
P. Romanelli, “Gaza è distrutta, manca tutto, la vita è molto dura. Ma ciò che fa morire dentro è la disperazione di non sapere quando finirà tutto questo”

Padre Gabriel Romanelli, missionario argentino del Verbo Incarnato, parroco della Sacra Famiglia a Gaza – unica parrocchia cattolica nella Striscia -, è intervenuto stamane con un video alla 27/a puntata dei “Dialoghi dello Spirito” delle Acli, intitolata “Nel rumore del silenzio: Gaza e Cisgiordania oggi”. Tra Cielo e Terra pubblica il suo intervento.
Ciao, salve carissimi amici di ACLI Nazionali e tutti i vostri amici e benefattori. Grazie veramente di tutto, dell’appoggio spirituale, morale, materiale, quello che potete fare per questa povera gente. Com’è la situazione a Gaza? Gaza continua a essere distrutta, ‘tritata’ veramente, e non essendoci la possibilità di ricostruzione fino adesso, quindi mancano cemento, ferro, legno in plastica, vetri, eppure le ruspe, la vita continua ad essere molto dura. La più parte della popolazione non ha assolutamente niente da vivere, per quello che gli aiuti umanitari sono assolutamente necessari.
Aiuti umanitari che arrivano a ‘goccione’, diverse istituzioni dicono che non è sufficiente. E nonostante che nel mercato si vedono diverse cose, diversi prodotti, però la più parte della popolazione non ha soldi. Una non ha i contanti, perché le banche non soltanto sono chiuse, sono distrutte, una banca soltanto è aperta e non dà dei soldi. Quindi le persone attraverso il loro telefono cercano di pagare, quelli che hanno ancora qualche risparmio in telefono e nella banca. Perché la guerra è stata molto dura e tantissimi hanno perso non soltanto il lavoro, il luogo di lavoro, i loro negozi, eccetera.
Quindi la situazione è veramente drammatica, e il tempo, la mancanza di soluzioni realistiche fa sì che la disperazione, la tristezza, l’angoscia, e pure le mancanze del buon cibo, i medicinali, la più parte dei medicinali mancano, e pure mancano quantità per le malattie croniche, se parliamo di altre cure mancano ancora di più. Ci sono migliaia, migliaia, alcune stime parlano di più di 15.000 feriti e ammalati che stanno aspettando per uscire ed escono ‘a goccioni’ quando è aperto il valico del sud.
Le scuole la più parte sono o distrutte o occupate da rifugiati: noi delle tre scuole cattoliche due ne abbiamo piene dei rifugiati e quella parrocchiale, essendo che c’è un po’ più di calma per dire il vero dall’inizio della tregua, dal cessato del fuoco ad ottobre, quindi diverse persone hanno incominciato a vivere fuori dal compound, quello ci ha permesso di ricevere più studenti, fare più attività con l’oratorio, con i giovani, con i ragazzi, i bambini, le famiglie. La vita è molto dura e tantissimi alunni non hanno nemmeno un punto, lo chiamano qua ‘punto educativo’, che sono come delle tende dove dei maestri delle volte ad honorem offrono un po’ di lezioni.
Noi oltre ai nostri alunni che stiamo reincorporando pian piano, cristiani e musulmani, quelli che già studiavano nelle nostre scuole, aiutiamo per esempio due scuole private, non immaginate che sono private come nei nostri Paesi, forse sono private da tutto, di tutto. Con professori e maestri che dànno lezioni senza avere il necessario per la loro sussistenza, e poi i bambini che non hanno né matita né quaderni, quindi attraverso il patriarcato latino di Gerusalemme cerchiamo di aiutarli e così con altre migliaia di famiglie aiutare con quello che si può.
Quindi il bisogno è enorme. Quello che uccide di più è l’anima e pensare la disperazione di dire quando finirà tutto questo e quando si metterà in moto tutto il macchinario per ricostruire la vita delle persone. Quindi ancora grazie per tutto quello che potete fare nell’ordine spirituale, pregare, far pregare, offrire i sacrifici che il Signore ascolta, poi pure esistenzialmente appoggiare la causa della pace, della giusta pace tra Palestina e Israele, non lasciarsi vincere dallo scoraggiamento ma lavorare senza sosta.
E poi chi può aiutare materialmente, come dico è validissimo l’aiuto attraverso il cardinale e patriarca di Gerusalemme che continua ad appoggiarci e ad aiutare migliaia e migliaia di persone tanto quanto lì è possibile. Bene, grazie ancora e la Madonna vi benedica.
[Foto d’archivio]



