
Il Papa in preghiera al porto di Beirut. “In Medio Oriente troppo a lungo l’orrore della guerra. Basta vendetta e violenza. Superare le divisioni politiche e religiose”

In 150 mila alla messa al Beirut Waterfront. Poi il rientro di Leone in Italia. Il saluto finale in aeroporto: “cessino gli attacchi e le ostilità. Nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio. Le armi uccidono, mentre la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano”.
BEIRUT, 2 DIC – Papa Leone XIV ha concluso oggi il suo viaggio in Turchia e Libano, il primo all’estero del suo pontificato. E prima della messa finale al Beirut Waterfront, ha dapprima visitato gli operatori e assistiti dell’Ospedale “De la Croix”, a Jal ed Dib, gestito dalle Suore Francescane della Croce, uno dei più grandi ospedali per disabili mentali del Medio Oriente. “Quanto si vive in questo luogo è un monito per tutti – ha detto nel suo saluto -, per la vostra terra ma anche per l’intera umanità: non possiamo dimenticarci dei più fragili, non possiamo immaginare una società che corre a tutta velocità aggrappandosi ai falsi miti del benessere, ignorando tante situazioni di povertà e di fragilità”. Poi ha compiuto un atto altamente simbolico, recandosi a pregare sul luogo della tragica esplosione del Porto di Beirut.
Qui, il 4 agosto 2020, una duplice esplosione uccise oltre 200 persone, ne ferì altre 7.000 e lasciò senza casa 300.000 individui. Il nitrato di ammonio confiscato nel 2014 dalla nave abbandonata MV Rhosus, e depositato nel porto senza misure di sicurezza, causò due esplosioni ravvicinate: una prima minore, seguita dalla seconda considerata tra le più potenti esplosioni non nucleari della storia. L’episodio è stato rilevato come un evento sismico di magnitudo 3,3 dalla United States Geological Survey.
Nonostante le ripetute richieste, a livello nazionale e internazionale, di accertare le responsabilità sul piano giudiziario, non sono state portate a termine ricerche efficaci, indipendenti e imparziali. Nel febbraio di quest’anno, dopo anni di sospensione, le indagini condotte dal giudice Tarek Bitar sono ripartite, ma restano le incognite legate a ostacoli e interferenze da parte di leader politici e funzionari statali, che si sono rifiutati di comparire agli interrogatori, denunciando lo stesso giudice. A cinque anni dall’esplosione le famiglie delle vittime, i feriti e generazioni intere di persone traumatizzate dalla tragedia attendono ancora giustizia. Nei mesi scorsi, la giornata è stata dichiarata lutto nazionale, una via è stata intitolata alle vittime del 4 agosto 2020 e il sito dell’esplosione è stato inserito tra i luoghi di valore storico.
Il Papa è stato accolto dal primo ministro Nawaf Salam, e si è fermato brevemente, per un momento di preghiera silenziosa, davanti al monumento che commemora le vittime dell’esplosione. Qui ha deposto una corona di fiori. Al termine il Pontefice, in un clima di forte commozione, ha salutato alcuni parenti delle vittime presenti alla commemorazione e alcuni sopravvissuti. I parenti sono arrivati sul luogo dell’esplosione con le fotografie dei loro congiunti morti nel tragico evento.
Leone si è quindi recato al Beirut Waterfront, zona costiera tra il porticciolo turistico e il centro della capitale libanese, dove ha celebrato la messa dopo il giro in ‘papamobile’ fra i circa 150 mila fedeli presenti. Ha assistito alla messa il presidente libanese Joseph Aoun. Presenti anche alcuni militari dell’Unifil, la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano.
“L’invito a coltivare sempre atteggiamenti di lode e di gratitudine, lo rivolgo proprio a voi, caro popolo libanese. A voi che siete destinatari di una bellezza rara con la quale il Signore ha impreziosito la vostra terra e che, al contempo, siete spettatori e vittime di come il male, in molteplici forme, possa offuscare questa magnificenza”, ha detto il Papa nell’omelia. “Tale bellezza è oscurata da povertà e sofferenze, da ferite che hanno segnato la vostra storia – sono appena stato a pregare nel luogo dell’esplosione, al porto –; è oscurata da tanti problemi che vi affliggono, da un contesto politico fragile e spesso instabile, dalla drammatica crisi economica che vi opprime, dalla violenza e dai conflitti che hanno risvegliato antiche paure”, ha proseguito.
“In uno scenario di questo tipo, la gratitudine cede facilmente il posto al disincanto, il canto della lode non trova spazio nella desolazione del cuore, la sorgente della speranza viene disseccata dall’incertezza e dal disorientamento”, ha riconosciuto il Pontefice. Ma “ciascuno deve fare la sua parte e tutti dobbiamo unire gli sforzi perché questa terra possa ritornare al suo splendore”. “Questo è il sogno a voi affidato, è ciò che il Dio della pace mette nelle vostre mani. Libano, rialzati! Sii casa di giustizia e di fraternità! Sii profezia di pace per tutto il Levante!”, ha concluso Prevost.
Poi, il suo lungo e articolato appello al termine della celebrazione. “In questi giorni, con il mio primo Viaggio Apostolico, compiuto durante l’Anno giubilare, ho desiderato farmi pellegrino di speranza nel Medio Oriente, implorando da Dio il dono della pace per questa amata terra, segnata da instabilità, guerre e dolore”.
“Cari cristiani del Levante – ha detto il Papa rivolto alla comunità di credenti -, quando i risultati dei vostri sforzi di pace tardano ad arrivare, vi invito ad alzare lo sguardo al Signore che viene! Guardiamo a Lui con speranza e coraggio, invitando tutti a incamminarsi sulla via della convivenza, della fraternità e della pace. Siate costruttori di pace, annunciatori di pace, testimoni di pace!”
Secondo papa Leone, “il Medio Oriente ha bisogno di atteggiamenti nuovi, per rifiutare la logica della vendetta e della violenza, per superare le divisioni politiche, sociali e religiose, per aprire capitoli nuovi all’insegna della riconciliazione e della pace. La via dell’ostilità reciproca e della distruzione nell’orrore della guerra è stata percorsa troppo a lungo, con i risultati deplorevoli che sono sotto gli occhi di tutti. Occorre cambiare strada, occorre educare il cuore alla pace”.
Da questa piazza, ha detto ancora, “prego per il Medio Oriente e per tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. Offro anche preghiere auspicando una pacifica soluzione delle attuali controversie politiche in Guinea Bissau. E non dimentico le vittime dell’incendio a Hong Kong e le loro famiglie”.
“Prego in modo speciale per l’amato Libano! – ha aggiunto – Chiedo nuovamente alla comunità internazionale di non risparmiare alcuno sforzo nel promuovere processi di dialogo e riconciliazione. Rivolgo un accorato appello a quanti sono investiti di autorità politica e sociale, qui e in tutti i Paesi segnati da guerre e violenze: ascoltate il grido dei vostri popoli che invocano pace! Mettiamoci tutti al servizio della vita, del bene comune, dello sviluppo integrale delle persone”.
“E a voi, cristiani del Levante, cittadini a pieno titolo di queste terre, ripeto: coraggio! Tutta la Chiesa guarda a voi con affetto e ammirazione. La Vergine Maria, Nostra Signora di Harissa, vi protegga sempre!”, ha concluso.
Ultimo breve capitolo, prima della partenza per Roma e della fine sia della visita in Libano che dell’intero viaggio apostolico, la cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale di Beirut, presente ancora il presidente della Repubblica Joseph Aoun. Nel suo discorso, il Papa ha detto tra l’altro di rallegrarsi di “aver potuto realizzare il desiderio del mio amato Predecessore, Papa Francesco, che tanto avrebbe voluto essere qui”. Ha detto che stamane gli “ha toccato il cuore la breve visita al porto di Beirut, dove l’esplosione ha devastato non soltanto un luogo, ma tante vite. Ho pregato per tutte le vittime e porto con me il dolore e la sete di verità e di giustizia di tante famiglie, di un intero Paese”.
“A tutti il mio abbraccio e il mio augurio di pace – ha detto ancora -. E anche un accorato appello: cessino gli attacchi e le ostilità. Nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio. Le armi uccidono, mentre la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano. Scegliamo tutti la pace come via, non soltanto come meta! Ricordiamo quanto vi disse San Giovanni Paolo II: il Libano, più che un Paese, è un messaggio! Impariamo a lavorare insieme e a sperare insieme, perché così sia”.
[Foto: Vatican Media]



