
Israele: Netanyahu da Trump per parlare di Iran. Gli ex generali lo avvertono sulla Cisgiordania

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato a Washington, dove oggi incontrerà il presidente Usa Donald Trump con due dossier al centro del faccia a faccia: l’Iran e il Libano. «Discuteremo tutte le questioni sul tavolo, prima fra tutte l’Iran», ha spiegato il primo ministro in un videomessaggio prima di decollare dalla base di Nevatim, senza il consueto annuncio anticipato del suo ufficio e senza giornalisti al seguito. «In questi tempi complessi bisogna agire con grande determinazione e grande saggezza», ha affermato Netanyahu in un videomessaggio registrato accanto alla moglie Sara prima della partenza.
«Discuteremo tutte le questioni sul tavolo, prima fra tutte l’Iran. Il nostro obiettivo è tutelare la nostra sicurezza, ampliando al contempo il cerchio di pace attorno a noi». Oltre a Netanyahu, Trump dovrebbe ricevere alla Casa Bianca anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e per questo, sottolinea l’emittente Kan, i due leader avranno tempi ristretti per discutere del conflitto in corso con l’Iran. Oltre all’agenda politica, il primo ministro israeliano parteciperà negli Usa ai funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham, definito «uno dei più grandi amici di Israele di tutti i tempi».
La violenza in Cisgiordania
Oltre all’Iran, a tenere banco in Israele è la situazione in Cisgiordania. La partenza di Netanyahu a Washington coincide con una fase di altissima tensione, dopo un weekend di scontri e morti. Venerdì, nel villaggio palestinese di Tell, uno scontro tra abitanti del posto e un gruppo di israeliani è degenerato in una sparatoria: due israeliani uccisi, un comandante delle Idf e un membro della squadra di sicurezza di un insediamento, insieme a quattro palestinesi. Da allora le forze armate hanno innalzato il livello di sicurezza nell’area. Nelle notti successive gruppi di estremisti hanno attaccato diversi villaggi palestinesi, dando alle fiamme due moschee, un’abitazione e alcuni veicoli, e imbrattando i muri con scritte che invocano «vendetta».
Una situazione incendiaria che allarma il mondo della sicurezza israeliano, come dimostra la lettera indirizzata a Trump da centinaia di ex generali e colonnelli delle Idf. A firmarla, per il gruppo Commanders for Israel’s Security, è il generale in pensione Matan Vilnai, che chiede al presidente americano di fare pressione su Netanyahu perché reprima con decisione le violenze degli estremisti israeliani.
«Se non verrà fermata rapidamente e con decisione, l’escalation di violenza in Cisgiordania rischia di incendiare la regione», scrive Vilnai, avvertendo che le conseguenze potrebbero rivelarsi «persino più catastrofiche» di quelle del 7 ottobre. E soprattutto: «È nostro giudizio professionale che nessuno all’infuori di lei, signor Presidente, possa scongiurare questa catastrofe».
Il nodo, per gli ex vertici della sicurezza, è politico prima ancora che operativo. «Mentre le nostre agenzie di sicurezza eccellono nel fronteggiare Hamas e gli altri gruppi terroristici palestinesi, sono gravemente vincolate quando si tratta di terroristi ebrei», scrive Vilnai, denunciando come «alcuni membri dell’attuale governo orchestrino gran parte del caos», proteggendo dalla legge i propri seguaci «armati e mossi da impulsi messianici».
Se le violenze e la politica di soffocamento dell’Autorità palestinese dovessero proseguire, avverte il generale, le conseguenze rischiano di «devastare la sicurezza israeliana, minare gli interessi statunitensi e mandare in frantumi la stabilità regionale».
[Fonte e Foto: Moked/Pagine Ebraiche]



