Assemblea generale dell'Onu: Caritas chiede di porre fine alle sofferenze in Medio Oriente

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Dichiarazione di Caritas Internationalis e Caritas MONA sulla situazione umanitaria in Medio Oriente, che mentre i capi di Stato e di governo si riuniscono all’Assemblea generale delle Nazioni Unite continua a bruciare. Non possono permettersi di restare a guardare milioni di civili pagare il prezzo della guerra, privati delle condizioni essenziali per vivere con dignità. A Gaza cessate il fuoco violato dalle forze israeliane per 337 giorni consecutivi.

Caritas Internationalis e Caritas Medio Oriente e Nord Africa (MONA) chiedono agli Stati membri e all’intera comunità internazionale di agire con maggiore determinazione e decisione per affrontare la policrisi che attraversa il Medio Oriente.

A Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Siria e in Iran, la popolazione civile è sottoposta quotidianamente alla brutalità dei bombardamenti, alle restrizioni, alla negazione delle libertà e dei beni essenziali e agli sfollamenti forzati, in una situazione che continua senza sosta, in palese violazione del diritto internazionale e delle norme internazionali.

La realtà umanitaria

A Gaza, la situazione umanitaria resta drammatica. Nonostante il cessate il fuoco annunciato il 10 ottobre 2025, le forze israeliane lo hanno violato ogni giorno per 337 giorni consecutivi dal 14 settembre 2026.

Secondo l’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite OCHA, la maggior parte dei 2,1 milioni di abitanti di Gaza è ancora sfollata e confinata in circa il 30% del territorio della Striscia.

Solo il 40% circa dei finanziamenti umanitari necessari per il 2026 è stato finora ricevuto. Una parte significativa della popolazione affronta una grave insicurezza alimentare ed è priva di alloggi, acqua, servizi igienico-sanitari e altri beni essenziali.

Nel giugno 2026, la Commissione internazionale d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele, ha pubblicato un rapporto che rileva prove del deliberato attacco delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane contro bambini palestinesi, concludendo che sono stati commessi genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra a Gaza e in Cisgiordania.

Dall’inizio del cessate il fuoco si registrano quotidianamente attacchi, vittime e feriti, mentre l’accesso degli operatori umanitari resta fortemente limitato.

In Cisgiordania sono aumentati drasticamente le uccisioni e i ferimenti di palestinesi, le restrizioni alla libertà di movimento e gli sfollamenti, mentre prosegue l’espansione degli insediamenti illegali sulle terre palestinesi. L’OCHA ha registrato numerose vittime nel 2026, oltre a centinaia di ostacoli alla mobilità che limitano l’accesso ai servizi essenziali.

La Segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, ha dichiarato: «Negli ultimi tre anni e mezzo, le autorità israeliane hanno accelerato una campagna di pulizia etnica sostenuta dallo Stato in Cisgiordania, sradicando, espropriando e trasferendo con la forza le comunità palestinesi». Ha aggiunto: «Non si tratta dell’azione di singoli attori… Ciò a cui stiamo assistendo è un’annessione deliberata, guidata dallo Stato, in totale violazione del diritto internazionale, che si sta svolgendo davanti agli occhi del mondo intero».

Libano

In Libano, i civili nelle comunità di confine sono stati sottoposti a bombardamenti e costretti ad abbandonare le proprie case, mentre l’esercito israeliano ha di fatto occupato il sud del Paese, istituendo posti di blocco e controllando gli spostamenti nell’area.

Monitoraggi indipendenti, comprese analisi satellitari pubblicate nel maggio 2026, hanno documentato ingenti danni a città e villaggi del Libano meridionale nell’area unilateralmente designata come zona cuscinetto e hanno rilevato che molti residenti non possono ancora fare ritorno alle proprie case, nonostante il cessate il fuoco raggiunto nel 2026.

Nell’aprile 2026, venti relatori speciali delle Nazioni Unite del Consiglio per i diritti umani hanno avvertito che il governo israeliano stava replicando in Libano schemi di abusi già osservati a Gaza.

Dal dicembre 2024, l’esercito israeliano porta avanti in Siria una campagna illegale di aggressione militare e occupazione. La Commissione internazionale d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sulla Siria ha documentato come l’attività militare israeliana sia diventata «sempre più sistematica e radicata», con incursioni terrestri, raid e operazioni di perquisizione ricorrenti, sollevando continue preoccupazioni per la protezione dei civili e il rispetto della sovranità siriana.

In Iran, l’esercito israeliano ha lanciato attacchi militari nel giugno 2025 e, all’inizio del 2026, l’escalation è ulteriormente aumentata quando Stati Uniti e Israele hanno avviato un’offensiva congiunta. Esperti delle Nazioni Unite hanno espresso grave preoccupazione per le operazioni militari illegali e hanno chiesto la fine della guerra di aggressione.

L'appello Caritas ad agire in fretta:

Caritas Internationalis e Caritas MONA chiedono a tutte le parti e agli Stati membri di:

  • Dichiarare un cessate il fuoco immediato e impegnarsi attivamente per una pace duratura per tutti i popoli, nel rispetto della sovranità nazionale e dei trattati e delle risoluzioni internazionali.

  • Garantire il pieno rispetto, da parte di tutte le parti, del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, compresa la protezione dei civili e delle infrastrutture civili, e assicurare un cessate il fuoco duraturo e pienamente rispettato in tutte le aree colpite.

  • Garantire un accesso umanitario sicuro, immediato, continuativo e senza restrizioni a tutte le popolazioni colpite, comprese quelle di Gaza, della Cisgiordania, del Libano meridionale e delle altre aree interessate dai conflitti. Il divieto imposto dal governo israeliano alle organizzazioni umanitarie di operare nei Territori palestinesi occupati deve essere revocato immediatamente.

  • Liberare tutte le persone detenute arbitrariamente e porre fine alla tortura e ai maltrattamenti dei prigionieri palestinesi, compresi i minori.

  • Dispiegare forze di peacekeeping delle Nazioni Unite per proteggere i civili a Gaza, in Cisgiordania e nel Libano meridionale, rinnovando il mandato dell’UNIFIL.

  • Garantire che tutti gli autori e i responsabili di crimini internazionali siano chiamati a risponderne davanti ai tribunali nazionali e internazionali. Gli Stati membri devono cooperare con la Corte penale internazionale (ICC) e rispettarne le decisioni, assicurando l’esecuzione dei mandati di arresto, e devono garantire il rispetto delle ordinanze della Corte internazionale di giustizia (ICJ).

  • Garantire la piena attuazione del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024, compresa la fine della presenza illegale di Israele nei Territori palestinesi occupati, la cessazione delle attività di insediamento, l’evacuazione dei coloni e il risarcimento dei danni.

  • Prevenire gli sfollamenti forzati e garantire che i civili sfollati, comprese le comunità delle aree di confine del Libano meridionale, possano tornare volontariamente, in sicurezza e con dignità alle proprie case, quando le condizioni lo consentiranno.

  • Rispettare il diritto internazionale, in particolare la sovranità e l’integrità territoriale del Libano e della Siria, proteggere i civili e le comunità nelle aree di confine e continuare a sostenere le istituzioni statali in Libano e nella regione affinché possano svolgere le proprie responsabilità nei confronti delle popolazioni colpite.

  • Garantire che le violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani siano perseguite attraverso gli opportuni meccanismi nazionali e internazionali e salvaguardare l’autorità delle istituzioni giudiziarie internazionali competenti.

  • Portare avanti sforzi diplomatici costanti e in buona fede per ridurre le ostilità, prevenire un’ulteriore escalation regionale e, in ultima analisi, raggiungere la pace, ponendo la protezione dei civili e il rispetto del diritto internazionale al centro di ogni iniziativa.

La crisi umanitaria in Medio Oriente non si misura soltanto in vite perdute e case distrutte. Si misura anche nelle famiglie che non possono tornare a casa, nelle comunità che non possono ricostruire, nei bambini che non possono andare a scuola, nei sistemi sanitari che non riescono a funzionare e nelle persone che non possono vivere in sicurezza nelle proprie abitazioni.

La riunione dei governi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite rappresenta un’opportunità per riaffermare senza ambiguità l’imperativo di rispettare il diritto internazionale, compresi il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani. I civili devono essere protetti ovunque, senza discriminazioni né eccezioni.

Le popolazioni di Gaza, della Cisgiordania, del Libano, della Siria e dell’Iran hanno bisogno di più di parole di preoccupazione. Hanno bisogno di protezione, di accesso agli aiuti umanitari, di poter tornare alle proprie case in condizioni di sicurezza, dignità, del rispetto dei propri diritti e delle condizioni necessarie per ricostruire le proprie vite. La comunità internazionale deve agire con urgenza per rispettare i propri obblighi e impedire ulteriori sofferenze e sfollamenti nella regione.

Il mondo è testimone della storia che si sta scrivendo nei nostri giorni: Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme Est, il Libano, la Siria, l’Iran e le comunità di tutta la regione attendono non altre parole, ma la fine delle minacce, delle sofferenze e della violenza.

Caritas Internationalis e Caritas MONA invitano tutte le persone di fede e di buona volontà a far sentire la propria voce e a chiedere ai propri governi di rispettare il diritto internazionale umanitario, proteggere i civili senza distinzioni, garantire l’accesso agli aiuti umanitari e perseguire le violazioni del diritto internazionale.

Di fronte alla sofferenza umana, il silenzio rischia di diventare complicità. Esiste un imperativo morale ad agire in difesa della dignità umana e a chiedere una pace duratura e giusta.

[Foto: Caritas Italiana]