IL LIBRO / “Le religioni nel mondo globale”, di Garelli e Palmisano

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Il panorama delle fedi nel mondo è oggi in rapida trasformazione. Il cristianesimo è ancora la religione con il maggior numero di fedeli, ma il suo baricentro va spostandosi sempre più verso il Sud del globo. Dal canto suo, l’islam, a dispetto delle divisioni intestine, continua a dominare in Medio Oriente, ma il suo polo più diffuso si trova nel continente asiatico, dove è in atto una difficile convivenza con le fedi storiche di quei popoli. L’ateismo e l’agnosticismo dilagano, ma il 75% della popolazione mondiale professa tuttora la propria appartenenza a una fede.

Il volume da poco uscito “Le religioni nel mondo globale”, di Franco Garelli e Stefania Palmisano (Il Mulino 2025, 392 pagine, 30.00 euro), fornisce le chiavi di lettura di questa realtà complessa, scandagliando nuovi approcci e mettendo in rapporto la domanda e l’offerta religiosa, nella consapevolezza che la religione, pur se ha minore presa sulle coscienze, svolge tuttora un ruolo pubblico di rilievo.

“La percezione diffusa, circa le complesse vicende del mondo, è che la religione sia parte del problema, più che la soluzione”, scrivono gli autori nell’Introduzione . “Perché il notiziario giornaliero – da alcuni decenni a questa parte, da quando la globalizzazione è assurta a cifra del vivere collettivo – è troppo intriso di casi di terrorismo di matrice religiosa, di fedi fondamentaliste che offendono il buon senso, di religioni che si pensano potenti e alla conquista del mondo ma che non tollerano le minoranze religiose, di stragi e di forme di genocidio di cui si macchiano Stati e popoli che coltivano ideali religiosi, magari in nome di una missione da compiere”.

Molte religioni, proseguono, “sono poi intrecciate con le tendenze nazionalistiche che si stanno affermando in tutto il mondo (una sorta di nemesi per il vivere del mondo globale), e se la cosa può avere un senso contingente, contribuendo a creare l’identità di un popolo e rafforzandola, di fatto invischia le religioni in una logica che sconfessa gli ideali universalistici che molte di loro proclamano”.

C’è poi il legame tra religione e politica “che si sta riproponendo in questa epoca di nuove guerre e conflitti, che hanno raggiunto il numero più alto dalla seconda guerra mondiale”. “Si pensava che l’alleanza tra trono e altare (per dirla all’occidentale) fosse ormai una prassi d’altri tempi; e che proprio il processo di secolarizzazione avesse contribuito a purificare la situazione”. E invece “i ‘grandi della Terra’ sembrano manifestare un’attrazione fatale verso la religione della loro storia o le religioni a loro più vicine, per puntellare in tal modo i loro sogni di grandezza e legittimare il loro ruolo in un presunto nuovo ordine internazionale”.

Naturalmente resta anche, in forma importante, la tendenza delle “religioni sane a farsi carico delle sfide planetarie che gravano sull’umanità, a operare a vari livelli (azioni diplomatiche, encicliche, documenti comuni, interventi umanitari, appoggio di organizzazioni non profit) per favorire condizioni di pace e di pacifica convivenza tra i popoli, ridurre le disuguaglianze, rendere lo sviluppo più sostenibile, combattere le discriminazioni, contrastare l’economia finanziaria, costruire un mondo dove non vi siano più scarti, né umani né ambientali”.

Ecco allora come, in sintesi, appaia “del tutto evidente che il forte intreccio della religione con le vicende umane e planetarie ha un carattere ambivalente: da un lato vi sono fedi (o parte di esse) che tendono ad alimentare i conflitti e gli squilibri che gravano sul mondo, dall’altro lato si danno religioni (o parte di esse) che cercano di rendere più armonica la Terra e la convivenza umana”.

Franco Garelli è professore onorario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi di Torino, dove ha insegnato anche Sociologia delle religioni. È autore di molti libri pubblicati dal Mulino, tra i quali «Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio?» (2016), «Educazione» (2017) e «Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell’Italia incerta di Dio» (2020). 

Stefania Palmisano è professoressa associata di Sociologia delle religioni nell’Università degli Studi di Torino. Tra i suoi libri recenti ricordiamo «Religione sotto Spirito. Viaggio nelle nuove spiritualità» (con N. Pannofino, Mondadori, 2021). Con il Mulino ha pubblicato «Donne e religioni in Italia» (curato con A. Giorgi, 2024).

[Foto: Il Mulino]