Israele: scontro nel governo sul futuro di Gaza

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Non è più confinato dietro le quinte lo scontro in corso all’interno del governo israeliano sul futuro del conflitto a Gaza. Con una conferenza stampa, il ministro della Difesa Yoav Gallant ha portato alla luce i contrasti in corso con il primo ministro Benjamin Netanyahu sulla gestione del conflitto e soprattutto sul futuro della Striscia. In diretta tv il ministro della Difesa ha chiesto al capo del governo di «prendere una decisione e dichiarare che Israele non manterrà il controllo civile su Gaza, che non ci sarà alcun governo militare israeliano e che sarà promossa immediatamente un’alternativa al governo di Hamas nella Striscia di a Gaza». Affermazioni in netta contraddizione con quanto affermato da Netanyahu solo poche ore prima: «Non ha senso parlare del giorno dopo la guerra prima di sconfiggere Hamas».

Per Gallant, invece, non pianificare un’alternativa al gruppo terroristico rischia di vanificare i risultati militari ottenuti nella Striscia in questi sette mesi di guerra. «Un governo palestinese non ostile a Gaza è nell’interesse d’Israele», ha avvertito. Mentre «un’amministrazione militare israeliana diventerebbe il principale impegno militare di Israele, con molte vittime e un pesante prezzo economico a spese di altri fronti». Come la guerra al grande nemico Iran o, nel nord, ai libanesi di Hezbollah.

A sostenere la posizione di Gallant, oltre all’establishment di Tsahal, sono i ministri Benny Gantz e Gadi Eizenkot. I tre condividono un passato da capi di stato maggiore delle forze armate e hanno minacciato di uscire dall’esecutivo se Netanyahu «non prenderà decisioni difficili». A spingere alla rottura è stata la situazione sul campo: il ritorno dei soldati di Tsahal in località come Zeitoun e Jabalia – aree considerate liberate da Hamas, ma dove i terroristi si stavano riorganizzando – e la ripresa del lancio dei missili su Sderot sono, per i tre, la dimostrazione che alla guerra sia necessario affiancare la diplomazia.

Non così per Netanyahu. «Non sono disposto a sostituire Hamastan con Fatahstan», ha replicato il premier a Gallant poco dopo le sue dichiarazioni. Un riferimento alla possibilità di affidare all’Autorità nazionale palestinese, controllata dal movimento Fatah, la gestione amministrativa dell’enclave. Un’eventualità che sia Netanyahu sia i suoi alleati dell’ultradestra vogliono evitare. Il ministro delle Finanze, il nazionalista religioso Bezalel Smotrich, ad esempio, ha chiesto al premier di portare immediatamente in consiglio dei ministri la decisione di negare qualsiasi coinvolgimento dell’Anp nella Striscia di Gaza, e poi di chiedere a Gallant di scegliere: o attua la politica del governo o lascia il suo ruolo.

Dichiarazioni simili sono arrivate da Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale. Sia Ben Gvir sia Smotrich, sottolinea l’analista militare Ron Ben Yishai di Yedioth Ahronoth, vorrebbero altro per Gaza: la ricostruzione nell’enclave di insediamenti israeliani. Un’opzione impossibile da accettare per Gallant, rileva Ben Yishai, che anche per questo è uscito allo scoperto. Difficile, conclude l’analista, sapere chi la spunterà in questo complicato braccio di ferro.

[Questo articolo è stato pubblicato sul portale Moked/Pagine Ebraiche, al quale rimandiamo; Photo Credits: Moked/Pagine Ebraiche]