Il mondo volta le spalle a Israele

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«Il mondo non va pazzo per noi: il prestigio internazionale di Israele e di Netanyahu è a un minimo senza precedenti», titola la testata Maariv. «Il mondo volta le spalle a Israele e Netanyahu» è la sintesi di ynet. Il sito religioso Behadrei Haredim (Nelle stanze dei haredim) si interroga: «Il mondo ci volta le spalle?», mentre il più didascalico è il progressista Haaretz: «Sondaggio del Pew Research Center: il 60% degli americani ha un’opinione negativa di Israele; la fiducia in Netanyahu è ai minimi».

Tutti e quattro i titoli si riferiscono alla stessa fonte: un’indagine del Pew Research Center, noto centro di ricerca statunitense, condotta tra l’8 febbraio e il 13 maggio 2026 su 44.657 persone in 36 paesi. La più ampia ricerca, spiegano gli autori, dall’inizio del conflitto con l’Iran. La maggior parte delle interviste si è svolta dopo il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato la campagna militare contro Teheran. I risultati tracciano un quadro di isolamento crescente, sia per il Paese sia per il suo primo ministro, sottolineano i quotidiani israeliani.

67% di opinioni negative

Secondo i dati del Pew Research Center, il 67% degli adulti nel mondo ha un’opinione negativa di Israele, contro il 25% che lo vede in modo positivo. In nessuno dei 36 paesi esaminati esiste una maggioranza favorevole. Le opinioni più negative si concentrano nei paesi a maggioranza musulmana: in Turchia il dato raggiunge il 97% (91% «molto negativo»), in Pakistan il 95%. In Cisgiordania e Gerusalemme Est il rapporto è 85% negativo contro 4% positivo. Gaza non è stata inclusa nel sondaggio, sottolineano gli autori.

Anche l’Europa è compatta nella sfiducia. In Italia il 75% degli adulti ha un’opinione sfavorevole di Israele – di cui il 48% «molto sfavorevole» – , in netto peggioramento rispetto al 66% del 2025. Insieme a Paesi Bassi e Spagna, il Belpaese è tra le nazioni europee con le posizioni più critiche. Le uniche note parzialmente positive per lo Stato ebraico arrivano dall’Africa subsahariana: in Kenya il 50% e in Ghana il 49% esprimono un giudizio favorevole su Israele, mentre in Nigeria i sentimenti positivi superano ancora quelli negativi. La Grecia è l’unico paese tra quelli monitorati nel tempo in cui l’opinione su Israele è leggermente migliorata rispetto al 2025 – pur restando al 30% di giudizi favorevoli.

Una tendenza in peggioramento

Il confronto con l’anno precedente aggrava il quadro, sottolinea Maariv. In 13 dei 24 paesi con dati comparabili, le opinioni negative sono aumentate. In Corea del Sud il dato è salito di 10 punti percentuali, in Germania, Argentina e Nigeria di 9. In Australia, Italia, Polonia e Regno Unito è cresciuta in modo significativo la quota di chi esprime un giudizio «molto negativo»: in Australia dal 39% al 49%, in Italia dal 37% al 48%, in Polonia dal 22% al 33%, nel Regno Unito dal 31% al 42%. Negli Stati Uniti le opinioni sfavorevoli complessive sono passate dal 53% al 60%, nel Regno Unito dal 61% al 69%.

Il divario generazionale e ideologico

Il fenomeno è trasversale, ma si accentua tra i giovani e tra chi si colloca a sinistra. Negli Stati Uniti, il 74% dei 18-34enni ha un’opinione negativa di Israele, contro il 49% degli over 50. Il divario ideologico americano è il più ampio tra tutti i paesi esaminati: 83% di giudizi negativi tra chi si definisce liberal, 37% tra i conservatori.

In Australia, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia circa nove su dieci intervistati di sinistra esprimono una posizione negativa verso Israele – con un divario rispetto alla destra di almeno 23 punti percentuali. In Ungheria, paese guidato fino a pochi mesi fa da Viktor Orbán – tradizionalmente considerato tra gli alleati europei più vicini a Netanyahu – il 54% degli adulti ha un’opinione negativa di Israele. Tra i giovani ungheresi (18-34 anni) la quota sale al 72%, contro il 45% degli over 50.

La fiducia in Netanyahu

Alla domanda posta agli intervistati se si fidino del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu «per fare la cosa giusta riguardo agli affari mondiali», la maggioranza degli intervistati nella quasi totalità dei paesi ha risposto negativamente. In più di una dozzina di paesi europei – tra cui Francia, Germania, Spagna, Svezia, Paesi Bassi e Regno Unito – più della metà degli adulti dichiara di non avere «nessuna fiducia» in lui. In Italia la quota raggiunge l’88%.

Negli Stati Uniti, il 59% non si fida di Netanyahu contro il 27% che gli riconosce credibilità. Tra i liberal americani la sfiducia è all’82%, al centro al 64%, a destra al 40%. Tra gli ebrei americani, il 56% esprime poca o nessuna fiducia nel premier, mentre il 64% mantiene un’opinione positiva di Israele come paese. La fiducia in Netanyahu tra gli americani è calata del 7% nell’ultimo anno; il suo indice di gradimento tra gli ebrei americani è al minimo dal 2009, con il 67% che esprime un giudizio sfavorevole.

In 13 dei 24 paesi con dati comparabili, la fiducia in Netanyahu è diminuita rispetto al 2025. Il calo più marcato si registra in Corea del Sud, dove la sfiducia è passata dal 64% al 76%. In quasi la metà dei paesi monitorati, la quota di chi non ha «nessuna fiducia» in lui è aumentata a doppia cifra. In Italia, ad esempio, si è passati dal 45% al 62%.

Le uniche eccezioni sono Kenya (56% di fiducia) e Filippine (53%) – gli unici due paesi tra quelli esaminati dove più della metà della popolazione si fida del premier israeliano.

Per ynet, i dati del Pew Research Center «offrono uno sguardo inquietante sul posto che Israele e la sua leadership occupano nel mondo».

[Fonte e Foto: Moked/Pagine Ebraiche]