
A due anni dall’attacco del 7 ottobre a Sharm el Sheikh si continua a trattare

Il secondo anniversario degli attacchi del 7 ottobre di Hamas e del conseguente inizio della guerra israeliana a Gaza è segnato dalla crescente pressione internazionale per il cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi ancora in vita e l’ingresso urgente degli aiuti umanitari nella Striscia. I colloqui sul piano di Trump sono iniziati ieri nella località egiziana di Sharm El Sheikh, per discutere i dettagli dell’accordo. Secondo l’emittente Al Qahera, vicina al governo egiziano – citata da AsiaNews -, il primo round di colloqui si è concluso “in un clima positivo”. Da parte sua Trump ha dichiarato di essere “abbastanza sicuro” che si raggiungerà un accordo per porre fine al conflitto.
Restituzione degli ostaggi. Tempi e modi del ritiro israeliano da Gaza. Disarmo di Hamas. Sono i tre punti “caldi” del negoziato in corso a Sharm el-Sheikh attorno al piano di pace presentato da Donald Trump. Guida la squadra israeliana il ministro degli Affari strategici Ron Dermer, affiancato da dirigenti del Mossad e dello Shin Bet. Per gli esponenti di Hamas, la figura di riferimento è quella di Khalil al Hayya. Poche settimane fa sfuggì al raid israeliano a Doha, la capitale del Qatar.
Israele intanto giunge al Sukkot, la festa delle capanne, il cui inizio coincide con il secondo anniversario dei massacri del 7 ottobre. «Le quattro specie e la festa di Sukkot ci ricordano la diversità del nostro popolo e allo stesso tempo la nostra coesione e responsabilità reciproca, la nostra capacità di rinascita e rinnovamento e la nostra forza, che ci aiutano a risorgere e ricostruire, anche dopo la devastazione», ha scritto su X il presidente israeliano Isaac Herzog. Il capo dello Stato ha aggiunto che la precarietà della sukkah simbolo della festa insegna anche a guardare con occhio critico «la turbolenta realtà che abbiamo vissuto negli ultimi due anni e a comprendere e interiorizzare che insieme, solo insieme, possiamo ricostruire di nuovo la nostra sukkah nazionale».
Il forum dei familiari degli ostaggi ha intanto annunciato di aver inviato al comitato del Premio Nobel per la Pace un messaggio a sostegno della candidatura del presidente statunitense. I familiari lo ringraziano perché «per la prima volta in mesi» il suo piano ha dato loro speranza. Secondo il forum, Trump «non avrà tregua fin quando l’ultimo ostaggio sarà tornato a casa, la guerra sarà finita e pace e prosperità saranno ripristinati per i popoli del Medio Oriente».
[Fonti: AsiaNews, Moked/Pagine Ebraiche; Foto: Moked]



