
Tre caschi blu Unifil uccisi tra i due fuochi nel sud del Libano

Il contingente indonesiano vittima degli scontri fra Israele ed Hezbollah. Il servizio di Stefano Intreccialagli per l’ANSA.
ROMA, 30 MAR – Il fuoco incrociato tra l’esercito israeliano e i miliziani di Hezbollah trova nel mezzo la missione Unifil in Libano, dove in meno di 24 ore tre caschi blu indonesiani sono rimasti uccisi. Un prezzo di sangue che riaccende i timori per il contingente italiano nella forza Onu, e getta benzina sul fuoco delle tensioni del fronte nord della guerra, mentre Israele non accenna a diminuire la sua offensiva, continuando a bombardare i sobborghi di Beirut e allargandosi nel Libano meridionale, trovando la risposta violenta dei combattenti del Partito di Dio.
“Un peacekeeper è stato tragicamente ucciso domenica sera, quando un proiettile è esploso in una postazione Unifil vicino ad Adchit Al Qusayr”, ha scritto la missione Onu in un comunicato. La città, vicino al confine meridionale del Libano con Israele, dove l’Idf combatte contro i miliziani di Hezbollah da quasi un mese. Un altro casco blu è rimasto ferito nello stesso attacco, del quale l’Unifil non conosce il responsabile, tra esercito israeliano e combattenti libanesi. Solo poche ore dopo, fonti informate – poi confermate dalla missione Onu – hanno riferito di altri due uccisi tra le file dei peacekeeper indonesiani: a ucciderli un’esplosione sconosciuta che ha distrutto il loro veicolo, ha spiegato Unifil, avvenuta lunedì mattina nei pressi di Bani Hayyan. Nell’episodio – sul quale è stata aperta un’inchiesta – “un terzo peacekeeper è rimasto gravemente ferito e un quarto ha riportato lesioni”.
La morte dei tre caschi blu ha trovato l’immediata condanna del governo indonesiano e del segretario dell’Onu Antonio Guterres, che ha “esortato tutte le parti a rispettare il diritto internazionale e a garantire, in ogni momento, la sicurezza e l’incolumità del personale e dei beni delle Nazioni Unite”. Da parte sua, Unifil ha ricordato che “gli attacchi deliberati contro i peacekeeper costituiscono gravi violazioni” e “possono costituire crimini di guerra”.
I costanti moniti dell’Unifil restano chiaramente inascoltati. Dall’inizio della nuova offensiva israeliana sul Libano – che di fatto è stata solo una rottura del cessate il fuoco – l’Unifil ha più volte riferito che le sue posizioni sono state colpite. Il 7 marzo, tre soldati ghanesi sono rimasti feriti da colpi d’arma da fuoco. E due settimane fa, detriti di un razzo di Hezbollah sono caduti sulla base di Shama che ospita i peacekeeper italiani, fortunatamente rimasti illesi. Con queste premesse, i tre morti tra i caschi blu dell’Unifil sono quindi la tragica conseguenza di una violenza che ormai sferza da troppo tempo il Libano, dove intanto nonostante gli appelli, per ultimo quello dell’Ue, prosegue l’offensiva israeliana nel sud, dove tra gli ultimi episodi, un soldato libanese è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti in un raid contro un posto di blocco dell’esercito libanese ad Amiriye, a sud di Tiro, e un militare israeliano di 19 anni è rimasto ucciso in uno scontro con Hezbollah, portando a sei il numero di militari Idf uccisi dall’inizio di marzo.
E nel frattempo, non va meglio più a nord, dove Israele ha rinnovato i bombardamenti sui sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte storica di Hezbollah, con due attacchi che hanno preso di mira un appartamento in un edificio residenziale. Una fonte della sicurezza ha riferito all’Afp che tre membri di Hezbollah sono stati uccisi nell’attacco e altri tre sono rimasti feriti, mentre secondo il ministero della Salute libanese il bilancio dei morti dal 2 marzo sfiora ormai 1.300 vittime. Numeri che non preoccupano Israele che tira dritto e anzi, si prepara a intensificare la sua presenza nel sud del Libano, dopo che domenica il premier Benjamin Netanyahu ha ordinato all’esercito di ampliare ulteriormente la cosiddetta ‘zona di sicurezza’, la zona cuscinetto nel sud del Libano che secondo la strategia dello Stato ebraico, permetterà al Paese di proteggersi dagli attacchi di Hezbollah sull’Alta Galilea.
A nulla servono gli appelli alla de-escalation dei partner occidentali, che intanto hanno espresso le loro critiche anche al disegno di legge in analisi alla Knesset per allargare la pena di morte ai palestinesi colpevoli di terrorismo. Ribadendo la condanna espressa domenica da Berlino, Londra, Parigi e Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto a Israele di ritirare la proposta, sottolineando che “gli impegni assunti per una moratoria sulla pena di morte non possono essere disattesi”.
[Fonte: ANSA; Foto: La Voce di New York]



