Siria: arcivescovo di Damasco, "la guerra a Gaza fa paura. Giovani cristiani, il 95% vuole fuggire"

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Il presule maronita mons. Samir Nassar*, in questo suo testo pubblicato da AsiaNews, sottolinea che da 12 anni la popolazione siriana vive “in una situazione di incessante pericolo”. La vana attesa della pace spezzata da conflitti, povertà, pandemia e terremoto. Senza le nuove generazioni “la Chiesa perde le sue basi e non ha futuro” come il resto del Paese. Il Wfp da gennaio sospenderà il programma di aiuti alimentari.

“Siamo spaventati” dal conflitto a Gaza, che rappresenta una minaccia per tutti ma rende ancora più “preziosa e degna” la vita. Da 12 anni “viviamo in una situazione di incessante pericolo, in attesa di una pace” che tarda ad arrivare. È quanto racconta ad AsiaNews mons. Samir Nassar, arcivescovo maronita di Damasco, descrivendo il clima che si respira nella capitale siriana in queste settimane di profonda tensione in tutta la regione mediorientale. Un quadro di violenza e terrore, che si sovrappone a una realtà già critica per le profonde difficoltà economiche, politiche e sociali. “Proprio pensando a quanto sta accadendo nella Striscia aggiunge il presule - abbiamo deciso di cancellare le feste e le ricorrenze legate al Natale, mantenendo solo le celebrazioni religiose”.

Per troppo tempo i siriani, soprattutto la popolazione civile che non ha avuto un ruolo o interessi nel conflitto, ha dovuto subire punizioni collettive ingiuste a causa delle sanzioni internazionali e del Caesar Act imposto dagli Stati Uniti, fra le cause principali della crisi. Ed è di questi giorni l’annuncio, da parte del World Food Programme, della fine del programma di assistenza alimentare nel Paese a fine gennaio 2024, per la mancanza di fondi come già denunciato in passato dall’agenzia Onu. Guerra, economia in ginocchio, terrorismo, pandemia e terremoto, da ultimo il conflitto a Gaza: sono molte le ombre sul futuro del Paese e dei giovani, che sempre di più scelgono l’esodo, la fuga all’estero, non trovando orizzonti e prospettive in patria. Ed è questo il tema principale attorno al quale ruota il messaggio dell’Avvento di mons. Nassar, inviato ad AsiaNews, in cui sottolinea che senza le nuove generazioni “la Chiesa perde le sue basi e non ha futuro”. 
Ecco, di seguito, il messaggio di mons. Nassar: 

Non avendo né la possibilità, né i mezzi per andare alla Giornata mondiale della Gioventù (Gmg) in Portogallo, più di mille giovani siriani si sono riuniti dal primo al 4 agosto 2023 nel Santuario di Nostra Signora di Sidnaya, a nord di Damasco. Per tutti loro l’obiettivo comune era quello di celebrare una sorta di “Gmg siriana” a distanza, ma in piena comunione con i giovani di Lisbona.

Questi bellissimi pentecostali, durante gli incontri, hanno mostrato come in realtà il 95% dei giovani vorrebbe lasciare il Paese, manifestando a gran voce la loro angoscia e la loro disperazione per la condizione attuale e le prospettive. Per loro il futuro appare infatti completamente bloccato: alla situazione economica estremamente precaria e alla drastica mancanza di lavoro, si aggiunge da qualche tempo la cronica mancanza di alloggi e persino di elettricità.

Nuove minacce, oltre a quelle passate, incombono sulla società da tre anni [con la pandemia legata al Covid-19 che ha esasperato la situazione] ed è raro trovare anche solo una famiglia completa. Vi sono infine altri due elementi che si sono andati ad aggiungere nell’anno in corso e che si sta per concludere: il devastante terremoto del 6 febbraio 2023 in Turchia e Siria e la sanguinosa guerra divampata a Gaza, che hanno ulteriormente oscurato le prospettive.

Una emorragia testimoniata dai numeri: il dato relativo alla comunità cristiana di Aleppo è crollato passando da 160mila nel 2011, alla vigilia del conflitto, ai 30mila del 2018. Dopo il sisma si è assistito a una ulteriore fuga, tanto che oggi se ne contano a malapena 19mila. 

Ma è possibile immaginare una Chiesa senza i giovani?

Per questo chiedo che la luce del Natale risplenda nei cuori di questi giovani e possa restituire loro un po’ di speranza.

* Arcivescovo maronita di Damasco

(Fonte: AsiaNews - Samir Nassar; Foto: Cath.ch)