LA TESTIMONIANZA / Prete libanese al Papa, “io parroco al confine con la Siria, tra famiglie piegate dalla guerra e dalla crisi ed esuli perseguitati e invisibili”

Condividi l'articolo sui canali social

Padre Youhanna-Fouad Fahed, “da dieci anni non assisto che ad atrocità”. Quella moneta siriana tra le offerte della questua.

HARISSA (LIBANO), 1 DIC – “Santissimo Padre, vengo umilmente a esprimervi la mia profonda gratitudine, soprattutto perché mi avete concesso la grazia di condividere con voi la mia testimonianza come parroco di una chiesa situata al confine settentrionale tra Libano e Siria, in un villaggio multireligioso chiamato Debbabiyé”. E’ cominciata così, nel santuario di Nostra Signora del Libano ad Harissa, durante l’incontro di papa Leone XIV con i vescovi, i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, gli operatori pastorali, la testimonianza di padre Youhanna-Fouad Fahed, sacerdote del confine settentrionale con la Siria, sposato, come molti preti orientali, e con una figlia.

“Sono Youhanna-Fouad Fahed, originario di Kobayat (Akkar), sacerdote da otto anni, sposato, padre di una bambina di sei anni e insegnante di letteratura francese presso la scuola superiore pubblica del mio villaggio natale. Il mio ministero pastorale a Debbabiyé, questo piccolo villaggio alla periferia del Paese dove convivono musulmani (sunniti) e cristiani (ortodossi e maroniti), mi ha permesso di comprendere come sia stato testimone silenzioso delle atrocità perpetrate nell’ultimo decennio”, ha raccontato.

“Le riassumo in tre punti”, ha proseguito padre Youhanna: “- Fin dall’inizio della guerra in Siria, questo villaggio ha sofferto molto, in particolare a causa dei bombardamenti da parte siriana. La maggior parte degli abitanti maroniti ha abbandonato le proprie case per cercare rifugio nel mio villaggio natale, lontano dai pericoli dei confini. – Con la crisi economica, la situazione in questa parrocchia è diventata ancora più difficile: niente elettricità, l’acqua potabile – un tempo attinta con una pompa elettrica – non è più accessibile e gli abitanti, tornati dopo i bombardamenti, hanno perso ogni mezzo di sopravvivenza. – L’8 dicembre 2025, durante la caduta del regime siriano, la parrocchia ha vissuto una giornata di grande tensione. Ma la cosa più dolorosa è stata quella che è accaduta appena oltre il confine: i perseguitati hanno attraversato le linee in silenzio, fuggendo dalla sofferenza, nascondendosi nei dintorni senza dare il minimo segno della loro presenza… Nessuno poteva sentire le loro grida”.

“Santissimo Padre – ha ripreso quindi il sacerdote, con una nota toccante -, la borsa delle offerte durante la Messa domenicale mi ha rivelato un primo grido silenzioso: ho intravisto dentro della valuta siriana… Era un’offerta mista a dolore. Nella parrocchia, nulla tradisce l’angoscia: tutto sembra calmo e pacifico. Eppure, sotto questa apparente serenità, si nasconde un popolo che soffre per la crisi libanese, e un altro, ancora più nascosto, che subisce persecuzioni ed esilio”.

“Cosa avrei dovuto fare? Non sapevo nulla… – ha detto ancora – Solo, sentendo con la mia gente la sofferenza soffocata dalla paura, la miseria nascosta dalla vergogna di chiedere aiuto, sono andato a cercarli. Ho incontrato famiglie in fuga da persecuzioni settarie, famiglie che si erano rifugiate presso parenti per proteggere le loro figlie da possibili rapimenti per matrimoni forzati, giovani, ex dipendenti del governo siriano, cacciati dal loro Paese, indigenti e impoveriti, giovani che pianificavano la loro fuga illegale verso l’Europa, affidando i loro sogni ai trafficanti di migranti che hanno rubato i loro risparmi, e intere famiglie che avevano venduto le loro case per attraversare i confini, senza futuro, senza il minimo barlume di speranza per la loro situazione disperata… Santo Padre, di fronte a questa silenziosa angoscia, mi sono sentito impotente, ma anche chiamato ad agire, anche solo sopportando queste sofferenze nella preghiera. Questi volti feriti mi hanno rivelato la profondità della fede di un popolo che, nonostante tutto, crede ancora nella Provvidenza. Il loro dolore diventa offerta, la loro miseria diventa speranza. Ma questa speranza, Santo Padre, ha bisogno di essere sostenuta, confortata e accompagnata”.

“Rendo testimonianza di un popolo invisibile, uomini e donne che continuano ad amare Dio in silenzio, anche se la vita li ha spogliati di tutto. Sono qui a nome di queste famiglie che hanno perso tutto, a nome di questi giovani che non vedono altro futuro se non la fuga, a nome di questi bambini che crescono tra due confini e tuttavia conservano la luce della fede nei loro occhi”, ha aggiunto padre Youhanna.

“Santissimo Padre, Le chiedo una parola, una benedizione, un segno che restituisca a queste anime la sensazione di non essere dimenticate. Perché spesso una parola del Pastore Supremo può risvegliare la speranza dove tutto sembra perduto – ha concluso -. Con tutto il rispetto filiale che Le devo, depongo questa preghiera nelle Sue mani nella speranza che il Suo cuore di Padre ascolti il ​​grido silenzioso di queste pecore ferite. Grazie”.

[Foto: Vatican Media]