
Zuppi, "San Francesco sgonfia l'arroganza dei forti: ci ricorda che la guerra non è un destino e la pace è l’unico futuro possibile"

La messa del presidente della Cei ad Assisi per la festa del Santo patrono d'Italia, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Non c’è tempo da perdere", ha avvertito Zuppi, "perché la sofferenza è enorme, il 'divisore' complica le soluzioni, imbroglia le menti, fa credere che la pace la troviamo con le armi e non con il dialogo e il diritto".
ASSISI, 4 OTTOBRE - "Frate Francesco continua a parlarci al cuore, non con una dotta lezione o precisi e impietosi giudizi, ma con la sua vita, i suoi gesti e le sue tante parole". Ha esordito così il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell'omelia della messa da lui presieduta stamane nella Basilica di San Francesco ad Assisi, in occasione della festa del santo patrono d'Italia e dell'ottavo centenario della morte. Presenti alla celebrazione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, i presidenti di regione, tra cui quella dell'Umbria Stefania Proietti, e i sindaci delle città capoluogo in rappresentanza del popolo italiano. Presente anche il cardinale Ángel Fernández Artime, legato pontificio per le Basiliche papali di Assisi.
"Laudato si’ - ha detto il card. Zuppi - perché frate Francesco continua a donarci pace e a insegnarci a essere operatori di pace, per portarla dove c’è violenza, odio, incomprensione e divisione. Si è spogliato di tutto per essere disarmato". "Non significa affatto cedevole, accomodante, irrilevante. Il contrario! - ha proseguito - Frate Francesco disarma il lupo chiamandolo frate e, essendo per lui frate, negozia con lui, per Gubbio e anche per il lupo, perché lo restituisce a sé stesso e alla comunità perché si prenda cura di lui".
Proprio ricordando l'episodio del lupo di Gubbio, Zuppi ha spiegato che Francesco ci aiuta a vedere la presenza e a fare con gioia la volontà del Padre "quella che niente della nostra povera vita vada perduto e che nessuno sia perduto, questa è la volontà del Padre, neppure il nemico, il nostro fratello lupo che ha bisogno di pace e di pane. E noi possiamo darglieli e, se diamo, troviamo la pace, per lui e per noi. Laudato si’, perché frate Francesco è pieno di gioia e tutti noi la cerchiamo. L’ha trovata e ci insegna a trovarla, la rende possibile, facile per tutti".
Il presidente dei vescovi italiani ha sottolineato che "in questa stagione siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza, volgare e invadente, ingannevole, frutto di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce". "Laudato si’ - ha proseguito - perché proprio lui, l’umile, sgonfia, sempre con tanta cortesia e senza nessuna supponenza, l’arroganza dei forti, parla con tutti perché la sua fede non è contro qualcuno ma amore per tutti, perché vede tutto con gli occhi di Dio, quelli che fanno cantare la vita". "Laudato si’ - ha ribadito - per la sua semplicità, che è tutt’altro che superficialità o schiavitù dell’apparenza, perché è piuttosto trovare l’essenziale, che è invisibile agli occhi ma che tutto rende visibile, vero, prezioso, luminoso, anche nella malattia e nel buio sconfortante e terribile della morte".

Secondo Zuppi, "frate Francesco canta in ogni condizione la bellezza tutta umana e tutta divina del creato, come del mondo che è ogni persona, ogni creatura, tutte, senza qualifiche o etichette". "Il suo e il nostro - ha osservato - è un mondo segnato da guerre, terribili, follia che rende folli, dove l’unica ragione da cercare è la pace e la giustizia, perché solo queste fanno trovare e difendere tutte le ragioni". "Laudato si’ frate Francesco - ha detto ancora il presidente della Cei - perché ci ricorda che la guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l’unico futuro possibile. Scrive ai reggitori delle nazioni perché scelgano la pace". "Non c’è tempo da perdere", ha avvertito, "perché la sofferenza è enorme, il 'divisore' continua a complicare le soluzioni, imbroglia le menti, fa credere – che imbroglione! - che la pace la troviamo con le armi e non con il dialogo e il diritto".
"Frate Francesco, povero, rende ricchi gli altri - ha continuato il cardinale -, non possiede nulla perché ama tutto: noi non staremo mai bene se possediamo, ma solo se regaliamo perché tutto è nostro se amiamo, amare è donare e non c’è gioia senza rendere contento il prossimo, a cominciare dal povero che amiamo per com’è, non come noi pensiamo debba essere".
E ancora: "frate Francesco ci fa scoprire e riscoprire le radici più profonde e comuni del nostro Paese, che ci rendono umani e pieni di cultura che viene da Cristo e porta a Cristo, e che dobbiamo nutrire con la preghiera e il servizio, possibile a tutti". "Frate Francesco, piccolo fratello universale - ha soggiunto Zuppi -, andava ovunque, voleva raggiungere tutti e si sentiva a casa ovunque e tutti con lui si sentivano a casa, anche gli uomini simili a fiere selvatiche, che lui ammansiva con l’amore dell’inizio, quello di Adamo che è quello di Gesù. Allora non riduciamo San Francesco a noi, come fosse un tranquillante ma seguiamolo per sentire nostro il mondo e ogni popolo, e sentire davvero tranquillità e ristoro".
San Francesco, "proprio perché aveva chiaro chi era e in che cosa credeva, non aveva paura di incontrare tutti e di essere vicino a chiunque, non con la spada, ma con il dialogo, fratello senza supponenza e distanza", ha concluso il card. Zuppi: "ci aiuta in questo tempo minaccioso a capire che solo insieme troviamo la risposta e solo se la pace è con tutti è davvero pace. E chiede solo operatori umili e architetti umili di pace che, con coraggio, aiutino a vivere insieme, forti del diritto e non imponendo il diritto della forza".
Alla celebrazione sono presenti anche ambasciatori e rappresentanti di Paesi accreditati presso la Repubblica Italiana, per sottolineare come la figura di san Francesco abbia un valore e un significato universale, che oltrepassa i confini dello Stato e della cultura italiani. La messa solenne ha visto l'offerta dell’olio e l'accensione della Lampada Votiva dei Comuni d’Italia. L’olio è stato offerto dalla Regione Umbria. Per la prima volta è stato il sindaco di Assisi, nella persona di Valter Stoppini, ad accendere la Lampada a nome di tutti i Comuni italiani e dell’intero Paese. Generalmente l’olio è offerto a turno da una regione italiana ospite e la Lampada viene accesa dal sindaco del capoluogo della medesima regione, mentre la liturgia è presieduta dal presidente della Conferenza Episcopale Regionale.
Al termine della messa, dalla Loggia del Sacro Convento, i discorsi del Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, OFMConv, a nome della Famiglia francescana, e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Mattarella, "oggi si torna a benedire le armi, ma non c'è colpa maggiore che uccidere in nome di Dio. Il sole di Francesco illumini il mondo e indichi la via della pace"
"In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da "tanta violenza, manipolazione, arroganza", come ha detto, giorni fa, Leone XIV, l'auspicio è che "il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall'odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza", ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando oggi ad Assisi.
Il capo dello Stato ha denunciato nel suo discorso che "oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c'è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio. Non renderemmo giustizia al santo di Assisi se la sua figura fosse esaurita in quella di un ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram".

"Sono passati ottocento anni dalla morte di San Francesco, patrono d'Italia insieme a un'altra grande santa, Caterina da Siena. La distanza temporale che ci separa da quell'evento, non ha in alcun modo ridotto il suo fascino e il suo carisma, che vive ben oltre i confini dell'Italia e della stessa Cristianità, di cui è figlio e figura eminente - ha affermato il capo dello Stato -. Profeta di pace, di amore, di rispetto per il Creato, il suo insegnamento è patrimonio universale per le donne e gli uomini di tutti i tempi e di tutte le latitudini, credenti o non credenti, cristiani o fedeli di altre religioni".
"Celebrare Francesco, oggi, qui al Sacro Convento, in questo importante anniversario, significa riflettere su un apparente paradosso, forse inspiegabile per una mentalità piuttosto diffusa. Come è stato scritto in una sua importante biografia, Francesco «non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali, al problema del male nel mondo", ha proseguito Mattarella. "Francesco - ha aggiunto - chiedeva solamente di vivere, in povertà, pace e letizia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, al seguito di Cristo e vivendo il messaggio del Vangelo, invitando al "privilegio della povertà evangelica", esortazione che lo rendeva distinto dai movimenti pauperistici dell'epoca. Per questa scelta, radicale e sconvolgente agli occhi del mondo, l'uomo che, per sé e per i suoi seguaci volle la denominazione umile di 'frati minori', è diventato una delle figure più significative, più conosciute, più amate della storia universale".
"Influenzato dagli ideali cavallereschi del suo tempo, si sentiva chiamato a grandi cose nel mondo. Ma nel breve volgere di pochi anni, e dopo esperienze inappaganti, operò dentro di sé, e su sé stesso, una vera rivoluzione. Ricco sarebbe stato colui che si fosse spogliato di ogni bene. Coraggioso colui che avesse deposto la spada per parlare di pace. Nobile chi avesse fatto dell'amore e del servizio ai poveri e agli ammalati la sua missione terrena. La gloria e l'onore, così ambiti dai giovani della sua epoca, andavano dunque ricercati nella povertà, nell'amore per tutte le creature, a cominciare da quelle più piccole, nella vicinanza a Dio nella preghiera", ha osservato il presidente della Repubblica.
Secondo il capo dello Stato, "la sua povertà, così cercata e desiderata, fu rottura concreta con l'idolatria del denaro; la sua umiltà non aveva nulla di ingenuo, nasceva da una sete esigente di verità; la sua obbedienza non fu remissività, ma una faticosa, ponderata ricerca delle ragioni superiori dell'unità del popolo cristiano e della Chiesa". "Ricordare, oggi, l'insegnamento di Francesco al mondo contemporaneo vuol dire porre in luce alcuni fondamenti decisamente attuali anch'essi della sua predicazione: la dignità di ogni persona, il rispetto del Creato, la pace", ha soggiunto.
"Nel secolo di Francesco non ci sono le enormi, decisive questioni dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua, della terra, della devastazione delle foreste, del surriscaldamento del pianeta, che oggi viviamo con crescente preoccupazione, così ben evidenziata dalla 'Laudato si'' di Papa Francesco", ha sottolineato ancora Mattarella. "La natura dell'Umbria e delle zone frequentate da Francesco nel suo incessante pellegrinare, è incontaminata, i suoi frutti sembrano offerti all'umanità in modo inesauribile - ha riconosciuto -. Eppure, con quanta delicatezza, con quanta considerazione, Francesco guarda all'ambiente che lo circonda. L'acqua, bene oggi di valore crescente e a rischio di scatenare gravi contrasti in futuro, è 'utile et humile', 'pretiosa et casta'. Il lupo, simbolo di inconciliabile inimicizia con l'uomo, viene ammansito, non abbattuto. I fiori, i frutti, l'erba, con la loro semplice bellezza, cantano la gloria di Dio. È la gerarchia che Francesco rivoluziona: gli elementi naturali, le piante, gli animali vanno rispettati. L'uomo può disporne ma non farne oggetto di sfruttamento smodato e violento: li deve amare".
Per il presidente della Repubblica, "non sbaglieremmo se cercassimo il Francesco più autentico nel mistero di quei silenziosi, lunghissimi, intimi colloqui con Dio nella grotta del Santuario della Verna. O se cogliessimo il tratto più caratteristico della sua carità traboccante in quel bacio, sorprendente e inatteso, dato al lebbroso, sovvertendo le barriere di emarginazione del tempo: segno insopprimibile di amore purissimo, che non distingue tra chi dà e chi riceve, tra chi è sano e chi è malato, tra chi cura e chi è curato, espressione di quel servizio agli ultimi che tutti eleva e parifica, in quanto figli di Dio e, dunque, fratelli destinati allo stesso orizzonte".
"I caratteri della società italiana ne hanno tratto un segno profondo e non possono prescindere dalla sua lezione: ne è conferma la proclamazione a santo patrono che, al contempo, esprime invito e impegno alla coerenza", ha concluso Mattarella sulla figura del santo di Assisi. "La sua personalità, così umile e, insieme, così vigorosa, ha operato conversioni, orientato scelte di vita, suscitato attenzione e affetto, ispirato artisti e poeti, comunità. E continua a esercitare - ha detto ancora - un fortissimo ascendente su milioni di persone, particolarmente tra i giovani".
Il Papa, "il carisma di san Francesco porta frutto ancora oggi. Chiediamo il dono della pace e impegniamoci per la concordia fra i popoli"
Sulla figura del Santo di Assisi e sulla ricorrenza degli 800 anni dalla morte si è soffermato oggi anche Leone XIV all'Angelus in Piazza San Pietro. "Proprio oggi, nell’ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore: San Francesco d’Assisi, al quale Gesù stesso chiese di riparare la sua Chiesa", ha detto il Papa. "Ispirato dal Crocifisso - ha proseguito -, Francesco edificò anzitutto la propria vita sul fondamento di Cristo, condividendone la povertà, la letizia e le sofferenze, fino al mistico segno delle stigmate". "Uomo di preghiera ardente, pieno di carità verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa - ha detto ancora il Pontefice -. San Francesco l’ha riparata in virtù della fede nel Signore Gesù, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell’amore fraterno".
"Carissimi - ha quindi aggiunto -, il carisma di san Francesco porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli: lo testimoniano non solo la grande e vivace famiglia francescana, ma i molti doni che la sua eredità spirituale diffonde nel Popolo di Dio. Mentre dunque celebriamo l’anno giubilare francescano, chiediamo con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la concordia fra i popoli".

Dopo la recita della preghiera mariana il Papa ha ricordato: "domenica scorsa, a Lourdes, ho invitato a pregare il Rosario, durante questo mese di ottobre, con la speciale intenzione che cessino le guerre e si costruisca la pace. Fra i primi a farlo sono stati i bambini, e lo stanno facendo: dal 1° al 7 ottobre la Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” promuove l’iniziativa 'Un milione di bambini recita il Santo Rosario', per la pace e l’unità nel mondo. Ringrazio di cuore tutti i bambini e le bambine che, in tante parti del mondo, si uniscono a questa preghiera; e seguiamo tutti il loro esempio, invocando l’intercessione della Vergine Maria perché i popoli siano liberati dal flagello della guerra. In particolare, preghiamo per la Terra Santa e per le vittime innocenti della violenza".
"Nei prossimi giorni, - ha proseguito - in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, avrà luogo in Vaticano un incontro a cui ho convocato i Capi delle Chiese Orientali Cattoliche e i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Sarà un momento di discernimento sinodale, per individuare i passi da compiere per annunciare oggi il Vangelo con le famiglie e le giovani generazioni. Affido alla vostra preghiera questo impegno e soprattutto le famiglie, che, con l’aiuto di Dio, sono segno di speranza e ricchezza inestimabile per la Chiesa e per la società".
"Sono lieto per le molteplici iniziative che celebrano l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi - ha concluso -. Ricordo, in particolare, quelle che hanno avuto luogo ad Assisi, con la presenza delle massime Autorità dello Stato Italiano. E saluto anche i Radioamatori di Assisi e Foligno che diffondono il messaggio di pace di San Francesco".
[Foto: Vatican News, Famiglia Cristiana, Quirinale, Vatican Media]



