Padre Faltas, "in Terra Santa fermare ogni vendetta"

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"Sono quasi sette mesi che la Terra Santa vive la guerra. Uso il verbo vivere, anche se la guerra vuol dire morte, sofferenza e distruzione. Si tratta di un modo di vivere, anzi di un obbligo a vivere il male della guerra, a cui nessun essere umano può abituarsi". E' quanto afferma padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, in un testo per l'agenzia vaticana Fides.

"Stiamo contando più di 120mila fra morti e feriti a Gaza. Circa due milioni di persone 'vivono' la sofferenza della mancanza di tutto. Sono esseri umani che nel 2024 'vivono' la carestia, la mancanza di cure, la mancanza di dignità".

Secondo padre Faltas, "anche la notte fra sabato e domenica è stata una notte di paura e di disperazione per la Terra Santa. È stato un attacco purtroppo atteso, e ha portato ancora una volta i suoni e le luci della violenza sulla Terra Santa".

"Ogni popolo ha diritto a vivere in sicurezza e, in questo continuo gioco di forza e di potere, sono i più indifesi a subire le conseguenze tragiche della guerra - afferma il vicario di Terra Santa -. La notte tra sabato e domenica, chi ha potuto avere la forza di sperare?".

"La paura e la disperazione non fanno dormire, oscurano il futuro. I bambini in particolare sono spaventati e non capiscono il gioco assurdo e sconsiderato degli adulti", prosegue.

Padre Faltas ricorda che "papa Francesco, dopo il Regina Caeli di domenica 14 aprile, ha chiesto, con voce provata ma determinata, di fermare la guerra e di favorire al più presto la soluzione dei due Stati a cui entrambi i popoli, israeliani e palestinesi, hanno diritto per avere una vita sicura e dignitosa".

"Cerco di capire le ragioni dell'una e dell'altra parte. Non sempre ci riesco - sottolinea il padre francescano egiziano -. Non posso giustificare il continuo uso della violenza e l'odio che distrugge la vita di innocenti".

"Il conflitto si sta allargando, sta assumendo aspetti sempre più distruttivi, si usano mezzi e strumenti di morte con tecnologie sempre più avanzate - dice ancora -. Da anni la comunità internazionale è sorda alla necessità e alla possibilità di fermare ogni azione di guerra in questo martoriato Medio Oriente. Decisioni prese non sono state messe in atto, e non è stata verificata e realizzata la loro esecuzione. Negli anni ci sono stati incontri, accordi e tavoli di mediazione".

"Papa Francesco ha fatto ogni possibile passo per spingere le parti ad incontrarsi per raggiungere la pace. Insieme a lui i bambini, gli innocenti e gli indifesi chiedono la pace e chiedono agli adulti irresponsabili di fermarsi, perché la guerra si è già allargata su più fronti con la sua violenza.
Fermarsi ora significa fermare ogni vendetta, ogni azione distruttiva che colpisce soprattutto chi non ha colpa".

"Uniamoci all'appello di Papa Francesco a mettere in atto un immediato cessate il fuoco, e procedere nel definire e realizzare la soluzione dei due Stati - conclude -. Uniamoci nella preghiera. Il Signore ascolti la supplica di pace implorata da Papa Francesco, dai bambini e da chi è testimone credibile della pace. Chiediamo, imploriamo, gridiamo cercando la pace, senza stancarci e senza abituarci al male della guerra".

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito di Fides, al quale rimandiamo; Photo Credits: Terrasanta.net)