L’INTERVENTO / L’ambasciatore Ferrara e il “colpo di Stato planetario”

Condividi l'articolo sui canali social

A differenza dei “catilinari”, cioè congiurati che tramano nell’ombra, gli esecutori di oggi agiscono alla luce del sole, annunciano un ordine nuovo, svuotano il diritto internazionale e affidano pace e guerra alla nuda forza. Ma dovranno misurarsi con la resistenza interna. Rilanciamo l’editoriale dell’ambasciatore Pasquale Ferrara per Avvenire.

Di Pasquale Ferrara *, da Avvenire

La metafora che meglio descrive il deliberato e sistematico processo di smantellamento delle relazioni internazionali, guidato dagli Stati Uniti, con attori di primo piano quali la Russia e Israele, è quella del “colpo di Stato” mondiale. Giorgio Agamben aveva esplorato a fondo, sulle orme di Carl Schmitt, l’idea dello stato di eccezione come circostanza temporanea, che però rimane nella permanente disponibilità del sovrano. Il paradosso con il quale siamo confrontati oggi è che la sovranità, carattere fondante dello Stato moderno, diviene essa stessa una forza che cancella le sovranità. E lo stato di eccezione, da condizione provvisoria, diventa il paradigma politico dominante nell’arena mondiale. Per di più, di tratta nella maggior parte dei casi di una sovranità privatizzata, tecnicamente irresponsabile, refrattaria ad ogni controllo e che non intende minimamente rispondere del proprio operato, men che meno a cittadini senza potere e senza poteri.

A differenza dei “catilinari”, cioè congiurati che tramano nell’ombra, gli esecutori del colpo di Stato mondiale in atto agiscono alla luce del sole, anzi proclamano l’avvento di un ordine nuovo (l’“età dell’oro” di Trump, mentre Israele si auto-proclama, con Netanyahu, “più forte che mai”). Creano eventi di massimo impatto, come vertici pomposi e plateali, lanciano proclami di pace eterna, formano consigli di amministrazione privatistici della pace e della guerra, diffondono messaggi pesanti come pietre o vani come bolle di sapone dalle piattaforme digitali planetarie, contraddistinte da un’enigmatica X o dalla denominazione orwelliana di “verità” (Truth).

Nei colpi di Stato tradizionali, tra le prime misure adottate dalle varie giunte che si impadroniscono del potere c’è la sospensione della Costituzione e di tutte le garanzie a tutela dei diritti individuali. Qualcosa di analogo sta accadendo in ambito internazionale, con la sospensione – sia pure non dichiarata, ma attuata di fatto – del diritto internazionale, specie quello umanitario. I nuovi poteri dominanti concentrano la loro attenzione sulla dimensione direttamente esecutiva, senza preoccuparsi minimamente di qualunque fonte di legittimazione – per non parlare della conformità all’etica – al di fuori della nuda potenza. L’azione, spesso violenta, non tollera confutazione. Come abbiamo visto per la Russia in Ucraina, per gli Stati Uniti in Venezuela, in Iran – e, chissà, prossimamente a Cuba –, per Israele a Gaza, in Cisgiordania e in Libano, i nuovi demiurghi globali si arrogano la facoltà di decidere se, come e quando utilizzare lo strumento militare, cambiare regimi con la coercizione esterna, deporre governanti, catturare o eliminare Presidenti.

Decidere di quali territori eventualmente appropriarsi, quali punizioni economiche infliggere a piacimento a entità ritenute ostili, quali enti internazionali tollerare e quali altri sciogliere d’imperio (come l’Unrwa, che assiste e protegge i rifugiati palestinesi), quali “piani di pace” accettare come soddisfacenti o meno (secondo criteri unilaterali e arbitrari), quali fondi tagliare a organizzazioni ritenute superflue, da quali istituzioni revocare l’appartenenza. In questo scenario già molto critico, non mancano nemmeno gli arresti extragiudiziali, l’attacco diretto agli organi di giustizia (come la Corte penale internazionale), le deportazioni, le minacce e le intimidazioni degli oppositori interni ed esterni. A differenza, tuttavia, dei colpi di Stato tradizionali, questo nuovo stato di eccezione mondiale può permettersi persino il lusso di mantenere più o meno intatto – come fosse una facciata fittizia in un set cinematografico – quasi tutto l’apparato normativo e organizzativo preesistente, dal momento che esso è svuotato di ogni significato pratico e implicazione operativa. D‘altra parte, un colpo di Stato differisce strutturalmente da una rivoluzione.

* Pasquale Ferrara, ambasciatore, è stato Direttore Politico al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (2021-2025) e Inviato Speciale per la Libia. Ha svolto incarichi di durata quadriennale all’estero, in particolare a Santiago del Cile, Atene, Bruxelles (Unione Europea), Washington e ad Algeri come Ambasciatore d’Italia (2016-2020). Alla Farnesina è stato Capo del Servizio Stampa e Portavoce, e successivamente Capo dell’Unità di Analisi e Programmazione. E’ docente alla Luiss e all’Istituto Universitario ‘Sophia’ di Loppiano (Firenze). Tra i volumi pubblicati: Lo stato preventivo. Democrazia securitaria e sicurezza democratica, 2010; Global Religions and International Relations. A Diplomatic Perspective, 2014; La politica inframondiale. Le relazioni internazionali nell’era post-globale, 2014; Il mondo di Francesco. Bergoglio e la politica internazionale, 2016; Cercando un paese innocente. La pace possibile in un mondo in frantumi, 2023.

[Fonte: Avvenire; Foto: Siciliani]