La guerra in Medio Oriente: Raniero La Valle e l’ideologia dell'”uccideremo anche lui”

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“La guerra diventa linguaggio politico esplicito, un progetto dichiarato di eliminazione del nemico”.

La riflessione di Raniero La Valle, intitolata “Promessa di uccidere” – circolata in questi giorni su vari siti online -, si apre con parole che gelano il sangue: “Uccideremo anche lui”. È l’annuncio con cui Israele saluta il nome del possibile successore di Khamenei. Poco dopo arriva la conferma di Donald Trump: “Non durerà a lungo”. Per La Valle queste frasi condensano una stagione storica in cui la guerra diventa linguaggio politico esplicito, un progetto dichiarato di eliminazione del nemico che passa “di padre in figlio”, nel nome del “regime change”.

Nel suo sguardo profetico – commenta su Mosaico di Pace don Tonio Dell’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi -, il Medio Oriente appare come una terra attraversata da popoli in fuga “con il piede straniero sopra il cuore”. Là dove la promessa biblica annunciava “latte e miele”, oggi scorre sangue. Anche le religioni vengono trascinate nel conflitto: l’ebraismo è “mistificato e oltraggiato” dall’uso politico che ne fa il potere; l’evangelismo americano viene dileggiato da riti di potere celebrati alla Casa Bianca; l’islam è provocato a riprendere “la spada del Profeta”.

Intanto la guerra viene esibita come spettacolo, quasi un videogioco “disgustoso” che banalizza la sofferenza degli innocenti. Davanti a questo abisso, scrive La Valle, resta soprattutto il dolore e l’umiliazione di appartenere a un mondo che non insorge quanto dovrebbe. Ancora più amaro appare il silenzio dell’Italia, incapace di pronunciare parole all’altezza della tragedia e di difendere con forza diritto e giustizia sulla scena internazionale.

[Fonte: Mosaico di Pace; Foto: Stampalibera.it]