Padre Faltas, “ora un futuro ai palestinesi”

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“Abu Mazen non è debole ed è pronto a fare le elezioni domani”. L’intervista di Nina Fabrizio per l’ANSA.

GERUSALEMME, 13 OTT – “E’ veramente un giorno storico, di festa, per tutti, palestinesi e israeliani, per i familiari di questi ostaggi che per due anni non hanno saputo come hanno vissuto i loro cari, e una festa anche per tutti i palestinesi per via del vertice a Sharm el Sheik con più di venti leader di tutto il mondo, mi auguro che sarà l’inizio di un processo di pace vero”. Lo dice, in una intervista all’ANSA, padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole di Terra Santa e frate francescano noto anche per aver mediato durante l’assedio della Natività a Betlemme nella Seconda Intifada.

Da quando è iniziata la guerra a Gaza, Faltas è stato inoltre impegnato in prima persona per il trasferimento dei bambini malati o rimasti gravemente feriti nella Striscia in Italia, riuscendo a mediare tra le varie realtà coinvolte, in primis l’Egitto (Faltas è egiziano di origine) e avviando anche una stretta collaborazione con il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, per il rilascio dei visti e l’espletazione delle necessarie pratiche. “Tutti sono contenti – aggiunge padre Faltas – anche che in Egitto ci sarà pure il presidente della Palestina, perché se lui partecipa vuol dire che la comunità internazionale lo riconosce e riconosce lo Stato palestinese. Abu Mazen ha sempre lavorato per la pace, è stato sempre contro la violenza, contro la guerra e ogni atto violento”.

Alla domanda su quale futuro potrebbe venire fuori per i palestinesi dal vertice in Egitto, il francescano risponde: “Deve essere due Stati per due popoli, questa è l’unica soluzione per entrambi, due popoli e due Stati per vivere insieme in pace. Oggi palestinesi e israeliani dicono la stessa cosa: non vogliamo più guerra, non vogliamo più odio, non vogliamo più vendetta”. All’obiezione di chi dice che Abu Mazen sia però un leader debole, risponde: “Abu Mazen è stato sempre forte, non è vero che è debole, ha governato una situazione molto difficile, qui tutto è stato chiuso. Può fare la pace perché è l’unico leader che è in grado di farla così come le elezioni: lui è disponibile a farle domani stesso, se gli viene data la possibilità di un riconoscimento. Abu Mazen ha lavorato intensamente agli accordi di Oslo, è in quella prospettiva, è vero che è anziano ma non è debole”.

Guardando quindi alla situazione economica che è di forte depressione soprattutto per la popolazione palestinese, anche di religione cristiana, con moltissimi che erano impegnati in attività di turismo religioso di fatto ferme ormai da due anni, osserva: “Adesso tutti soffrono qui, soprattutto i palestinesi e i cristiani della Palestina, il turismo è bloccato purtroppo tantissimi cristiani sono andati via, più di 185 famiglie cristiane hanno lasciato Betlemme e questo ci preoccupa moltissimo come Chiesa perché se vanno via i cristiani locali, tutti i luoghi santi diventerebbero così dei musei vuoti, speriamo che al più presto possibile dopo oggi, dopo la giornata di festa di oggi, che i pellegrini tornino, e anche io faccio un appello, che tutti tornino da pellegrini in Terra Santa”.

“Questo sarebbe il grande aiuto – conclude -, la grande solidarietà per il popolo palestinese ma anche per quello israeliano, anche loro lavorano in questo settore. E poi la presenza dei pellegrini costringe tutte e due le parti a vivere in pace”.

[Questo articolo è stato pubblicato ieri dall’ANSA; Foto: Custodia di Terra Santa]