il referendum, l’attenzione sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre di molte difficoltà”.
“Su questi temi, come su tutti gli altri che interessano la nostra convivenza – conclude Zuppi -, ci auguriamo che sia sempre vivo un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca del massimo consenso possibile attorno a soluzioni di bene”.
[Foto: Conferenza Episcopale Italiana]



