
Zuppi, “San Francesco continua a ispirare la convinzione che la pace è sempre possibile”

Presentato all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana il libro ‘Pensare Francesco’ sulla rappresentazione pubblica del santo di Assisi tra Ottocento e Novecento. “Strumentalizzato anche politicamente”.
ROMA, 21 GEN – “Quest’anno saranno quarant’anni dell’incontro di San Giovanni Paolo II, non a caso ad Assisi, dove ha iniziato questa straordinaria avventura del dialogo tra le religioni per la pace. E non a caso legato al nome di San Francesco. Quindi credo proprio che San Francesco continui a ispirare propositi di pace, itinerari di pace, la convinzione che la pace è sempre possibile”. E’ quanto ha detto il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, rispondendo ai giornalisti a margine del suo intervento all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana per la presentazione del libro “Pensare Francesco. Storia, memoria e uso politico” (Il Mulino 2025, pagg. 448, euro 40.00) a cura di Valerio De Cesaris, Daniele Menozzi, Andrea Possieri e Adriano Roccucci.
Zuppi, che ha preferito evitare domande sull’attualità, a proposito dell'”uso politico” e delle strumentalizzazioni della figura di San Francesco, ha spiegato che “nelle varie epoche è stato utilizzato, ma ha anche ispirato, perché poi San Francesco è davvero l’immagine più umana di Cristo, l’immagine di Cristo che lui rifletteva: non ha fatto soltanto il presepe, ma lui stesso è stato l’immagine di Cristo”.
“E anche Cristo qualche volta gli ha fatto fare delle cose che, poveretto, non c’entravano molto con il suo messaggio – ha aggiunto il cardinale sorridendo -. E così è successo anche a San Francesco, comunque in ogni caso cercando di ispirare qualcosa di umano. Poi appunto strumentalizzato, ma sempre qualcosa di umano”.
Oltre al card. Zuppi, alla presentazione, moderata dalla giornalista Vania De Luca, hanno partecipato anche il presidente della Treccani Carlo Ossola e i docenti Gaetano Lettieri e Maurizio Ridolfi.
Nel suo intervento, il presidente della Cei ha posto l’accento sulla “straordinarietà, la libertà, la radicalità” che emergono dalla storia del santo di Assisi, e sul fatto che “certi usi politici che si sono avuti, nelle loro miserie, comunque sia non riescono a contenere la passione straordinaria della figura di San Francesco. Qualche volta gli hanno fatto di tutto a questo povero San Francesco e alla fine la sua essenzialità, la sua radicalità, quel credente assoluto per cui l’umiltà è la chiave di volta di tutto, alla fine ci rappresenta sempre un oltre in cui non lo possiamo racchiudere in un pezzetto predefinito”. Secondo Zuppi, “la complessità” della figura di San Francesco fa sì che anche se “tu pensi di ridurlo a qualche cosa di strumentale, non ci riesci, proprio perché non è un’icona rassicurante, ma è uno radicale, inquieto, con intenzioni profonde”. Il cardinale di Bologna ha ricordato anche “le due vocazioni di San Francesco, quella spirituale e quella umana, il crocifisso e il lebbroso, come due chiamate di San Francesco che possono essere una più spirituale e una più materiale, legata all’umanità”.
Tra gli “usi politici” di San Francesco citati nell’incontro, quello operato dal fascismo, che poi ha pesato anche dopo la guerra, nel passaggio alla Repubblica, tanto che, perché il santo rientrasse nel calendario civile italiano, si è dovuti arrivare fino al 1958.

‘Pensare Francesco’ esamina come l’immagine del santo di Assisi, una delle figure più significative del cristianesimo occidentale, dalla cui eredità sono scaturite non poche esperienze religiose e civili, abbia subito nel corso del tempo una serie di innumerevoli metamorfosi culturali. Il volume ricostruisce la parabola storica della sua rappresentazione pubblica tra Ottocento e Novecento. Nel corso di questi due secoli, infatti, Francesco è stato descritto come un “grande riformatore” e una “gloria italiana”, un democratico-cristiano e un “cavaliere umbro”, salvo poi subire un profondo mutamento semantico nella seconda parte del Novecento, quando la sua figura inizia a combinarsi con i temi dell’ecologia e della pace. Le scansioni tematiche in cui è suddiviso il libro – storia, memoria, uso politico – indicano le diverse modalità con cui uomini, movimenti e istituzioni hanno costruito e veicolato l’immagine del Santo nel mondo contemporaneo. Oggi, dopo che dal 2013 al 2025, un pontefice romano ne ha assunto il nome per la prima volta nella storia, la sua immagine continua ad avere una fortissima risonanza pubblica.
Valerio De Cesaris insegna Storia contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia ed è Rettore del medesimo Ateneo. Tra le sue pubblicazioni, «Nella bufera della guerra. La Chiesa cattolica tra fascismo e democrazia 1939-1945» (Edizioni San Paolo, 2024). Daniele Menozzi è professore emerito di Storia contemporanea nella Scuola Normale Superiore di Pisa. È autore, tra l’altro, di «Il potere delle devozioni. Pietà popolare e uso politico dei culti in età contemporanea» (Carocci, 2022) e di «Lezioni di Storia della Chiesa» (Morcelliana, 2024). Andrea Possieri insegna Storia contemporanea all’Università degli Studi di Perugia. È autore, tra l’altro, di «Garibaldi» (Il Mulino, 2010) e co-curatore, con Andrea Maiarelli e Pierantonio Piatti, di «Storia del cristianesimo in Umbria» (Libreria editrice Vaticana, 2024). Adriano Roccucci insegna Storia contemporanea all’Università di Roma Tre. È autore, tra l’altro, di «Stalin e il patriarca. Chiesa ortodossa e potere sovietico 1917-1958» (Einaudi, 2011) e, con Lucio Caracciolo, di «Storia contemporanea. Dal mondo europeo al mondo senza centro» (Mondadori, 2017).
[Foto: Tra Cielo e Terra, Il Mulino]



