Pizzaballa, “in Israele e Palestina servono volti nuovi”

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“La soluzione a due popoli e due Stati è l’unica accettabile”.

ROMA, 9 DIC – “È chiaro che chi è responsabile di tutto questo, in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, è ormai compromesso, è una figura compromessa. Se si vuole avere qualcosa nuovo, abbiamo bisogno anche di nuovi volti in Israele e anche in Palestina”. E’ quanto ha affermato il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, intervistato in videocollegamento durante la presentazione del volume Photoansa 2025.

“Abbiamo bisogno dunque di ripensare in maniera creativa il futuro di questa terra – ha aggiunto -. La soluzione a due popoli e a due Stati è l’unica accettabile. In questo momento è molto difficile da realizzare, non solo perché Israele non la vuole ma anche perché le condizioni sul territorio sono molto problematiche, non c’è contiguità del territorio palestinese, la presenza di insediamenti e l’espansione degli insediamenti. Per cui bisogna pensare a qualcosa, ma è chiaro che comunque dal punto di vista politico, sociale, anche i palestinesi vogliono questa soluzione e si deve riconoscere, almeno dal punto di vista di principio, il loro diritto davvero”.

“Bisogna individuare leader credibili. L’impalcatura è caduta ora è tempo di ricostruire”

“L’impalcatura è caduta senz’altro. Bisogna ricostruire, ma forse bisogna lasciare decantare ancora un po’. Il dolore è ancora tanto e la sfiducia, l’odio, il disprezzo l’uno nei confronti dell’altro sono ancora molto forti”, ha osservato Pizzaballa.

“Bisogna lasciare decantare, nel frattempo bisogna preparare il terreno – ha soggiunto – . Bisogna individuare anche la leadership, non solo quella politica, ma anche quella culturale, quella religiosa, che ha un ruolo molto importante qui. Ci sono le persone, sono convinto che si possono trovare adesso è il momento di cercarle”.

Secondo il cardinale, “non possiamo tornare a quello che era prima del 7 ottobre, prima di Gaza, e non possiamo, nel riprendere i fili del dialogo, non parlare di quello che è accaduto, di quello che è stato detto e anche di quello che non è stato detto tra di noi”.

“Per cui c’è bisogno anche di coraggio, di desiderio sincero di ricostruire perché non c’è l’alternativa – ha sottolineato -. L’alternativa a questo è lasciare il campo ai radicali e questo non lo possiamo fare, non ce lo possiamo permettere. E’ un dovere di qualsiasi persona che abbia un minimo di responsabilità di occupare lo spazio lasciato libero da questo castello che è caduto, da questa impalcatura che è caduta”.

“Il dolore resta, ma si festeggerà il Natale”

“Il dolore resta, non lo puoi cancellare. Si è deciso di comunque di fare le feste, di smettere di interrompere tutte le festività, innanzitutto per dare un minimo di respiro alle famiglie, alla gente, perché non si può vivere solo di dolore. Il dolore bisogna anche saperlo curare e gestire e alleviare per quanto possibile”, ha detto ancora Pizzaballa.

“Quindi c’è bisogno anche di un respiro, di luce, di qualcosa insomma che faccia capire che siamo comunque in una nuova fase – ha aggiunto -. Quello che è accaduto il 7 ottobre e poi a Gaza, ma anche in Cisgiordania pesa ancora molto nella vita ma non possiamo fermarci soltanto a quello che sta accadendo. Per cui era importante fare fare questo gesto”.

“L’anno prossimo? Mi aspetto immagini meno drammatiche ma poca ricostruzione”

E alla domanda se si aspetta nel libro fotografico dell’anno prossimo di vedere immagini meno drammatiche il patriarca di Gerusalemme ha risposto: “Meno drammatiche forse sì, mi auguro che non si vedranno i bombardamenti a tappeto. Non credo che si vedrà molto di ricostruzione, la distesa di tende resterà un po’ per molto tempo ancora e le condizioni di vita resteranno molto problematiche anche perché tecnicamente ricostruire, ricominciare a ricostruire richiederà una programmazione, una governance che è molto difficile immaginare in breve termine”.

[Fonte: ANSA; Foto: X.com]