Padre Romanelli, parroco di Gaza, “c’è un sentimento di fragile speranza. Ci vorranno dieci anni per ricostruire”

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Intervista a Famiglia Cristiana, “tanti vivono intende, senza casa, né lavoro”.

I sentimenti di padre Gabriel Romanelli, parroco di Gaza, e di tutta la popolazione di Gaza sono un misto di gioia e paura perché «non sappiamo quale sarà il futuro». Su Famiglia Cristiana da oggi in edicola racconta come è stato accolto l’accordo: «Abbiamo celebrato Messa di ringraziamento e riconciliazione. Nelle ultime settimane interi quartieri sono stati rasi al suolo. Da una parte la gente è felice, dall’altra ha paura che tutto possa rincominciare»

Sulle previsioni dei prossimi mesi spiega: «persone che avevano tutto adesso vivono in una tenda o in un rudere e dovranno aspettare, se tutto va bene, due o tre anni per ritrovare una casa. Ci saranno da ricostruire ospedali, scuole, cliniche, università, centri di ritrovo, negozi. Sarà difficile ma c’è un sentimento di fragile speranza». 

A Gaza City sta tornando alcune famiglie, specialmente le più povere, dovrebbero entrare ruspe, il diesel e gli aiuti umanitari: «Nel nostro caso il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pizzaballa, aveva già preparato carichi di frutta e verdura che sono arrivati e li stiamo già distribuendo» racconta padre Romanelli che sulla soluzione “due popoli due Stati” commenta: «Non sarà facile, ma è l’unica soluzione. Bisogna lavorare sul serio per riconoscere il diritto dei palestinesi a vivere nelle loro terre».

[Foto: Terrasanta.net]