Cisgiordania, accelera l’annessione violenta

Condividi l'articolo sui canali social

Israele sta trasformando la Cisgiordania a un ritmo senza precedenti. I palestinesi hanno a lungo
sperato che questo territorio diventasse il cuore del loro futuro Stato, ma l’espansione sistematica degli
insediamenti ne frammenta il tessuto in modo sempre meno reversibile.

La maggior parte della comunità internazionale considera l’attività di insediamento israeliana illegale secondo il diritto internazionale, spiega Francesco Pistocchini su Terrasanta, la rivista della Custodia francescana. La risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approvata nel dicembre 2016, la definisce una «flagrante violazione» priva di «alcuna validità giuridica». Israele, che occupa il territorio dalla guerra dei Sei giorni del 1967, contesta questa posizione e la ignora.

Il 19 luglio 2024, anche la Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha emesso uno storico parere consultivo dichiarando illegale la continua occupazione da parte di Israele della Cisgiordania e Gerusalemme Est.

Oggi qui risiedono circa tre milioni di palestinesi e 770mila ebrei in insediamenti che, per la maggior parte, sono illegali anche per la legge israeliana.

Le componenti più nazionaliste dell’attuale governo di Benjamin Netanyahu mirano a rendere impossibile la creazione di uno Stato palestinese. Nello scorso marzo, il gabinetto di sicurezza ha approvato
segretamente la creazione di 34 nuovi insediamenti – la notizia è trapelata solo il 9 aprile. Questi 34 si aggiungono ai 68 che l’esecutivo aveva deciso di istituire in precedenza, portando il totale a 102. Poiché al momento della formazione del governo nel 2022, esistevano in Cisgiordania 127 insediamenti, l’incremento del numero delle colonie è dell’80 per cento.

L’espansione ha raggiunto nel 2025 il ritmo più elevato almeno dal 2017, anno in cui l’Onu ha iniziato a monitorare sistematicamente il fenomeno. Secondo il quotidiano Haaretz, 9 dei nuovi 34 insediamenti sono avamposti che verranno legalizzati, mentre 20 costituiranno nuove colonie riservate esclusivamente agli ebrei, 8 delle quali costruite su terreni palestinesi privati.

Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, l’ha definita «la più grande espansione coloniale mai vista».

A dicembre 2025, il governo ha stanziato oltre 900 milioni di dollari per lo sviluppo degli insediamenti nei prossimi cinque anni. Tra i progetti più controversi c’è il piano E1, che prevede l’espansione a est di Gerusalemme con la costruzione di circa 3.400 unità abitative nell’insediamento di Ma’ale Adumim: una mossa che separerebbe ulteriormente Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania, tagliando di fatto in due il territorio.

All’espansione degli insediamenti si accompagna un’ondata di violenza. Nei primi quattro mesi del 2026 sono stati registrati almeno 580 attacchi di coloni contro palestinesi, con almeno 1.800 persone sfollate.

Nel complesso, quest’anno 2.500 palestinesi hanno perso la casa a causa di demolizioni, sfratti e aggressioni. Duecentoquaranta palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania nel 2025: di essi, 55 erano minori. Altri 33 sono stati uccisi nei primi tre mesi di quest’anno, alcuni dei quali direttamente dai coloni.

L’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli Affari umanitari (Ocha) ha rilevato che il 2025 ha registrato il
numero più alto di attacchi da parte dei coloni mai documentato. E Human Rights Watch ha descritto l’intensificarsi della violenza come una “pulizia etnica” resa possibile dallo Stato israeliano, accusa che Israele respinge.

Ma le condanne israeliane per violenza da parte dei coloni rimangono rare, secondo l’organizzazione israeliana Yesh Din impegnata per i diritti umani dei palestinesi.

Dietro l’espansione c’è una precisa visione politica. «Stiamo costruendo la Terra d’Israele e distruggendo l’idea di uno Stato palestinese», ha dichiarato il ministro Bezalel Smotrich. La destra suprematista – il partito Tkuma di Smotrich e Otzma Yehudit di Ben-Gvir – punta a rendere impossibile qualsiasi soluzione con due Stati.In questa direzione va anche il tentativo di presentare alla Knesset un disegno di legge per abrogare gli Accordi di Oslo del 1993, il testo fondante dell’Autorità palestinese.

[Fonte: Terrasanta; Foto: RomaSette.it]