In Israele i registi del film "Naza", vincitore di un premio a Venezia, vengono definiti "traditori"

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Il governo e il capo dell'esercito israeliano hanno reagito con forza al successo riscosso al Festival del Cinema di Venezia dal film israeliano "Naza", che denuncia le tattiche di guerra utilizzate contro i palestinesi a Gaza. Questo evidenzia la crescente divergenza tra Israele ed Europa riguardo ai metodi israeliani negli ultimi tre anni. Il servizio di Pierre Haski su Radio France.

«Traditori in tempo di guerra…». Il Ministro della Cultura israeliano Miki Zohar non ha usato mezzi termini parlando dei due registi del film Naza. Il ministro ha ipotizzato di revocare la cittadinanza israeliana a Yuval Abraham e Rachel Szor.

Il capo dell'esercito israeliano, Eyal Zamir, si è spinto ancora oltre, parlando di «calunnia del sangue», un esplicito riferimento a una vecchia accusa antisemita contro gli ebrei. Ha chiesto all'ufficio legale dell'esercito di valutare provvedimenti contro gli ex soldati che testimoniano nel film.

Entrambi hanno ammesso di aver visto solo il trailer e gli articoli di stampa. Hanno visto soprattutto il Premio Speciale della Giuria e la standing ovation di 24 minuti durante la proiezione della scorsa settimana a Venezia.

Perché reazioni così violente?

Questa accoglienza eccezionale per un documentario che denuncia le pratiche dell'esercito israeliano a Gaza ricorda a Israele che l'Europa gli sta gradualmente voltando le spalle. E invece di esaminare la sostanza della questione, i leader dello Stato di Israele preferiscono demonizzare chi porta cattive notizie ed etichettare come antisemiti tutti coloro che li applaudono.

Perché reazioni così violente? Perché questo film mina l'intera narrazione israeliana successiva all'attentato terroristico del 7 ottobre 2023, secondo la quale Israele avrebbe agito esclusivamente per autodifesa, minimizzando le vittime civili.

I 24 ex militari e membri dei servizi segreti che testimoniano in forma anonima discutono delle tecniche di selezione degli obiettivi, che tengono conto dei "Naza", da cui il film prende il titolo, acronimo ebraico di "danni collaterali", ovvero civili. Fino a 500 vittime in un singolo attacco, secondo uno di loro.

Questo potente film – che ho avuto modo di vedere – racconta la distruzione sistematica delle città per rendere impossibile il ritorno dei palestinesi, che vengono spinti sempre più lontano. Oggi, i due milioni di palestinesi vivono sul 40% dell'ex Striscia di Gaza.

Yuval Abraham, uno dei due registi, aveva già rivelato alla stampa l'esistenza di un software di intelligenza artificiale che selezionava gli obiettivi a Gaza, dando agli esseri umani solo pochi secondi per convalidare o rifiutare la proposta. Le testimonianze contenute nel film avvalorano e ampliano l'idea di una distruzione sistematica e deliberata della vita palestinese a Gaza.

Forte negazione in Israele

E non si limita a Gaza. Lunedì, l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem ha pubblicato un rapporto in cui accusa il governo israeliano di voler distruggere la vita palestinese in Cisgiordania. L'obiettivo è rendere irreversibile la presenza israeliana in questo territorio, occupato dal 1967.

Il rapporto afferma che questo piano per "eliminare" la presenza palestinese viene ora attuato "in modo più aperto, più diretto e più violento di prima", attraverso le azioni dell'esercito e di quelle che definisce "milizie di coloni".

Queste critiche, provenienti dall'interno, trovano risonanza soprattutto a livello internazionale, ma vengono accolte con una diffusa negazione in Israele. Ciò allarga ulteriormente il divario tra Israele e una parte del mondo, in particolare l'Europa, che per lungo tempo ha limitato le sue critiche alla risposta israeliana. Questa moderazione sta ora svanendo sotto il peso di queste rivelazioni.

[Fonte: Radio France (nostra traduzione); Foto: Daily Democrat]