Israele valuta la risposta all’Iran. Per gli esperti Sabti e Spyer “reagire è necessario”

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Intanto anche voci ebraiche si levano contro "lo sterminio in corso a Gaza".

Mentre in Israele ferve il dibattito fra falchi e colombe (sostenute queste ultime dagli Usa) sul se e come reagire all’aggressione iraniana, per gli esperti di Medio Oriente Beni Sabti e Jonatan Spyer un dato è certo: «Israele risponderà, ma è troppo presto per prevedere come». Ospiti di un incontro della Europe Israel Press Association, i due analisti hanno per lo più escluso la possibilità che lo stato ebraico non risponda. Se è vero che l’aver intercettato oltre il 99% degli attacchi iraniani rappresenta una chiara vittoria, nel quadro degli equilibri mediorientali una risposta è necessaria, ruferisca Pagine Ebraiche.

«I media controllati dal regime in queste ore stanno presentando l’attacco di ieri come un successo. Per loro anche il solo fatto che alcuni missili, poi intercettati, siano entrati nell’atmosfera israeliana rappresenta una vittoria», ha spiegato Sabti, nato in Iran e fuggito poi con la famiglia nel 1987 dopo la rivoluzione khomeinista. Oggi ricercatore dell’Institute for National Security Studies, Sabti ha sottolineato come «una mancanza di risposta rischia di essere percepito come un segno di debolezza, spingendo Teheran a farsi ancora più audace la prossima volta».

D’accordo su questa analisi Spyer per cui «esistono diversi gradini nella scala della deterrenza. Israele può scegliere fra diverse opzioni». Potrebbe colpire direttamente in Iran, ad esempio uno degli impianti nucleari usati da Teheran per arrivare all’atomica. Oppure colpire una postazione militare, sempre in Iran. O scegliere invece di prendere di mira membri delle Guardie rivoluzionarie o siti militari posizionati in paesi alleati all’Iran. Ad esempio in Siria, in Libano, in alcune zone dell’Iraq.

«Dovrà essere una risposta ben calcolata, evitando di portare all’interno del conflitto Hezbollah», ha ripreso Sabti. «Non è nostro interesse coinvolgere direttamente il gruppo terroristico libanese in questo scontro», ha evidenziato l’esperto. Per entrambi Israele ora deve gestire con abilità i rapporti diplomatici con gli alleati, costruendo una risposta che abbia legittimità internazionale. Allo stesso tempo, hanno ribadito Sabti e Spyer, «una risposta ci deve essere».

Voci ebraiche, "intollerabile quanto sta accadendo a Gaza"

Intanto è Mosaico di Pace, la rivista di Pax Christi, a ricordare che alla fine di febbraio, alcune voci ebraiche della cultura in Italia hanno redatto e reso pubblico un appello su quanto avviene nella Striscia di Gaza: "Mai differenti". Tra i firmatari Gad Lerner, Renata Sarfati, Eva Schwarzwald. Al prof. Stefano Levi Della Torre, La Stampa ha chiesto perché hanno sentito il bisogno di alzare la voce.

Di seguito la risposta: "Siamo una rete di persone che si è trovata convergente nel trovare intollerabile quanto sta accadendo. Siamo in polemica anche con il sostegno acritico verso Israele. Naturalmente condanniamo l'aggressione del 7 ottobre, ma la risposta di Israele la troviamo dello stesso livello di civiltà dell'attacco di Hamas. C'è una simmetria della violenza, anche se quella di Israele su Gaza è estesa e duratura e l'altra è stata un'aggressione puntuale. Abbiamo dunque lanciato un appello accentuando il fatto che siamo voci ebraiche. Noi non pensiamo che qualsiasi cosa faccia Israele vada bene. E l'ostilità anti ebraica non può che crescere di fronte allo sterminio in corso a Gaza".

(Photo Credits: Aviation Report)