Israele: capo Shin Bet, “Hamas considera il piano di pace un 7 ottobre politico”

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Il capo dello Shin Bet David Zini ha messo in guardia il gabinetto di sicurezza: dal punto di vista di Hamas, la firma della road map del Board of Peace è «un 7 ottobre politico», cioè una vittoria politica su Israele, così come il massacro del 2023 fu una vittoria militare. Lo riferisce Ynet, secondo cui Zini ha definito l’apparente disponibilità del gruppo terroristico a disarmarsi «tutto un processo di inganno ai nostri danni. L’unico obiettivo di Hamas è guadagnare tempo, nella convinzione che così non li attaccheremo fino a dopo le elezioni» del 27 ottobre.

L’avvertimento è arrivato durante una riunione in cui ministri e vertici della sicurezza hanno discusso come rispondere alle mosse del Board of Peace, sostenuto da Washington, per avviare la road map sul dopoguerra a Gaza, alla quale Gerusalemme si oppone. La maggioranza del gabinetto ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu di rifiutarne l’attuazione. I ministri premono per respingere la tregua di 14 giorni sollecitata da Stati Uniti e Board of Peace, temendo che la pausa venga letta come un via libera all’avvio del piano, e chiedono maggiore libertà d’azione militare nella Striscia.

Dopo la pubblicazione della road map, i ministri di estrema destra Bezalel Smotrich e Orit Strock hanno sostenuto di aver ricevuto in gabinetto informazioni errate, che li avrebbero indotti a votare a favore del piano, e hanno chiesto di respingere il documento. Una fonte del Board of Peace, sentita da Ynet, ha replicato che Gerusalemme è stata aggiornata in ogni momento. Netanyahu ha spiegato: «Abbiamo trasmesso osservazioni e una risposta dettagliata al documento. Avevamo intese diverse con gli americani nel novembre 2025. Da noi vogliono solo i 14 giorni di pausa in cui permetteremmo a Hamas di consegnare le armi». Il capo del Consiglio di sicurezza nazionale Shmuel Ben Ezra ha parlato di pressioni internazionali «continue, di ora in ora e quotidiane» perché Israele accetti questa finestra.

Una parte dei ministri considera la road map in contrasto con i principi della guerra contro Hamas e con le intese precedenti raggiunte con Washington. Si oppongono al trasferimento delle armi del gruppo terroristico a qualsiasi altra forza araba destinata a sorgere a Gaza e alla nascita di una rinnovata Autorità Palestinese dotata di una propria legislazione. A loro giudizio il piano non garantisce il disarmo del gruppo prima dell’avvio della ricostruzione. Viene inoltre contestato il riferimento all’obiettivo di uno Stato palestinese e la richiesta di un ritiro graduale delle Idf ancora prima del disarmo completo della Striscia.

Sul fronte libanese si sono conclusi a Roma tre giorni di colloqui diretti tra Israele e Libano, con al centro le “zone pilota” nel sud del Paese: aree destinate a passare sotto il controllo dell’esercito libanese dopo il ritiro israeliano. Secondo una fonte di Haaretz, Gerusalemme rifiuta di ampliarle finché non saranno condotte ispezioni per verificare l’assenza di operativi di Hezbollah nelle aree già lasciate dalle Idf. Resta aperto anche il nodo della supervisione: le parti non hanno ancora concordato chi vigilerà sull’avanzamento delle zone, un ruolo per cui, riferiscono i media arabi, diversi Paesi si sarebbero detti disponibili.

[Fonte e Foto: Moked/Pagine Ebraiche]