
Israele: mons. Shomali (vicario patriarcale), “la legge sulla pena di morte farà crescere l’odio e il rancore”

“Questa legge non favorisce la pace fra israeliani e palestinesi. Al contrario, farà crescere l’odio e il rancore”. Ad affermarlo al Sir è il vicario generale e vicario patriarcale per Gerusalemme e Palestina, mons. William Shomali, commentando l’approvazione, lunedì sera, da parte della Knesset, con 62 voti favorevoli e 48 contrari, della legge che introduce la pena di morte per i palestinesi riconosciuti colpevoli di attacchi mortali contro cittadini israeliani. Per il vicario generale, “ciò che occorre è trovare una soluzione al conflitto palestinese, secondo la legittimità internazionale. In un contesto di pace e riconciliazione – conclude – non c’è bisogno di approvare una legge sulla pena di morte”.
Novak (B’Tselem), “disumanizzazione dei palestinesi”
“Il disegno di legge sulla pena di morte, che gode di un ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica israeliana, è stato approvato alla Knesset. Il Servizio carcerario israeliano ha già iniziato a predisporre strutture apposite per le esecuzioni”. Così la direttrice esecutiva di B’Tselem, Yuli Novak, commenta la legge, approvata con 62 voti favorevoli e 48 contrari, che prevede che nei casi definiti come terrorismo dalla giustizia militare la pena capitale (per impiccagione) diventi, di fatto, la sanzione predefinita per gli imputati palestinesi della Cisgiordania, applicabile entro 90 giorni dalla condanna definitiva. “Israele sta raggiungendo un nuovo punto basso nella disumanizzazione dei palestinesi, sancendo nella legge statale il loro trattamento crudele – stigmatizza Novak -. Già ora uccide sistematicamente i palestinesi senza dover rispondere delle proprie azioni. Sotto la guida dei ministri più importanti, quello israeliano sta diventando giorno dopo giorno un sistema che normalizza l’uccisione e il ferimento degli esseri umani”.

Il voto, ricorda il Sir, è arrivato nonostante gli appelli di diverse capitali europee – Berlino, Londra, Parigi e Roma – che avevano invitato Israele a rinunciare a un provvedimento ritenuto lesivo dei principi democratici. L’Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) ha presentato ricorso alla Corte suprema definendo la legge “incostituzionale e discriminatoria”. L’introduzione della pena di morte si inserisce in una fase di forti restrizioni contro la popolazione parte di Israele che ha intensificato le misure di controllo sulla Cisgiordania occupata, mentre si moltiplicano gli attacchi dei coloni israeliani contro le comunità palestinesi. Per Israele si tratta di una svolta che segna una rottura con la storia del Paese: la pena capitale era stata applicata solo in due casi, nel 1948 e nel 1962. Per le organizzazioni per i diritti umani, l’approvazione della legge non solo radicalizza ulteriormente il conflitto, ma rischia di aggravare un clima già segnato da violenze quotidiane e dall’erosione delle garanzie giuridiche per la popolazione palestinese.
P. Neuhaus (gesuita), “terrificante, ci conduce verso scenari molto cupi”
“Questa legge è terrificante e contraddice completamente l’insegnamento dei maestri della Chiesa e, ne sono certo, anche quello del giudaismo rabbinico”. È il duro commento del padre gesuita David Neuhaus professore di Sacra Scrittura presso il seminario del patriarcato di Gerusalemme dei Latini e in passato vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica e per i migranti all’approvazione, avvenuta ieri sera da parte del Parlamento israeliano, della legge che introduce la pena di morte. “L’applicazione della pena capitale è estremamente pericolosa: non ha effetto deterrente, è irreversibile e presenta gravi problemi sul piano giuridico e morale”, sottolinea al Sir il religioso, tra gli animatori del gruppo ‘Una voce da Gerusalemme per la giustizia’, evidenziando anche il rischio di un’applicazione discriminatoria del provvedimento. “C’è il pericolo concreto che venga applicata soltanto ai palestinesi e non ai terroristi ebrei. Sotto ogni aspetto è qualcosa di spregevole e meschino. Possiamo solo sperare e pregare che la Corte Suprema respinga questa legge. È un ulteriore segno – conclude – che stiamo scivolando nell’oscurità di un populismo che rischia di condurci verso scenari molto, molto cupi”.
[Fonte: Sir; Foto: Stella Maris Monastery, Vatican News]



