
Israele: Napolitano, “Stato sempre meno laico, sempre più teocratico”

La Knesset ha promulgato una legge che consente ai tribunali religiosi di dirimere determinate controversie civili. “Che differenza c’è con l’Iran?“
ROMA, 26 MAR – “Che differenza c’è fra Israele e l’Iran? Quest’ultimo è uno Stato teocratico, in cui la sharia domina sulla vita civile, in cui quindi la religione islamica domina sulle istituzioni civili. Israele è sulla stessa strada teocratica dell’Iran”. Inizia così la riflessione pubblicata sui suoi profili social dal professor Matteo Luigi Napolitano, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi del Molise.
Napolitano ricorda che lunedì scorso la Knesset, il parlamento israeliano, ha promulgato una legge che consente ai tribunali religiosi di dirimere determinate controversie civili previo consenso delle parti.
“In pratica, da questa settimana le Corti presiedute da religiosi (che prima si occupavano solo di questioni religiose), e non da giudici ordinari, sono state dotate di poteri civili senza precedenti – spiega -. Per legge Israele ha creato un sistema giudiziario concorrente di tipo religioso, completamente equiparato al sistema giudiziario civile”. E “a farne le spese saranno soprattutto le donne e il principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge”, osserva lo studioso e docente, autore di numerosi saggi di storia diplomatica e delle relazioni internazionali e collaboratore di giornali e riviste.
“Attenzione! – avverte quindi – La legge va a beneficio sia delle Corti rabbiniche, sia di quelle islamiche presenti in Israele e nei Territori occupati. Pertanto, sia i rabbini sia gli imam potranno trasformarsi in giudici ordinari in grado di emettere sentenze su casi di diritto civile, facendo unicamente riferimento alla Torah o al Corano, dunque prescindendo dalla legislazione ordinaria statale”.
La legge in questione è stata approvata dal parlamento israeliano con 65 voti contro 41.
“Qual è il punto che qui rileva? – chiede Napolitano – Che i tribunali religiosi ebraici sono composti da giudici ultraortodossi, nessuno dei quali è donna (esattamente come avviene nei tribunali islamici)”. E “siccome le controversie civili includono contratti, rapporti di lavoro, controversie commerciali e questioni relative ai diritti di proprietà, i maggiori esperti hanno avvertito che una tale situazione svantaggerà le donne perché sono queste le più soggette alla pressione sociale esercitata all’interno delle comunità religiose. Senza considerare lo squilibrio di potere (cui anche le donne sarebbero soggette), che potrebbe limitare o falsare il consenso verso il nuovo sistema”.
In Israele la legge è stata fortemente promossa dal partito ultraortodosso “Giudaismo Unito per la Torah”. Il testo non specifica quali casi i tribunali possano trattare, ma esclude i casi penali, le questioni relative allo Stato e la maggior parte delle controversie familiari o lavorative.
“I deputati sionisti religiosi hanno accolto con entusiasmo la nuova legge – sottolinea Napolitano -. Come Simcha Rothman, che ha dichiarato che la legge appena varata finalmente restituisce ai tribunali rabbinici i poteri che la Corte Suprema israeliana (che potremmo paragonare alla nostra Corte Costituzionale) aveva loro sottratto. ‘Sono finiti i giorni in cui la Corte Suprema si appropriava dell’autorità e la Knesset rimaneva in silenzio’, queste le sue parole. Con il che salta in Israele anche il principio di rispetto della gerarchia delle norme giuridiche e il conseguente controllo di costituzionalità”.
Non a caso l’ex premier israeliano, Naftali Bennet, ha giudicato il nuovo testo “una legge vergognosa”, promettendo che lotterà affinché in Israele non ci sia “uno Stato nello Stato”.
Avigdor Lieberman, leader di “Yisrael Beiteinu”, ha promesso che lavorerà ad abrogare questa e altre “leggi folli” similari. Mentre il deputato democratico Gilad Kariv ha avvertito l’altro ieri che la legge è “pericolosa”, anche perché “danneggerà i diritti delle donne e creerà un sistema giuridico separato de facto”, e promettendo di lavorare ad abrogarla “nel prossimo governo”.
Di diverso segno le parole del deputato ultraortodosso Moshe Gafni, del partito promotore della legge (“Giudaismo Unito per la Torah”), il quale ha evidenziato che tra i promotori del testo figuravano anche i rabbini sionisti religiosi Yitzhak Levy e Zevulun Orlev, “che provenivano dalla stessa yeshiva” di Bennett.
“Da lunedì scorso anche chi si professa amico di Israele deve chiedersi quali prospettive future si stiano disegnando nel Paese – commenta il prof. Napolitano -. La Knesset ha legittimato una teocrazia ultraortodossa già presente nella società israeliana (basti pensare alla metamorfosi ultraortodossa del vecchio quartiere internazionale di Gerusalemme, prima animato da diplomatici e giornalisti di tutto il mondo; ora abitato da ultraortodossi che hanno comprato interi condomini)”.
“Ora quella teocrazia latente si configura per legge sotto forma di editti rabbinici (e fatwa degli imam) dedotti dalla Torah e dal Corano, ai quali sarà conferito valore di sentenze civili”, aggiunge.
“In ragione di questa sua trasformazione, sempre più evidente, da Stato laico a Stato ultrareligioso, quali sono i segni di distinzione di Israele rispetto ad altri Stati teocratici dell’area mediorientale e del Golfo Persico?”, chiede infine Napolitano.
[Foto: The Israel Democracy Institute]


