
Striscia di Gaza: Caritas Jerusalem “catastrofe sanitaria e ambientale senza precedenti. Bambini amputati mai così numerosi”

Dopo l’appello di Papa Leone XIV, Caritas Jerusalem denuncia al Sir una crisi umanitaria senza precedenti a Gaza: acqua contaminata, malattie in forte aumento (diarrea +36 volte), collasso del sistema di gestione dei rifiuti e dell’assistenza sanitaria. Distrutta fino al 97% della vegetazione e oltre 500mila persone in carestia, mentre crescono disabilità e amputazioni tra i bambini. “Cerchiamo di salvare vite con i pochi mezzi disponibili”. Il servizio di Daniele Rocchi.
La tregua non ferma l’emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza. Dopo l’appello lanciato ieri da Papa Leone XIV per l’arrivo di aiuti alla popolazione, Caritas Jerusalem traccia un quadro drammatico della situazione sanitaria e ambientale. “Dall’annuncio del cessate il fuoco siamo in una situazione di stallo, cercando di salvare vite con i mezzi Caritas disponibili”, spiega al Sir Anton Asfar, segretario generale di Caritas Jerusalem, sottolineando come l’assenza di interventi strutturali continui a mettere a rischio milioni di persone.
Crisi sistemica. “Negli ultimi due anni il conflitto ha prodotto una crisi sistemica che coinvolge tutti gli ambiti della vita quotidiana: alloggi distrutti, insicurezza alimentare, accesso limitato alle cure, scuole chiuse e perdita dei mezzi di sostentamento. Le infrastrutture idriche, sanitarie e di gestione dei rifiuti – sottolinea Asfar – risultano in gran parte compromesse, mentre la mancanza di risorse impedisce anche la manutenzione di quanto resta”. Il risultato è un contesto in cui “l’intera popolazione è esposta al rischio di epidemie, in un territorio segnato da danni ambientali senza precedenti a suoli, risorse idriche e costa”.
Mancanza di acqua. Particolarmente grave è la crisi dell’acqua. “Le riserve potabili sono ormai estremamente limitate, mentre la distruzione dei sistemi fognari e l’uso di soluzioni di fortuna hanno contaminato la falda acquifera da cui dipende gran parte della popolazione. Anche le aree marine – rimarca il segretario generale della Caritas – risultano compromesse. Le conseguenze sono già evidenti: aumentano le malattie infettive, tra cui la diarrea acuta – cresciuta di 36 volte – e i casi di ittero acuto legati all’epatite A”.
Inquinamento. Alla crisi idrica si somma quella dei rifiuti. “La Striscia è sommersa dai rifiuti”, denuncia Caritas, spiegando che dall’ottobre 2023 il collasso del sistema di gestione dei rifiuti ha trasformato cumuli di immondizia e macerie in focolai di infezione. “Insetti e roditori proliferano e diffondono malattie gravi, come hantavirus, leptospirosi, salmonellosi, febbre da morso di ratto e peste, aggravando un sistema sanitario già al collasso” ricorda Asfar. Le difficoltà energetiche spingono, inoltre, la popolazione a bruciare plastica per cucinare, con conseguenze pesanti per l’ambiente e la salute. “L’aria è sempre più inquinata, aumentano le patologie respiratorie e si liberano diossine, sostanze altamente tossiche e cancerogene” denuncia il segretario generale. Sul fronte alimentare, la situazione è ormai critica. La distruzione della vegetazione ha raggiunto livelli quasi totali: “la Striscia ha perso il 97% delle colture arboree, il 95% delle aree arbustive e l’82% delle colture annuali, rendendo impossibile qualsiasi produzione alimentare su larga scala. In questo contesto, oltre 500.000 persone si trovano ‘in condizioni di carestia’”.
Bambini amputati. Il conflitto sta lasciando un segno profondo anche sulla popolazione più fragile. È aumentato in modo significativo il numero di persone con disabilità, afferma Asfar: “almeno 41.844 feriti necessitano di riabilitazione a lungo termine e circa il 25% sono bambini, il che significa oltre 10 mila minori con gravi disabilità direttamente legate alla guerra.
“Purtroppo Gaza ha il più alto numero di bambini amputati nella storia moderna”, afferma il segretario della Caritas. In questo contesto, l’accesso a cure e assistenza è sempre più difficile. “Stiamo lottando per far entrare nella Striscia dispositivi di assistenza e attrezzature mediche e viviamo una carenza continua di risorse, soprattutto di medicinali”, denuncia l’organizzazione, rilanciando l’urgenza di corridoi umanitari efficaci e continui. Le parole di Caritas si inseriscono nel solco dell’appello del Papa, che ha chiesto alla comunità internazionale un impegno concreto e duraturo per sostenere la popolazione di Gaza. Una richiesta che, alla luce dei dati, appare sempre più urgente: senza interventi immediati, la crisi sanitaria e ambientale rischia di trasformarsi in una catastrofe irreversibile.
Romanelli (parroco), “Grazie Papa Leone! Qui si continua a morire. Servono aiuti, manca l’acqua”
Dalla Striscia il parroco della Sacra Famiglia, Romanelli, rilancia l’appello di Papa Leone XIV: servono aiuti umanitari continui e massicci. Nonostante il cessate il fuoco, si contano centinaia di vittime, mentre mancano cibo, acqua e medicine e la popolazione – provata e sfollata – affronta una nuova estate nelle tende.

“Siamo sempre molto riconoscenti e commossi per le parole di Papa Leone XIV, grati per la sua continua vicinanza. L’aiuto umanitario alla popolazione della Striscia di Gaza deve essere consistente nella quantità e costante così da dare risposta ai forti bisogni dei gazawi. Ancora non si vedono in tutta la Striscia di Gaza dei segnali chiari che dicano che la guerra finirà”. Così padre Gabriel Romanelli, parroco della parrocchia latina della Sacra Famiglia, l’unica cattolica della Striscia di Gaza, commenta al Sir le parole di Papa Leone XIV rilasciate ai media ieri sera prima di fare rientro in Vaticano da Castel Gandolfo. Parlando a braccio il Pontefice ha detto: “Il popolo di Gaza non riceve ancora aiuti umanitari, questo sta provocando proteste, difficoltà e anche l’azione di quelli che hanno partecipato alla Flotilla. Rinnovo l’appello a tutte le autorità ad assistere e accompagnare, aiutare il popolo di Gaza che soffre tanto”.
Circa 900 morti. “Nonostante il cessate il fuoco – aggiunge il parroco, missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato – a Gaza si continua a morire. Secondo le ultime notizie che abbiamo letto qui a Gaza, i morti, dall’entrata in vigore della tregua (10 ottobre 2025, ndr.) sarebbero circa 900. Non ci sono più bombardamenti a tappeto, però, per esempio, ieri si sono udite bombe in centro città dove moltissimi gazawi si erano recati per trovare un po’ di cibo. Oggi, infatti, i musulmani festeggiano l’Eid al‑Adha, la Festa del Sacrificio, una delle due principali festività dell’Islam, insieme all’Eid al‑Fitr). Nei mercatini si trovano diverse cose ma i prezzi sono altissimi e molti non possono permettersi di fare acquisti perché non c’è denaro”. Difficile da reperire è anche l’acqua, sia per gli usi domestici che alimentari, da bere. “L’acqua – ribadisce padre Romanelli – è cosa rara, assurdamente rara quando noi sappiamo che senza acqua l’essere umano non può vivere. C’è bisogno di acqua per gli usi comuni e da bere”. Al collasso anche il sistema sanitario in tutta la Striscia, “mancano le medicine, anche quelle generiche, per curare le persone malate” ricorda il parroco. Con l’avvicinarsi dell’estate e del caldo, poi, le condizioni della popolazione sono destinate a peggiorare. “La maggior parte delle persone vive in tenda e il caldo si fa già sentire. Sarà la terza estate vissuta nelle tende”. Padre Romanelli riprende l’appello del Papa di ieri che chiedeva ‘a tutte le autorità ad assistere e accompagnare, aiutare il popolo di Gaza’: “Credo sia urgente far arrivare legname, materiale elettrico e da costruzione per permettere alle famiglie di poter almeno riparare le proprie abitazioni o quel che ne resta, fosse anche un rudere”.
Parrocchia in campo. “Da parte nostra, come parrocchia continuiamo ad aiutare e a fare del bene a tutti per quanto possibile. Abbiamo ripreso la scuola al mattino, l’oratorio nel pomeriggio e, quando le condizioni lo permettono, visitiamo le famiglie. Continuiamo a pregare ‘per’ e ‘con’ il Papa per la pace nel mondo e tra Palestina e Israele. Preghiamo per tutte le persone che si impegnano per ottenere la pace. Qui a Gaza – conclude padre Romanelli – ci sono 2,3 milioni di persone che hanno bisogno veramente di tutto anche delle cose più elementari. Hanno diritto di vivere da esseri umani con dignità”.
[Fonte: Sir; Foto: Oim, Latin Parish Gaza]



